La Francia esce dal fronte che sosteneva Gianni Infantino e trasforma una contestazione europea già ampia in un passaggio politico molto più pesante per la FIFA. Il comitato esecutivo della Fédération Française de Football ha votato all’unanimità il ritiro dell’appoggio alla rielezione del presidente svizzero, prevista al Congresso FIFA del marzo 2027. Il sostegno francese era stato formalizzato il 29 giugno, ma per Philippe Diallo, presidente della FFF, gli eventi successivi hanno fatto venir meno le condizioni che lo avevano reso possibile.

La posizione espressa da Parigi va oltre una semplice preferenza elettorale. Diallo ha accusato Infantino di avere danneggiato seriamente «l’immagine e l’unità del calcio», sostenendo che alcune sue iniziative abbiano allontanato la FIFA dai principi di trasparenza, gestione condivisa e interesse generale dello sport. La FFF non contesta i risultati ottenuti dalla federazione mondiale nell’era Infantino in blocco, ma ritiene che il metodo con cui sono stati affrontati i dossier più recenti abbia spezzato il rapporto di fiducia.

Il progetto sugli investitori privati al centro dello scontro

Il punto di rottura principale è il piano, poi abbandonato, per coinvolgere investitori privati in una società destinata a gestire le competizioni FIFA. L’ipotesi era emersa in luglio e aveva provocato una reazione trasversale: tre confederazioni continentali si erano opposte, mentre UEFA aveva evocato il rischio di un boicottaggio delle competizioni FIFA. Per molte federazioni, il nodo non riguardava soltanto l’eventuale ingresso di capitale privato, ma il fatto che una scelta potenzialmente destinata a modificare l’assetto economico dei tornei mondiali fosse stata portata avanti senza una condivisione adeguata.

La rinuncia al progetto non è bastata a ricomporre la frattura. Diallo ha chiarito che cancellare quella proposta non risolve, da sola, i problemi di governance emersi negli ultimi mesi. Nel ragionamento francese pesa l’idea che i diritti, le competizioni e il valore commerciale del calcio internazionale siano un patrimonio comune delle federazioni affiliate, non un asset da riorganizzare attraverso decisioni percepite come unilaterali e opache.

La critica assume un rilievo particolare perché arriva da una federazione che richiama esplicitamente il proprio ruolo nella storia della FIFA e il peso sportivo della nazionale francese, stabilmente ai vertici del calcio mondiale nell’ultimo decennio. La FFF intende usare questa posizione non per limitarsi al dissenso, ma per partecipare alla costruzione di un’alternativa politica e di un programma di riforma più ampio.

Il caso Balogun e il tema dell’autonomia sportiva

Nella valutazione francese rientrano anche le vicende del Mondiale. Tra quelle che hanno alimentato le polemiche c’è la sospensione dell’attaccante statunitense Folarin Balogun, successivamente annullata dalla FIFA dopo l’intervento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Trump aveva dichiarato di aver chiamato Infantino per raccomandare che il giocatore potesse scendere in campo.

La FIFA ha sostenuto che la decisione del proprio organo disciplinare fosse una misura equilibrata e fondata su una disposizione esplicita dei regolamenti applicabili. Tuttavia, sul piano della percezione pubblica, il caso ha dato argomenti a chi teme interferenze politiche nella gestione delle decisioni sportive. Per federazioni come quella francese, il problema non è soltanto la correttezza formale di un singolo provvedimento: è la credibilità del sistema quando una controversia disciplinare finisce associata alla pressione di un capo di Stato.

È in questo contesto che la FFF lega la questione della vendita o della gestione dei tornei a un discorso più largo sull’indipendenza degli organismi calcistici. L’obiettivo dichiarato è definire un piano di riforme profonde della governance mondiale, con regole e processi capaci di rendere più controllabili le scelte della presidenza FIFA e più effettivo il coinvolgimento delle associazioni nazionali.

UEFA cerca un candidato, Infantino resta in corsa

La Francia non è la prima federazione europea a ritirare il proprio sostegno. In precedenza avevano già preso le distanze dall’attuale presidente federazioni come Inghilterra, Irlanda del Nord, Repubblica d’Irlanda, Scozia e Galles; anche l’Italia ha rinunciato all’appoggio. Il dato nuovo è che la FFF, che finora non aveva pubblicamente disconosciuto Infantino nonostante le riserve sul progetto degli investitori, si schiera ora apertamente con il fronte che chiede un cambio di rotta.

Il passaggio decisivo, però, è trasformare il malcontento in una candidatura concreta. UEFA ha promesso di presentare alle federazioni votanti un’alternativa credibile e la scadenza per depositare le candidature è fissata al 18 novembre. Diallo ha detto che la Francia avrà un ruolo attivo nella ricerca di un profilo comune. Prima di quella data, la FFF avvierà consultazioni con figure francesi e internazionali considerate competenti sui temi della trasparenza e del buon governo nello sport; tra le persone che intende ascoltare c’è anche Kevin Lamour, ex dirigente FIFA rimosso dal suo incarico.

Al momento Infantino è l’unico candidato ufficialmente dichiarato. Un portavoce FIFA ha confermato nei giorni scorsi che la sua intenzione di chiedere un nuovo mandato non è cambiata, nonostante le critiche arrivate nelle ultime settimane. Inoltre, il presidente conserva consensi importanti fuori dall’Europa. Le federazioni di Emirati Arabi Uniti, Libano, Qatar e Arabia Saudita hanno già espresso, con modalità e intensità diverse, il proprio sostegno; Infantino ha continuato a sottolineare i rapporti con le associazioni asiatiche e mediorientali anche durante gli incontri svolti a Zurigo.

Questo rende la partita meno lineare di quanto suggerisca la protesta europea. Le federazioni UEFA possono incidere sul dibattito politico e sulla legittimazione della presidenza, ma dovranno trovare rapidamente un nome in grado di raccogliere consenso anche oltre il continente. Un candidato espressione soltanto della contrarietà europea rischierebbe di rafforzare la narrativa di una contrapposizione tra blocchi regionali; un profilo condiviso avrebbe invece bisogno di proporre un equilibrio credibile fra sviluppo commerciale, autonomia dello sport e controlli di governance.

Per la Francia, il ritiro del sostegno non chiude dunque un capitolo ma apre una fase di pressione organizzata. Da qui al 18 novembre, la discussione si sposterà dalle accuse sui singoli dossier alla costruzione di una piattaforma alternativa. La capacità di UEFA e della FFF di darle forma, e di ottenere appoggi in altre confederazioni, stabilirà se il Congresso di marzo sarà una rielezione senza avversari o una delle sfide più rilevanti dell’era Infantino.

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