Riflettere una piccola parte della luce solare per ridurre temporaneamente il riscaldamento globale sembra l’idea di un romanzo di fantascienza. Eppure la geoingegneria solare è ormai oggetto di ricerca e dibattito istituzionale.

MIT Technology Review ha raccontato una nuova roadmap pensata per aiutare a decidere se e come valutare un eventuale impiego di queste tecniche. Il punto non è sostenere che debbano essere usate. È riconoscere che ignorare la questione non la rende meno reale.

Una tecnologia globale senza un governo globale

Il problema più difficile è politico. Un intervento sull’irraggiamento solare avrebbe effetti che non rispettano confini nazionali. Chi avrebbe il diritto di autorizzarlo? Chi sarebbe responsabile se una regione ritenesse di aver subito conseguenze negative?

Non esiste oggi un’autorità mondiale con poteri semplici su una decisione del genere.

Ridurre la temperatura non significa risolvere il clima

La geoingegneria solare non elimina la CO2 già accumulata e non sostituisce la decarbonizzazione. Potrebbe, nelle ipotesi più favorevoli, ridurre temporaneamente una parte del riscaldamento.

Trattarla come alternativa alle emissioni sarebbe quindi un errore concettuale prima ancora che politico.

Il rischio del non sapere

Una posizione possibile è non fare ricerca per evitare di normalizzare la tecnologia. Ma esiste il rischio opposto: trovarsi in una crisi climatica grave senza conoscere effetti, limiti e conseguenze di strumenti che qualche Stato potrebbe decidere comunque di usare.

La ricerca può servire anche per capire perché una tecnologia non dovrebbe essere impiegata.

La governance deve arrivare prima dell’emergenza

Le decisioni prese sotto pressione tendono a essere peggiori. Stabilire ora regole su esperimenti, trasparenza, dati e cooperazione internazionale potrebbe ridurre il rischio di iniziative unilaterali future.

Il futuro climatico non sarà soltanto tecnologico

La geoingegneria mostra una verità più ampia: alcune tecnologie diventano politicamente rilevanti molto prima di essere mature.

La domanda più importante non è “possiamo farlo?”. È “quale processo sarebbe legittimo per decidere se farlo?”. Nel caso del clima, questa domanda potrebbe essere perfino più difficile della tecnologia stessa.