La discussione sui feed dei social network torna al centro del confronto politico e industriale in Australia. Il governo guidato da Anthony Albanese ha annunciato l’intenzione di chiedere alle piattaforme di offrire una scelta esplicita: mantenere un feed ordinato dalle raccomandazioni oppure passare ai contenuti degli account seguiti in ordine cronologico inverso. Per Instagram, però, la seconda opzione non coinciderebbe automaticamente con un’esperienza più semplice o più favorevole alle persone.

Adam Mosseri, amministratore delegato di Instagram, ha sostenuto che l’abbandono generalizzato dei sistemi di ranking finirebbe per rendere il flusso più affollato di pubblicazioni commerciali. La sua tesi è che, in una cronologia pura, la visibilità dipende soprattutto dalla frequenza con cui si pubblica: un meccanismo che premia gli account con più risorse, dalle aziende ai brand, e lascia meno margine a creator e contatti personali.

È una posizione che arriva mentre il dibattito pubblico tende a identificare il ritorno alla cronologia con maggiore controllo, trasparenza e libertà di scelta. Mosseri non ha commentato direttamente il piano del governo australiano, ma le sue dichiarazioni tracciano con chiarezza la linea di Instagram: il ranking è imperfetto e spesso percepito come opaco, tuttavia per la piattaforma serve a distribuire attenzione tra contenuti che, senza filtri, competerebbero soltanto sul volume di pubblicazione.

La proposta australiana e il diritto di scegliere il feed

L’iniziativa annunciata da Labor rientra in un pacchetto più ampio di misure rivolte ai danni online. Nel caso dei social, l’idea è di obbligare i servizi a chiedere agli utenti quale modalità desiderino usare: una bacheca organizzata attraverso contenuti raccomandati dalla piattaforma oppure una sequenza cronologica inversa degli account già seguiti.

La distinzione non è soltanto tecnica. Un feed raccomandato usa segnali di interazione e comportamento per decidere quali post mostrare, e in quale posizione. Una cronologia inversa, invece, segue principalmente il momento della pubblicazione: gli ultimi contenuti caricati dagli account seguiti tendono a comparire per primi. Nel primo modello il servizio seleziona e ordina; nel secondo riduce questa attività di selezione, ma non elimina necessariamente tutte le scelte di progettazione della piattaforma.

Il piano australiano punta proprio a rendere questa differenza comprensibile e azionabile. La richiesta di un opt-out nasce dall’idea che chi usa un social debba poter sottrarre il proprio feed alle raccomandazioni algoritmiche, senza dover abbandonare il servizio. Restano da definire modalità, tempistiche e dettagli dell’eventuale obbligo, ma l’annuncio riporta al centro una questione rimasta a lungo sullo sfondo: il controllo sul feed è una funzione accessoria oppure una condizione essenziale dell’esperienza digitale?

Perché Instagram considera la cronologia un problema

Secondo Mosseri, solo una minoranza molto rumorosa chiederebbe di tornare stabilmente a una cronologia inversa. La ragione indicata è legata agli incentivi. Se per ottenere più visualizzazioni conta soprattutto pubblicare più spesso, gli account professionali e commerciali possono aumentare la propria presenza con una regolarità difficilmente sostenibile per gli utenti comuni. Gli amici, ha osservato il manager, tendono a postare meno dei creator, e i creator meno di brand e aziende.

Il risultato previsto da Instagram è un feed nel quale i contenuti dei marchi diventano più numerosi e più difficili da ignorare. Da qui l’avvertimento di Mosseri: gli utenti potrebbero sentirsi sommersi dalle pubblicazioni commerciali e perdere interesse nell’app. Se il tempo trascorso sulla piattaforma diminuisce, diminuisce anche la platea disponibile per tutti coloro che cercano attenzione e visibilità, dai creator alle aziende stesse.

È un ragionamento che lega la qualità percepita dell’esperienza all’economia dell’attenzione. In questa lettura, il ranking non è solo un modo per aumentare il coinvolgimento: è anche un correttivo alla sproporzione fra chi può produrre una grande quantità di materiale e chi pubblica sporadicamente. Naturalmente, il correttivo è definito e gestito dalla stessa azienda che stabilisce le regole della distribuzione, e proprio qui si concentra buona parte delle critiche rivolte ai feed algoritmici.

Instagram non nasconde che il sistema abbia limiti. Mosseri ha riconosciuto che i meccanismi di ranking commettono errori e che tendono a ottimizzare ciò che può essere misurato con facilità, trascurando aspetti più difficili da quantificare. Per l’utente, questa distanza tra segnali raccolti, criteri di valutazione e risultato finale può assumere la forma di una scatola nera: il contenuto appare o scompare dal feed senza che sia sempre chiaro il motivo.

Più trasparenza, ma senza cedere il controllo del ranking

Le dichiarazioni sono arrivate in occasione del lancio australiano di Algo Confessions, iniziativa che Instagram presenta come uno strumento per spiegare il funzionamento delle raccomandazioni. L’Australia è il primo Paese, dopo gli Stati Uniti, a ospitare il progetto, che coinvolge celebrità e influencer nella descrizione di come vengono scelti i contenuti mostrati nel feed.

Il messaggio della piattaforma è che le persone dispongono già di alcuni strumenti per incidere sulle raccomandazioni, intervenendo tra impostazioni, preferenze e tag. È un approccio diverso da quello delineato dal governo australiano. Instagram propone un controllo graduale dentro un sistema di ranking che resta attivo; la proposta di Labor mira invece a mettere a disposizione anche un’alternativa strutturale, cioè una visualizzazione priva di raccomandazioni nel feed degli account seguiti.

La differenza conta perché cambiano sia il potere dell’utente sia quello della piattaforma. Regolare preferenze, indicare interessi o rimuovere elementi indesiderati consente di influenzare il risultato, ma non offre accesso ai criteri con cui il sistema prende le decisioni. Scegliere una cronologia significa invece limitare in partenza il peso del ranking su una parte dell’esperienza. Non risolve ogni problema, né assicura un feed più utile a chiunque, ma rende esplicita una scelta che oggi molti servizi trattano come predefinita.

Per creator, editori e aziende l’eventuale diffusione di feed cronologici avrebbe conseguenze concrete. Le strategie basate sul pubblicare nel momento giusto e con maggiore frequenza potrebbero acquistare importanza, mentre una parte delle logiche di scoperta basate sulle raccomandazioni perderebbe peso. Per gli utenti, la scelta potrebbe trasformarsi in un compromesso fra due modelli: da un lato una sequenza più fedele agli account selezionati personalmente, dall’altro un feed che promette maggiore rilevanza ma richiede fiducia nei criteri del servizio.

Instagram insiste sul fatto che un ritorno indiscriminato alla cronologia potrebbe ridurre la soddisfazione e l’utilizzo dell’app. L’Australia, con il suo piano, non sembra però voler imporre un solo modello a tutti: vuole rendere l’alternativa disponibile. Il prossimo passaggio sarà capire come tale principio verrà tradotto in regole vincolanti e se altre piattaforme e altri governi seguiranno la stessa strada. Per ora, il confronto evidenzia una tensione difficilmente eliminabile: la selezione automatica può alleggerire un flusso sovraccarico di contenuti, ma concentra anche nelle mani delle piattaforme una parte decisiva della visibilità online.

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