Pixar ha scelto la continuità per il passaggio di consegne al vertice. Dal 4 gennaio 2027 Jonathan Garson assumerà la presidenza dello studio di Emeryville, succedendo a Jim Morris, che lascerà la gestione quotidiana per diventare presidente emerito. Non si tratta però di un semplice avvicendamento fra due manager: Disney ha ridisegnato anche l’assetto intorno alla guida creativa, promuovendo il produttore Jonas Rivera a executive vice president of creative e confermando Pete Docter nel ruolo di chief creative officer.

L’operazione arriva al termine di dodici anni di Morris alla presidenza e ventuno complessivi in Pixar. Il dirigente, entrato nello studio nel 2005 dopo la lunga esperienza in Lucasfilm e Industrial Light & Magic, resterà legato ai progetti strategici: sarà executive producer di Incredibles 3, seguirà lo sviluppo dei talenti sia per Pixar sia per Walt Disney Studios e lavorerà su iniziative tecnologiche. La nuova carica non equivale quindi a un’uscita immediata, ma a una transizione che conserva competenze e memoria organizzativa nel momento in cui lo studio prepara la sua fase successiva.

Garson risponderà, come Morris, al co-chairman di Disney Entertainment Alan Bergman. Nel nuovo incarico affiancherà Docter nella supervisione delle produzioni e delle attività operative. Rivera lavorerà invece più strettamente con Docter sul fronte che decide la fisionomia dei film: registi, vicepresidenti creativi, sviluppo, casting e content advisement. Docter e Rivera saranno executive producer di tutti i lungometraggi Pixar, mentre la leadership produttiva continuerà a fare riferimento a Katherine Sarafian e Lindsey Collins.

Un presidente cresciuto tra Disney e Pixar

Garson porta con sé un percorso che attraversa oltre tre decenni nella galassia Disney. Prima dell’arrivo in Pixar, nel 2010, aveva ricoperto ruoli presso The Walt Disney Studios, compreso quello di vicepresidente per franchise e product management. Era un’attività meno visibile al pubblico rispetto alla produzione di un film, ma rilevante per un gruppo che deve coordinare cinema, licensing, parchi, contenuti promozionali e pianificazione di lungo periodo attorno alle sue proprietà più forti.

In Pixar, Garson ha guidato marketing e franchise a livello mondiale e ha successivamente assunto responsabilità operative come general manager. Nel suo perimetro sono passati anche consumer products, parchi a tema, archivi, mostre, servizi creativi e materiali promozionali. È un profilo che conosce la filiera industriale dello studio ben oltre la distribuzione in sala, e proprio questa esperienza aiuta a leggere la scelta di Disney: il presidente non sarà chiamato a sostituire Docter sul terreno delle idee e della regia, ma a tenere insieme l’esecuzione produttiva, la gestione delle risorse e il valore di lungo corso dei marchi Pixar.

Per una major, e per Pixar in particolare, il confine è delicato. Le franchise sono una leva necessaria in un mercato dove l’animazione deve sostenere costi elevati e trovare pubblico in più finestre distributive. Allo stesso tempo, lo studio ha costruito la sua reputazione sulla capacità di far nascere mondi e personaggi con una precisa identità autoriale. La divisione dei compiti annunciata da Disney suggerisce l’intenzione di non concentrare queste due esigenze in una sola figura: Garson presidierà produzione e operazioni con Docter, mentre Rivera rafforzerà il raccordo diretto con chi sviluppa e realizza i film.

Rivera amplia il peso della produzione nel processo creativo

La promozione di Jonas Rivera merita attenzione quanto quella di Garson. Rivera è entrato in Pixar nel 1994 come primo stagista di produzione e ha lavorato su quasi tutti i titoli dello studio. Come produttore ha ottenuto gli Oscar per Inside Out e Toy Story 4; fino a oggi era executive vice president of production, con la supervisione della produzione dei lungometraggi.

Il passaggio a executive vice president of creative sposta formalmente la sua esperienza dentro la catena decisionale che accompagna i filmmaker dalla fase di sviluppo alle scelte di casting e alla definizione dei contenuti. Pixar non cambia il proprio chief creative officer, né annuncia un nuovo indirizzo editoriale, ma rende più strutturato il collegamento fra ambizione creativa e realizzazione concreta. In un’industria dove un film animato richiede anni di lavorazione, l’efficacia di quel raccordo pesa sia sulla tenuta artistica sia sulla capacità di rispettare tempi e budget.

La continuità con Morris emerge anche dall’affidamento a Rivera e Garson di ruoli già maturati internamente. Disney non ha cercato un presidente esterno né ha rivoluzionato la catena creativa a pochi mesi dall’avvio del nuovo assetto. È una scelta prudente, favorita dal fatto che Garson ha lavorato a stretto contatto con Morris e Docter negli ultimi sedici anni e che Rivera conosce l’organizzazione sin dai suoi primi anni. In questo senso, il 4 gennaio segnerà un cambio di responsabilità più che una rottura della strategia.

La successione arriva con un calendario impegnativo

Il riassetto coincide con un passaggio importante per la line-up. L’ultimo capitolo di Toy Story, uscito nell’estate 2026, ha superato il miliardo di dollari nel box office globale secondo le informazioni diffuse dallo studio. È un risultato che conferma il peso commerciale delle serie storiche Pixar e che rende ancora più rilevante il prossimo Incredibles 3, previsto per il 2028 e diretto da Peter Sohn su sceneggiatura di Brad Bird. Morris vi rimarrà coinvolto come executive producer, garantendo una continuità diretta con la vecchia presidenza.

Prima arriverà Gatto, il nuovo lungometraggio di Enrico Casarosa, regista di Luca, con uscita fissata al 5 marzo 2027. Il film racconta un gatto nero nella Venezia delle superstizioni e avrà Mark Ruffalo nel cast vocale. Nel 2028 Pixar prevede inoltre Ghost Market, avventura dai toni spettrali diretta da Trevor Jimenez e Jesse Andrews. Il calendario alterna dunque un nuovo progetto originale, un altro titolo non legato alle franchise principali e il ritorno degli Incredibili: un equilibrio che sarà il primo banco di prova visibile per il tandem Garson-Docter-Rivera.

Il mercato dell’animazione resta meno lineare rispetto agli anni in cui Pixar poteva contare su una successione quasi automatica di successi in sala. Le abitudini del pubblico sono state modificate dalla centralità dello streaming, mentre i grandi brand mantengono un vantaggio nella riconoscibilità internazionale. Per Disney, la sfida non consiste soltanto nel difendere le proprietà consolidate, ma nel fare in modo che i film originali trovino spazio, marketing adeguato e una traiettoria commerciale sostenibile. Il curriculum di Garson sul versante franchise e marketing sarà utile proprio qui, purché l’organizzazione preservi l’autonomia necessaria ai team creativi.

Morris ha ricordato di avere alle spalle 52 anni nel settore, quasi quaranta dei quali trascorsi fra Lucasfilm e Pixar. Durante la sua permanenza, i film Pixar hanno superato i 12 miliardi di dollari al botteghino mondiale. Sono numeri che spiegano la rilevanza della successione, ma non definiscono da soli l’eredità in gioco: Pixar è insieme uno studio creativo, una struttura produttiva complessa e un nodo essenziale dell’offerta Disney. Il nuovo gruppo dirigente dovrà misurarsi con tutte e tre le dimensioni, senza poter contare sull’effetto novità di un cambio radicale.

Per ora, Disney ha indicato una rotta precisa: Morris resta disponibile per i progetti chiave e per la crescita dei talenti; Docter conserva la responsabilità creativa; Rivera ottiene una voce più ampia nella costruzione dei film; Garson prende in mano l’operatività e la presidenza. Le conseguenze sullo schermo si vedranno soltanto con i titoli in sviluppo, ma la composizione del vertice chiarisce fin d’ora che Pixar affronterà il dopo-Morris puntando sull’esperienza interna e su una leadership distribuita.

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