Il 14 dicembre 2023 Italia, Regno Unito e Giappone hanno firmato a Tokyo la convenzione che istituisce l’organizzazione internazionale del Global Combat Air Programme, conosciuto come GCAP. Il progetto punta a sviluppare un sistema aereo da combattimento di nuova generazione con l’obiettivo dichiarato di arrivare al 2035.

GCAP nasce dalla convergenza di programmi nazionali precedenti e mette insieme tre Paesi con industrie aerospaziali avanzate. La firma della convenzione ha trasformato una collaborazione industriale e politica in una struttura di governance dedicata, necessaria per gestire un progetto destinato a coinvolgere decenni di ricerca, sviluppo, produzione e aggiornamenti.

Non è soltanto un nuovo caccia

Definire GCAP semplicemente come “il caccia del futuro” rischia di ridurre la portata del programma. I velivoli da combattimento moderni sono piattaforme inserite in reti di sensori, comunicazioni, guerra elettronica e sistemi autonomi. Il valore operativo dipende sempre più dalla capacità di raccogliere, elaborare e condividere dati.

Per questo un programma di nuova generazione riguarda architetture software, radar, sensori, propulsione, materiali, gestione termica, comunicazioni sicure e integrazione con altri asset. In prospettiva, il velivolo pilotato potrà operare insieme a sistemi senza pilota, con compiti distribuiti tra diverse piattaforme.

La scadenza del 2035

L’obiettivo temporale è ambizioso. I grandi programmi aeronautici militari richiedono tradizionalmente tempi molto lunghi per passare dalla progettazione alle prove, certificazione e produzione. Il 2035 impone quindi un modello di sviluppo più rapido e fortemente digitalizzato.

Strumenti di simulazione, digital twin, progettazione collaborativa e test virtuali possono ridurre alcuni cicli di sviluppo. Ma l’hardware aeronautico resta vincolato a requisiti estremamente severi di sicurezza, affidabilità e prestazioni. La velocità di sviluppo non può eliminare la necessità di prove fisiche e validazione.

La sfida della cooperazione industriale

Programmi internazionali di questa scala devono distribuire attività, responsabilità e proprietà intellettuale tra Paesi e aziende diverse. È una sfida industriale prima ancora che tecnologica. Ogni partner vuole preservare competenze strategiche, ritorni economici e capacità autonome, ma il programma deve anche evitare duplicazioni che aumenterebbero costi e tempi.

La governance GCAP serve proprio a creare un livello comune per decisioni, requisiti e coordinamento. La qualità di questa struttura sarà determinante per affrontare divergenze inevitabili su specifiche tecniche, esportazioni, fornitori e priorità nazionali.

Software e aggiornamenti continui

Un sistema progettato per entrare in servizio nel prossimo decennio dovrà restare rilevante per molti anni dopo. Questo rende fondamentale una architettura aperta e aggiornabile. Sensori e software evolvono più rapidamente delle strutture aeronautiche, quindi la piattaforma dovrà poter ricevere nuove capacità senza essere riprogettata interamente.

Il tema riguarda anche la cybersecurity. Un velivolo altamente connesso deve proteggere dati, comunicazioni e catene di sviluppo software da compromissioni. La sicurezza digitale diventa quindi parte della sicurezza del sistema d’arma.

Impatto sulle filiere nazionali

Per Italia, Regno Unito e Giappone il programma può sostenere competenze ad alta intensità tecnologica: ingegneria aerospaziale, elettronica, motori, materiali avanzati, software e sistemi di missione. Queste competenze hanno spesso ricadute anche su altri comparti industriali.

Allo stesso tempo, la lunga durata del progetto rende necessario evitare una dipendenza eccessiva da singoli fornitori o componenti difficili da sostituire. La resilienza della supply chain, diventata un tema centrale in molti settori tecnologici, è particolarmente importante per programmi destinati a operare per decenni.

Il 2035 come test industriale

Il successo del GCAP non si misurerà soltanto con il primo volo o con l’entrata in servizio. Il programma dovrà dimostrare di saper integrare industrie e culture progettuali diverse, mantenere i costi sotto controllo e costruire un sistema aggiornabile.

Per l’Europa, il Giappone e più in generale l’industria aerospaziale, il progetto rappresenta un laboratorio su come sviluppare sistemi complessi in un’epoca in cui il software evolve più rapidamente dell’hardware. La sfida del 2035 è quindi tanto organizzativa e tecnologica quanto aeronautica.

Fonti