Mike McFarland, attore e professionista del doppiaggio che ha legato il proprio nome alle edizioni inglesi di alcuni fra gli anime più popolari dell’ultimo quarto di secolo, è morto il 10 settembre all’età di 56 anni. La notizia è stata confermata da Crunchyroll, che ha ricordato il suo talento e il rapporto costruito con colleghi e pubblico. McFarland aveva ricevuto nel 2025 una diagnosi di glioblastoma, una forma aggressiva di tumore cerebrale.
Per gli spettatori anglofoni il suo timbro resta associato soprattutto a Buggy the Clown, personaggio di One Piece interpretato dal 2007 fino alla morte dell’attore. Ma la sua carriera non si esauriva in un ruolo, per quanto riconoscibile: in Dragon Ball e Dragon Ball Z aveva dato voce a Master Roshi e Najirobe, entrando così in due franchise che hanno avuto un peso decisivo nell’affermazione dell’animazione giapponese sul mercato internazionale.
La scomparsa di McFarland riguarda dunque anche un pezzo della filiera che ha reso gli anime prodotti audiovisivi continuativi, capaci di attraversare piattaforme, generazioni e cataloghi sempre più estesi. Il doppiaggio inglese, in questo percorso, non è stato una semplice lavorazione di adattamento: ha creato interpretazioni riconosciute dal pubblico quanto le voci originali, soprattutto per serie seguite per anni e riproposte in home video, streaming, cinema e televisione.
Una carriera costruita dentro la produzione anime statunitense
McFarland ha operato a lungo nell’ecosistema produttivo texano che per anni ha rappresentato uno dei principali poli del doppiaggio anime negli Stati Uniti. Ha lavorato prima con Funimation e poi con Crunchyroll, dopo la fusione delle due realtà. In quel contesto ha ricoperto ruoli diversi: oltre alla recitazione vocale, è stato sceneggiatore, regista e line producer.
Questa pluralità di incarichi aiuta a leggere il suo peso professionale. Un doppiaggio seriale non dipende soltanto dalla scelta di un cast: richiede adattamento dei dialoghi, direzione degli interpreti, coordinamento con la produzione, continuità tra episodi e stagioni e attenzione alla coerenza di universi narrativi spesso enormi. Nei titoli anime più longevi, il lavoro procede inoltre in parallelo all’arrivo di nuovi episodi, film, special e spin-off. Chi conosce dall’interno sia la sala sia la macchina produttiva contribuisce a tenere insieme questi passaggi.
Crunchyroll lo ha definito una persona capace di dare molto sia a chi lo conosceva sia ai fan che avevano incontrato il suo lavoro attraverso gli anime. È un riconoscimento che restituisce l’immagine di una figura radicata in un settore dove i crediti tecnici sono spesso meno visibili del volto degli interpreti live action, pur essendo determinanti per la ricezione locale di una serie.
Buggy, Dragon Ball e i personaggi che hanno segnato il pubblico
Il ruolo più duraturo di McFarland è stato Buggy in One Piece. Il personaggio, inizialmente presentato come un antagonista piratesco dalle tinte farsesche, ha acquistato col tempo uno spazio molto più ampio nell’universo creato da Eiichiro Oda. Seguire Buggy in inglese dal 2007 significava accompagnare l’espansione di una serie che, anche fuori dal Giappone, è passata da fenomeno di culto a proprietà intellettuale globale.
In Dragon Ball e Dragon Ball Z, Master Roshi e Najirobe gli hanno invece permesso di muoversi fra registri differenti. Il primo è uno dei maestri fondativi della saga e un personaggio comico ricorrente; il secondo interviene con una presenza più laterale ma immediatamente riconoscibile. In entrambi i casi, McFarland ha lavorato su personaggi appartenenti a un immaginario ormai consolidato da decenni e sottoposto a un’attenzione particolarmente forte da parte delle comunità di fan.
La sua filmografia vocale comprendeva inoltre Jean Kirstein in Attack on Titan, Jean Havoc in Fullmetal Alchemist e Teppei Sugo in Psycho-Pass. Aveva interpretato Makoto Hyuga nei film della serie Evangelion, Sky Master in Heaven’s Lost Property, Goemon Ishikawa in Lupin III: The Woman Called Fujiko Mine e in altri film di Lupin III, oltre a George in Case Closed.
Tra i lavori più recenti figurano Hiroshi Odokawa in Odd Taxi, Big Bad Wolf in Date A Live IV ed E.G. Mine in Trigun Stampede. L’elenco mostra una carriera che non si era fermata ai grandi titoli arrivati in Occidente fra anni Novanta e Duemila: McFarland ha continuato a partecipare anche alle produzioni che hanno accompagnato l’attuale fase dello streaming anime, con un’offerta più ampia e una maggiore rapidità nella localizzazione internazionale.
Il valore industriale di una voce che resta nel catalogo
Quando muore un interprete di doppiaggio, la conseguenza più immediata per il pubblico è emotiva: i fan riconoscono nella voce una parte della memoria legata a un personaggio. Per l’industria, però, la questione ha anche una dimensione operativa. Franchise come One Piece e Dragon Ball non sono opere chiuse: continuano a generare episodi, film, contenuti derivati e nuove finestre di distribuzione. La scomparsa di un membro storico del cast pone quindi il tema della continuità vocale nelle future versioni localizzate.
Non risultano al momento annunci su eventuali sostituzioni nei ruoli di McFarland o su decisioni relative alle prossime lavorazioni. È un passaggio che dipenderà dai progetti effettivamente in produzione e dalle scelte di Crunchyroll e degli altri soggetti coinvolti nelle localizzazioni. Qualunque sarà la soluzione, il confronto con interpretazioni sedimentate per molti anni è inevitabile: per un pubblico seriale, la voce non è un dettaglio intercambiabile, ma una componente dell’identità di un personaggio.
Il caso di McFarland ricorda anche quanto il successo internazionale degli anime dipenda da professionalità che agiscono tra creatività e organizzazione. La crescita dei servizi digitali ha reso più accessibili le opere giapponesi, ma non ha eliminato il valore dell’adattamento umano. Scelte di traduzione, recitazione e direzione determinano tono, ritmo e riconoscibilità di un’edizione nazionale; nel caso anglofono, quel lavoro ha contribuito a costruire un rapporto durevole fra grandi IP giapponesi e il pubblico nordamericano.
McFarland lascia una presenza distribuita in serie diversissime per tono e pubblico, dalle avventure shonen alle narrazioni più adulte e sperimentali. È una traccia professionale che continua a vivere nei cataloghi e nelle edizioni già pubblicate, ma che rende ancora più evidente la centralità degli artisti e dei tecnici che danno una voce locale alle storie dell’animazione globale.




