Mimì alla Ferrovia è la prima classificata tra Trattorie e Bistrò Moderni di 50 Top Italy 2027. L’insegna napoletana della famiglia Giugliano, nata nel 1943 nel quartiere della Ferrovia a ridosso della stazione centrale, guadagna sette posizioni rispetto all’edizione precedente e si prende il vertice davanti a Roscioli Salumeria con Cucina di Roma e all’Antica Osteria del Mirasole di San Giovanni in Persiceto, nel Bolognese.
Il risultato va letto anche attraverso le dimensioni della guida: per la prima volta la selezione dedicata a trattorie e bistrò moderni arriva a 110 indirizzi, sommando i 50 in graduatoria e quelli inseriti nella sezione Eccellenti. È un ampliamento che dà una misura della vitalità di un comparto spesso osservato con categorie troppo strette: da un lato il locale di cucina territoriale e familiare, dall’altro modelli contemporanei capaci di lavorare su servizio, ricerca delle materie prime, organizzazione e identità del menu senza recidere il rapporto con il repertorio tradizionale.
Il podio, in questo senso, riunisce tre modi diversi di interpretare la ristorazione italiana di radice locale. A Napoli, Mimì alla Ferrovia mantiene in carta preparazioni riconoscibili come genovese, ziti lardiati, parmigiana e peperoni ripieni, affiancando alcuni passaggi più attuali. Fra questi c’è il bao farcito con stracotto alla genovese: un esempio utile per comprendere la direzione del locale, che non abbandona i sapori domestici della città ma li porta anche in formati diversi da quelli della trattoria classica.
Roscioli Salumeria con Cucina, seconda dopo aver guidato la classifica precedente, rappresenta invece la continuità fra bottega, prodotti selezionati e cucina romana. Al terzo posto si trova l’Antica Osteria del Mirasole, già vincitrice dell’edizione 2025, dove l’impronta emiliana passa anche dai tortellini serviti con panna d’affioramento. La rotazione ai vertici segnala quanto il giudizio non premi semplicemente la longevità di un’insegna o la fedeltà alla ricetta codificata, ma il modo in cui un ristorante tiene insieme cucina, sala e proposta complessiva.
Da tavola di quartiere a impresa gastronomica
La vittoria di Mimì alla Ferrovia ha un peso particolare perché riguarda un’attività che attraversa più di ottant’anni di ristorazione napoletana. Emilio Giugliano, conosciuto come Mimì, aprì il locale insieme alla moglie Ida nel 1943. La posizione vicino alla stazione ne aveva definito inizialmente il pubblico: viaggiatori, lavoratori e famiglie. Nel tempo la trattoria è diventata un indirizzo stabile nel panorama cittadino e oggi la terza generazione della famiglia è coinvolta direttamente nella gestione, con Salvatore Giugliano in cucina e Ida Giugliano impegnata nell’accoglienza e nella comunicazione.
Questa capacità di restare riconoscibili mentre cambia il contesto è uno degli elementi più interessanti per il settore. Le trattorie non competono più soltanto sul prezzo o sulla replica della cucina di casa. Devono affrontare costi delle materie prime, disponibilità del personale, aspettative più alte sul servizio e una clientela che, specie nelle città turistiche, alterna pubblico locale e visitatori. Lavorare su un’identità forte permette di evitare sia l’omologazione da menu per turisti sia l’imitazione della ristorazione gastronomica più formale.
Nel caso di Mimì alla Ferrovia, l’operazione sembra costruita proprio sul riconoscimento immediato della cucina partenopea. Le candele al ragù, pasta patate e provola, polpette al ragù e parmigiana restano riferimenti chiari; a fianco compaiono piatti come il polpo scottato con crema di patate e maionese al kimchi oppure il taco bao con manzo alla genovese e maionese alle alici di Cetara. Non è un cambio di linguaggio totale, ma una selezione di variazioni che consente alla carta di parlare a pubblici diversi senza perdere il suo nucleo.
La top ten e la geografia della guida
Alle spalle delle prime tre insegne, la classifica prosegue con Sora Maria e Arcangelo di Olevano Romano al quarto posto e Abraxas Osteria di Pozzuoli al quinto. Seguono La Brinca di Ne, Trattoria Da Burde di Firenze, Ristorante Al Cambio di Bologna, Trattoria del Nuovo Macello di Milano e La Cuccagna di Crispiano, in provincia di Taranto.
- 1. Mimì alla Ferrovia, Napoli
- 2. Roscioli Salumeria con Cucina, Roma
- 3. Antica Osteria del Mirasole, San Giovanni in Persiceto
- 4. Sora Maria e Arcangelo, Olevano Romano
- 5. Abraxas Osteria, Pozzuoli
La composizione della graduatoria restituisce una mappa meno concentrata di quanto il podio possa suggerire. Nella top ten Campania, Emilia-Romagna e Lazio contano due insegne ciascuna; Liguria, Toscana, Lombardia e Puglia ne hanno una. Guardando tutti i 110 indirizzi della guida, il Lazio è la regione più presente con 15 locali. Campania e Veneto seguono con 11 ciascuna, mentre l’Emilia-Romagna ne conta 10.
Il dato veneto racconta bene la differenza tra ampiezza della rappresentanza e posizione al vertice: pur avendo undici locali selezionati, la prima insegna della regione è l’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia, al 33esimo posto. Per la guida, dunque, una presenza territoriale diffusa non coincide automaticamente con il primato nella graduatoria. In compenso, l’allargamento a 110 indirizzi offre maggiore visibilità a province e aree che restano spesso fuori dai percorsi mediatici della ristorazione: dalla Vecchia Marina di Roseto degli Abruzzi a I Banchi di Ragusa, dalla Taverna Kerkira di Bagnara Calabra a ChiaroScuro di Cagliari.
Per chi lavora nel food, questa distribuzione è rilevante anche fuori dalla logica dei premi. Una guida che intercetta insegne lontane dalle sole grandi città può incidere sui flussi di clientela, rafforzare la domanda per produzioni locali e alimentare circuiti di viaggio gastronomico. L’effetto non è automatico né uniforme: la notorietà di una classifica non risolve i problemi strutturali di margini, personale e stagionalità. Ma la selezione può rendere più leggibile un’offerta dispersa e facilitare l’incontro tra domanda e ristoranti con un progetto preciso.
Come avviene la selezione e cosa manca ancora
50 Top Italy dichiara un processo che parte da un sondaggio fra gli ispettori e prosegue con visite anonime e paganti. I parametri considerati comprendono qualità dei prodotti, creatività della cucina e attenzione riservata all’ospite. È una formula che prova a valutare il ristorante come esperienza completa, non come semplice sequenza di piatti, e che riflette la trasformazione della trattoria in un’attività dove l’ospitalità ha un peso sempre più determinante.
Resta però il limite comune a ogni classifica: un elenco ordinato è una fotografia editoriale, non una certificazione definitiva del valore di un intero territorio. I 110 indirizzi ampliano il campo, ma non esauriscono la pluralità delle trattorie italiane, né possono misurare da soli la sostenibilità economica di questi modelli. Il merito dell’edizione 2027 sta piuttosto nell’aver allargato il perimetro e nel mostrare come la categoria sia ormai più ampia della sua definizione storica.
Il calendario di 50 Top Italy proseguirà il 19 novembre con la graduatoria dei Grandi Ristoranti e il 2 dicembre con la sezione Luxury, dedicata alla ristorazione alberghiera. La chiusura è prevista il 10 dicembre al Teatro Manzoni di Milano, durante il Gran Galà della Cucina Italiana: saranno assegnati i premi e annunciati i 50 migliori ristoranti italiani nel mondo. Nel frattempo, il primo posto di Mimì alla Ferrovia porta Napoli in testa a una guida che, con la sua scala più ampia, conferma la trattoria come uno dei laboratori più concreti della cucina italiana contemporanea.




