La New York City Marathon chiude la stagione dei grandi appuntamenti con due vincitori e una fotografia molto precisa dell’attuale corsa alle scarpe da gara. La keniana Sheila Chepkirui ha conquistato la prova femminile in 2h24’36”, superando nel finale una classifica compressa in appena sette secondi; tra gli uomini lo svedese Andreas Almgren ha firmato il suo primo successo in un World Marathon Major con 2h06’01”. Ma il risultato di New York parla anche di Adidas e Nike, dei due marchi che stanno portando sul percorso stradale l’innovazione più visibile — e misurabile — del running professionistico.

Chepkirui ha preceduto l’americana Jessica McClain, seconda in 2h24’42”, e la connazionale Hellen Obiri, terza in 2h24’43”. Obiri arrivava da campionessa in carica e aveva già vinto a New York nel 2023 e nel 2025; Chepkirui si era imposta nell’edizione 2024. In quattro anni, le due atlete keniane hanno quindi diviso tra loro tutte le vittorie femminili della maratona newyorkese. La gara del 2026 ha però aggiunto un elemento di rilievo industriale: il successo di Chepkirui estende la sequenza di risultati ottenuti da Adidas con la piattaforma Adizero ad alte prestazioni, indicata nei dati della stagione come Pro Evo 3.

Nel resoconto relativo alla gara, Adidas viene accreditata di otto vittorie su quattordici nei major del 2026 con la Pro Evo 3, cui se ne aggiunge una con la precedente Pro Evo 2. È una concentrazione che va oltre la singola affermazione: Londra, Berlino e Chicago sono state vinte, sia nella prova maschile sia in quella femminile, da atleti che indossavano la Pro Evo 3. A Berlino, tutti e sei i corridori sul podio avevano ai piedi lo stesso modello.

Una stagione che rafforza il peso della scarpa nel running élite

La presenza di un marchio ai piedi di un vincitore non basta da sola a spiegare una maratona. Preparazione, strategia, condizioni climatiche e caratteristiche del tracciato restano determinanti; attribuire a una calzatura il risultato di un atleta sarebbe una semplificazione impropria. Tuttavia, quando una stessa piattaforma compare con continuità nei momenti decisivi dell’anno agonistico, il dato smette di essere solo marketing e diventa un segnale per l’intero settore.

La Pro Evo 3 è il modello più estremo della linea da gara Adidas: pesa 97 grammi nella taglia uomo US 9,5 ed è presentata dall’azienda come il prodotto da maratona omologato più leggero mai realizzato. Il confronto con la generazione precedente parla di un peso ridotto del 30% e di un miglioramento dell’economia di corsa pari all’1,6%. Sono parametri che rendono evidente la direzione presa dal design delle super shoe: sottrarre massa, preservare la geometria necessaria alla distanza e far lavorare insieme schiume ad alto ritorno di energia e piastre in carbonio.

Il 2026 ha dato ad Adidas anche risultati simbolici. A Londra, Sebastian Sawe ha registrato il primo crono ufficiale sotto le due ore in maratona; nella stessa occasione Tigst Assefa ha stabilito un nuovo record mondiale femminile. Yomif Kejelcha, sempre a Londra, è diventato il secondo uomo a chiudere una maratona sotto le due ore, dopo Sawe. Sono prestazioni che hanno fissato un livello nuovo nella narrazione tecnica della disciplina e che hanno reso la Pro Evo 3 un oggetto osservato ben oltre il circuito degli specialisti.

Per Adidas, il vantaggio non riguarda soltanto il numero di vittorie. Un prodotto così riconoscibile per costruzione e posizionamento entra nell’immaginario del running come strumento del professionismo: una dinamica che, pur con modelli diversi per disponibilità e prezzo, influenza le aspettative di chi corre nelle gare amatoriali e il linguaggio con cui i brand presentano le proprie collezioni performance.

Almgren e il primo segnale agonistico di Nike Apex

La prova maschile di New York porta però un controcampo importante. Almgren ha vinto indossando Nike Apex, dando alla nuova scarpa Nike il primo trionfo in un major prima ancora dell’arrivo nei negozi, previsto per gennaio. Lo svedese ha staccato l’italiano Yemaneberhan Crippa, secondo in 2h06’14”, e Kamohelo Mofolo del Lesotho, terzo in 2h06’26”. Il vincitore dell’anno precedente, il keniano Benson Kipruto, si è fermato al quarto posto in 2h06’27”, a un solo secondo dal podio.

Per Nike, l’affermazione ha un valore diverso rispetto al dominio statistico di Adidas: è la prima validazione agonistica di un prodotto ancora non disponibile al pubblico. Apex è stata progettata con due unità Air Zoom sovrapposte nell’avampiede. Secondo le indicazioni comunicate da Nike, offre un ritorno di energia superiore del 40% rispetto ad Alphafly 3 e del 10% rispetto ad Alphafly 4, modello lanciato a settembre. Sono dichiarazioni del produttore, dunque non equivalenti a una misurazione indipendente; il risultato di Almgren offre però alla casa americana un caso sportivo concreto con cui accompagnare il debutto commerciale.

La scelta di far correre atleti di alto livello con una scarpa che arriverà sul mercato mesi dopo è ormai parte della strategia di categoria. Il palcoscenico dei major ha una funzione che va oltre la sponsorizzazione tradizionale: prova il prodotto nella situazione più dura e, al tempo stesso, ne costruisce l’identità prima che venga indossato dalla comunità dei consumatori. Per un marchio come Nike, che ha avuto un ruolo centrale nella prima stagione delle super shoe attraverso Vaporfly e Alphafly, il debutto vincente di Apex serve anche a riaffermare la propria capacità di dettare il passo nel segmento più tecnico.

Dal podio alla vetrina: un mercato sempre più selettivo

La maratona élite è diventata uno spazio in cui il progetto di prodotto è visibile quanto la divisa. Le scarpe da gara non sono più soltanto accessori funzionali: pesi, altezze, mescole e configurazioni delle piastre costituiscono argomenti di comunicazione e differenziazione, sottoposti peraltro ai limiti fissati da World Athletics. La ricerca si muove dunque dentro un perimetro regolamentare preciso, nel tentativo di guadagnare efficienza senza superare la soglia dell’omologazione.

New York chiarisce anche quanto sia difficile leggere questa competizione in termini assoluti. Nel 2025, Obiri aveva stabilito il record femminile del percorso in 2h19’51” con On Cloudboom Strike LS, mentre Kipruto aveva vinto la gara maschile nella chiusura più ravvicinata mai registrata dalla corsa indossando Adidas Adizero Adios Pro Evo 2. In un solo anno, quindi, i nomi dei vincitori, le condizioni e gli equilibri di marchio possono cambiare. La leadership è costruita sulle prestazioni, ma non è mai definitivamente acquisita.

Per il momento Adidas esce dal 2026 con la maggiore densità di risultati nei major e con una piattaforma che ha trovato una presenza eccezionale sui podi. Nike lascia New York con un segnale altrettanto significativo: Apex ha già un successo da esibire prima della vendita al dettaglio. Il prossimo banco di prova sarà capire se questa vittoria resterà un episodio legato a un atleta e a una gara o se anticiperà una presenza più ampia del modello nel calendario del 2027. Nel frattempo, la maratona continua a essere uno dei laboratori più esigenti del design sportivo contemporaneo, dove ogni grammo e ogni soluzione costruttiva devono dimostrare il proprio valore per 42,195 chilometri.

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