La collaborazione che avrebbe dovuto portare Mahershala Ali nel Marvel Cinematic Universe come Blade ha preso una strada completamente diversa. Al Toronto International Film Festival 2026, Ali e il regista Bassam Tariq hanno presentato Your Mother Your Mother Your Mother, un thriller imperniato su un sicario costretto a fare i conti insieme con il lutto, la paternità e le conseguenze della propria vita criminale. Il film, secondo quanto riportato dal festival, arriverà nelle sale in ottobre.
Il progetto richiama inevitabilmente una delle vicende più tormentate della recente produzione Marvel. Ali era stato scelto per interpretare il cacciatore di vampiri Blade, mentre Tariq era stato indicato alla regia del reboot. Quel percorso non ha portato al film atteso, ma ha conservato un elemento forse più interessante della macchina dei franchise: l’incontro fra un attore capace di muoversi fra registri molto diversi e un autore chiamato qui a lavorare su una storia originale, lontana dalle regole e dalla continuità di un universo condiviso.
Non si tratta, naturalmente, di una risposta diretta al mancato reboot. Your Mother Your Mother Your Mother non sembra costruito per rimediare a Blade né per replicarne il pubblico: è un film d’azione con un baricentro molto più intimo. Eppure la sua presentazione a Toronto offre una prospettiva concreta su ciò che può nascere quando una coppia creativa liberata da un progetto ad altissima esposizione torna a concentrarsi su personaggi, tensioni morali e scala narrativa.
Un sicario regolato da principi, messo alla prova dalla perdita
Ali interpreta Latif, uomo attraversato da contraddizioni che non vengono trattate come semplici dettagli di caratterizzazione. È un musulmano devoto e un padre legato alla propria famiglia, ma il suo lavoro è uccidere su commissione. Latif si impone un codice personale: prende di mira soltanto persone che considera malvagie e non usa armi da fuoco. Sono limiti che gli consentono di dare un ordine, almeno apparente, a un’esistenza fondata sulla violenza.
Quell’equilibrio crolla dopo la morte della moglie. Latif deve crescere da solo tre figli, fra i quali un neonato, mentre il passato torna a esporre la famiglia a un pericolo diretto. Il nodo del film sta proprio nello scontro fra ruoli che non possono convivere senza lasciare conseguenze: genitore protettivo da una parte, uomo che ha costruito la propria sopravvivenza sull’eliminazione di altri dall’altra.
La recensione pubblicata dopo la proiezione TIFF descrive il film come un ritratto psicologico in cui le scene d’azione sono presenti ma non dominano il racconto. È una scelta rilevante, specie in una fase in cui il cinema d’azione più visibile tende spesso a puntare su coreografie continue, escalation e universi facilmente serializzabili. Tariq e Ali sembrano invece usare il genere per mettere pressione a un protagonista già fragilizzato: ogni ricaduta nella violenza pesa perché coinvolge un uomo che prova a definire, e difendere, la propria idea di responsabilità.
Da queste premesse emerge un thriller che non separa l’azione dalla vita domestica. Le minacce non sono un ostacolo da superare per tornare alla normalità, perché Latif non possiede una normalità a cui rifugiarsi. La morte della moglie modifica la sua casa e i suoi doveri; il ritorno delle persone e delle conseguenze legate al suo lavoro trasforma quegli stessi doveri in un punto vulnerabile.
Il significato del passaggio da un franchise a un film originale
La storia produttiva di Blade ha avuto un peso simbolico ben oltre il singolo titolo. Marvel aveva a disposizione un interprete premiato come Mahershala Ali per rilanciare un personaggio già noto al pubblico grazie alla trilogia con Wesley Snipes. Aveva inoltre individuato in Bassam Tariq un regista da associare al progetto. L’assenza di un risultato concreto da quella combinazione è stata letta come uno dei segnali delle difficoltà incontrate dallo studio nel definire il proprio futuro cinematografico.
Per questo Your Mother Your Mother Your Mother attira attenzione anche al di là della sua trama. Non dimostra che Blade avrebbe funzionato con Tariq alla regia, né permette di ricostruire il film che non è stato realizzato: sono ipotesi che il nuovo lavoro non può risolvere. Mostra però la direzione imboccata da due figure rimaste associate, per anni, a un progetto Marvel incompiuto. E indica quanto possa essere fuorviante valutare una collaborazione soltanto attraverso il destino di un franchise.
Il titolo stesso, volutamente insolito e ripetuto tre volte, segna una distanza immediata dalla nomenclatura lineare dei blockbuster supereroistici. Ma la differenza sostanziale non è una questione di etichetta. Qui il protagonista non riceve una missione destinata a espandere un mondo narrativo; porta con sé un debito morale e familiare che restringe il campo, fino a far coincidere la posta in gioco con la sicurezza dei suoi figli.
Ali, in questo contesto, può lavorare su una figura che contiene più livelli senza dover necessariamente privilegiare quello iconico. Latif non è descritto come un eroe, e il suo codice non cancella la natura del suo mestiere. La fede, la cura dei bambini, la perdita e l’addestramento alla violenza compongono un personaggio la cui ambivalenza è il vero motore del racconto. Il film sembra affidargli il compito di tenere insieme questi aspetti invece di risolverli rapidamente in una redenzione convenzionale.
TIFF come primo banco di prova, prima dell’uscita di ottobre
La prima a Toronto colloca il film in un contesto adatto a misurarne le ambizioni. TIFF resta uno degli appuntamenti più importanti per titoli che cercano una strada tra il circuito dei festival e la distribuzione commerciale, e la programmazione del 2026 ha accostato opere molto lontane fra loro. Nella stessa giornata di proiezioni sono stati segnalati, fra gli altri, un dramma sulle gare di drifting e un horror ispirato a una celebre storia di fantasmi giapponese.
Per Your Mother Your Mother Your Mother, tuttavia, il festival non costituisce un verdetto definitivo. La valutazione riportata finora è quella di una recensione, per quanto molto favorevole, e il confronto con pubblico e critica si allargherà soltanto al momento dell’arrivo in sala. Restano inoltre da capire la distribuzione effettiva nei diversi mercati e il modo in cui verrà posizionato un film dal titolo così atipico, guidato da un volto conosciuto ma distante dalla formula del grande franchise.
La data di ottobre offre una prospettiva ravvicinata. Il passaggio dal festival ai cinema dirà se il film riuscirà a raggiungere anche spettatori che conoscono Ali soprattutto attraverso produzioni più popolari e se l’approccio di Tariq, incentrato sul personaggio e su un’azione meno pervasiva, troverà spazio fuori dal circuito delle anteprime.
Intanto, il dato più netto è un altro: la collaborazione fra Ali e Tariq non è rimasta congelata nel ricordo di Blade. Ha generato un’opera autonoma, fondata su un protagonista la cui violenza non viene presentata come spettacolo permanente ma come il problema da cui non riesce a separarsi. Per Marvel, la vicenda del reboot resta una pagina irrisolta. Per i due autori, Toronto segna invece l’inizio pubblico di un percorso che non dipende più da quel personaggio.




