Il lusso continua a misurarsi con una richiesta che va oltre il prodotto finito. Chi acquista un accessorio o un capo di alta gamma presta attenzione alla qualità percepita, certo, ma guarda sempre più spesso anche a ciò che rende credibile quella qualità: origine, lavorazioni, competenze, continuità della filiera. È su questo terreno che Les Femmes ha costruito il confronto organizzato per il proprio venticinquesimo anniversario, trasformando una ricorrenza aziendale in un’occasione per discutere del peso industriale dei distretti e delle persone che li tengono in vita.
La società marchigiana, partecipata dal Gruppo Prada e attiva nello sviluppo dei modelli, nell’industrializzazione e nella produzione per maison internazionali, ha inaugurato il 25 ottobre un ampliamento della capacità produttiva e un ristorante aziendale destinato ai suoi oltre 200 dipendenti. Nello stesso appuntamento ha promosso la tavola rotonda dedicata all’evoluzione dei consumi nel fashion luxury e al valore del territorio. Al dibattito, moderato dal corporate advisor Cesare Tomassetti, hanno preso parte il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, Erika Andreetta, partner di PwC Italia e Emea Fashion Luxury Leader, il sociologo Massimiliano Colombi, direttore scientifico della Fondazione B.LIVE, e la CEO di Les Femmes Mascia Mandolesi.
La cornice è rilevante quanto gli interventi. Per una manifattura che lavora dietro le quinte delle grandi firme, allargare lo stabilimento non equivale soltanto ad aggiungere metri quadri o capacità: significa decidere se il territorio può ancora offrire lavoratori specializzati, se i giovani considerano attrattivo un mestiere produttivo e se le conoscenze tecniche possano restare competitive senza perdere precisione e identità. Nel lusso, dove tempi, materiali e dettagli definiscono il posizionamento del prodotto, la stabilità della filiera è parte della proposta commerciale.
Il valore del prodotto parte prima della boutique
Dal confronto è emersa una lettura condivisa: autenticità e reputazione non si costruiscono soltanto attraverso il racconto di marca. Dipendono dalla tenuta concreta dei processi, dalla possibilità di leggere e rendere verificabile il percorso produttivo e dalla trasmissione dei mestieri. Trasparenza della filiera, qualità del lavoro e formazione sono dunque elementi che interessano direttamente le aziende fornitrici, ma anche le maison che affidano loro una parte sostanziale della realizzazione delle collezioni.
È un passaggio che ridisegna il ruolo del terzista nel sistema moda. La parola può ancora evocare un’esecuzione subordinata, ma la complessità delle produzioni luxury richiede spesso un patrimonio tecnico che interviene fin dalle fasi di sviluppo e industrializzazione. Les Femmes lavora con più brand e indica proprio nell’approccio multibrand una fonte di apprendimento: ogni casa di moda impone codici estetici, standard, materiali e problemi diversi, mentre l’impresa deve trovare una risposta produttiva senza uniformare le identità dei clienti.
Per i distretti italiani questa specializzazione è un vantaggio, ma comporta anche una fragilità. Le competenze più difficili da reperire non si recuperano rapidamente con un nuovo macchinario o con un’assunzione occasionale. Si formano nel tempo, attraverso affiancamento, pratica e capacità di interpretare materiali e modelli. Se viene meno il ricambio generazionale, la catena si indebolisce proprio nel punto in cui il Made in Italy rivendica la propria differenza: l’esecuzione.
Il nuovo ristorante aziendale va letto anche in questa prospettiva. Non risolve da solo il tema dell’attrattività del lavoro manifatturiero, ma segnala un investimento nelle condizioni quotidiane di chi opera in fabbrica. Mandolesi ha collegato l’espansione alla volontà di offrire occasioni professionali ai giovani del territorio e un ambiente più sicuro e stimolante a chi è già in azienda. In una fase in cui molte imprese denunciano la difficoltà di trovare profili tecnici, welfare e organizzazione del lavoro diventano leve operative, non iniziative accessorie.
Territorio, ma senza nostalgia
Il richiamo al territorio rischia talvolta di ridursi a una formula identitaria. Nel caso della manifattura del lusso, però, ha una dimensione economica precisa. Un ecosistema locale fatto di fornitori, scuole, competenze familiari e professionalità specializzate consente di affrontare lavorazioni complesse, correggere rapidamente un prototipo e mantenere un dialogo diretto tra progettazione e produzione. Quando questa rete si assottiglia, aumentano i tempi, i costi di coordinamento e il rischio di una standardizzazione che mal si concilia con le promesse dell’alta gamma.
Les Femmes nasce l’8 marzo 2001, data scelta in riferimento all’universo femminile cui sono destinate le sue creazioni. L’attività raccoglie una tradizione familiare avviata oltre sessant’anni fa da Mascia Mandolesi e Fabrizio Sacchini. Accanto al lavoro per le maison, l’azienda firma il marchio Mascia Mandolesi, focalizzato su sandali gioiello e collezioni sposa. Questa doppia dimensione, industriale e di marca, aiuta a leggere il tipo di sapere che l’impresa intende preservare: non una capacità produttiva indistinta, ma un insieme di tecniche in cui design, modellistica, industrializzazione e finitura devono restare coordinati.
Il dibattito marchigiano non ha proposto il territorio come un recinto chiuso. L’apertura a clienti diversi e l’ingresso in filiere internazionali dimostrano il contrario. Il punto è mantenere localmente il nucleo delle competenze, evitando che la crescita delle grandi griffe si traduca in una dipendenza passiva dei fornitori o nella dispersione di professionalità difficili da sostituire. Per questo la formazione assume un peso strategico: forma lavoratori, ma determina anche se un distretto possa continuare a negoziare valore all’interno della catena globale del lusso.
L’intelligenza artificiale resta uno strumento, non il sapere artigiano
Nel corso dell’incontro è entrata anche la tecnologia, intelligenza artificiale compresa. La posizione emersa non è di rifiuto: gli strumenti digitali stanno già modificando organizzazione, analisi e procedure del lavoro. Tuttavia, la loro introduzione non cancella il ruolo delle persone nella produzione luxury. L’uso dell’AI può sostenere alcune attività, ma non sostituisce automaticamente il giudizio maturato nella lavorazione, la conoscenza dei materiali o l’occhio necessario a valutare un dettaglio che deve rispettare standard elevati.
È una distinzione utile per evitare due semplificazioni opposte. Da un lato, pensare che il lusso artigianale possa restare estraneo all’innovazione; dall’altro, immaginare che la digitalizzazione trasformi ogni passaggio in una funzione replicabile. Il valore della manifattura risiede anche nella sua capacità di integrare tecnologie e competenze manuali, scegliendo dove l’automazione migliora affidabilità e sicurezza e dove, invece, la qualità richiede ancora esperienza diretta.
Alla platea sono state consegnate copie del Report di sostenibilità 2025 dell’azienda, dedicato agli impegni ambientali, sociali e di governance. Anche qui la questione non riguarda solo la rendicontazione. Nei rapporti tra maison, fornitori e clienti finali, la disponibilità di informazioni su processi e responsabilità sociali sta diventando un elemento sempre più richiesto. Per un’azienda manifatturiera, documentare il proprio operato può contribuire a rafforzare relazioni commerciali e reputazione, purché gli impegni dichiarati trovino riscontro nell’organizzazione quotidiana.
Il venticinquesimo anniversario di Les Femmes consegna dunque un segnale più ampio della celebrazione aziendale. La crescita degli spazi produttivi nelle Marche si accompagna a una tesi precisa: il futuro del fashion luxury dipenderà dalla capacità di tenere insieme scala, tracciabilità e qualità del lavoro. Le maison continueranno a cercare linguaggi creativi e nuovi mercati, ma la credibilità di molti prodotti passa ancora da filiere che sanno fare, formare e trattenere le persone. È lì che il territorio smette di essere sfondo e torna a essere infrastruttura industriale.




