Jean-Christophe Meurisse ha avviato il 7 settembre le riprese di La fête est finie, suo quarto lungometraggio. Il film porta al centro della scena il Festival di Cannes, osservato da una prospettiva tutt’altro che celebrativa: durante una festa su una spiaggia privata, fra champagne, lusso e discorsi sull’impegno politico delle opere, approda un’imbarcazione con persone rifugiate stremate e affamate. L’irruzione della realtà interrompe il rito mondano e fornisce la premessa narrativa di un progetto che mette sotto pressione l’immagine pubblica dell’industria cinematografica.

Il cast riunisce Vincent Lacoste, Pauline Clément, Karin Viard e Benjamin Lavernhe. Accanto ai quattro interpreti principali compariranno inoltre componenti de Les Chiens de Navarre, la compagnia teatrale fondata dallo stesso Meurisse. È una continuità significativa per un autore la cui identità creativa è legata anche al lavoro collettivo della compagnia, oltre che a un cinema capace di combinare commedia, disagio e osservazione sociale.

Un set fra Costa Azzurra e regione parigina

Le riprese proseguiranno fino al 23 ottobre e toccheranno Cannes, Nizza e la regione parigina. La fotografia è affidata a Javier Ruiz Gomez. La scelta di girare nelle località direttamente associate alla Croisette e al suo immaginario rende il contesto del racconto particolarmente concreto: La fête est finie non usa Cannes come un fondale indistinto, ma colloca lì il conflitto fra la rappresentazione glamour del cinema e una crisi umanitaria che quella rappresentazione non riesce più a tenere fuori campo.

La sceneggiatura è firmata da Meurisse insieme ad Amélie Philippe, già sua collaboratrice nei due lungometraggi precedenti. Il sodalizio prosegue dunque dopo Oranges sanguines e Les Pistolets en plastique, mentre il nuovo titolo arriva a consolidare un percorso che ha già avuto visibilità a Cannes. Apnée, esordio nel lungo del regista, era stato selezionato alla Semaine de la Critique; Oranges sanguines era passato dalla Sélection Officielle in una proiezione di mezzanotte; Les Pistolets en plastique era invece stato programmato alla Quinzaine des Cinéastes.

Questo percorso non trasforma automaticamente il nuovo film in un’opera su Cannes “dall’interno”, ma ne chiarisce il peso simbolico. Meurisse sceglie infatti uno degli spazi più esposti e codificati del cinema europeo per raccontare la frizione tra linguaggio dell’impegno e comportamento delle élite culturali. Il soggetto concentra tutto in una singola situazione: una celebrazione dell’industria che viene investita da una presenza impossibile da ignorare. Sarà il film, una volta completato, a definire registro e profondità di questo sguardo; allo stato attuale, il progetto si presenta come una satira ambientata nel punto in cui reputazione, mercato e discorso culturale si incontrano ogni maggio.

Un pacchetto produttivo già strutturato

La fête est finie è prodotto da Marine Bergère e Romain Daubeach per Mamma Roman, società che aveva già accompagnato gli ultimi due lungometraggi di Meurisse. TF1 Film Production partecipa come coproduttore. Sul piano dei finanziamenti, il film può contare sulle prevendite di Canal+, Paramount+ e TMC, oltre all’avance sur recettes del CNC, il sostegno delle regioni Île-de-France e Sud, le Sofica Cinémage, Cofinova e Indéfilms e il dispositivo Les uns et les autres.

La composizione del finanziamento restituisce bene la fisionomia di una produzione francese di fascia autoriale ma con un cast riconoscibile e una filiera distributiva già definita. La presenza di Canal+, Paramount+ e TMC indica che il progetto ha ottenuto fin dalla fase di lavorazione l’appoggio di broadcaster e piattaforme; il CNC, le amministrazioni regionali e le Sofica completano un assetto nel quale risorse pubbliche, capitale privato e prevendite televisive convivono. Per un film che racconta una parte del mondo audiovisivo francese, questa struttura produttiva è anche il segno di un’industria che continua a sostenere opere dal profilo autoriale attraverso una pluralità di soggetti.

Mamma Roman resta intanto impegnata anche su Wake Me Up di Laurent Lafitte, altro titolo attualmente in produzione. Nel caso di Meurisse, la società rinnova una collaborazione già sperimentata, puntando su un autore il cui lavoro ha trovato spazio nei principali appuntamenti francesi del cinema d’autore.

Distribuzione francese e vendita internazionale

Per il mercato interno, la distribuzione nelle sale francesi sarà curata da Haut et Court. Le vendite internazionali sono invece affidate a Playtime. L’assegnazione dei diritti esteri quando il set è ancora attivo segnala che il film verrà presentato ai buyer internazionali con una proposta già ben delineata: un cast composto da interpreti noti al pubblico francese, un autore associato a Cannes e un soggetto che usa il festival come macchina narrativa e bersaglio critico.

In particolare, Vincent Lacoste e Benjamin Lavernhe portano con sé un profilo consolidato nel cinema francese contemporaneo e riconoscimenti o candidature ai César, mentre Karin Viard è fra le attrici più premiate della sua generazione. Pauline Clément, reduce dall’apprezzamento ottenuto per De la Comédie-Française, completa un quartetto che rende il progetto immediatamente identificabile anche prima della rivelazione di ulteriori dettagli sui rispettivi personaggi.

Per Playtime, il titolo rappresenta un film potenzialmente leggibile da più mercati grazie alla notorietà del luogo in cui è ambientato e alla natura universale del suo contrasto centrale. Resta però da capire quale sarà il tono definitivo dell’opera e in che misura la dimensione politica del soggetto si tradurrà in una satira corrosiva, in una commedia nera o in una forma diversa. Le informazioni diffuse sul film non indicano ancora una data di uscita né un futuro passaggio festivaliero.

La fase immediata è quella del completamento delle riprese, previsto per ottobre. Dopo il set inizierà il lavoro che porta un film dalla produzione alla proposta commerciale: montaggio, finalizzazione, scelta del calendario francese e attività di vendita internazionale. In attesa di queste tappe, La fête est finie si colloca già come un progetto interessante per il cinema francese: non soltanto perché riunisce un cast di primo piano, ma perché decide di trasformare il più importante palcoscenico del settore in materia di racconto, mostrando quanto sia fragile la distanza fra l’autorappresentazione dell’industria e ciò che accade oltre i confini della festa.

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