Balenciaga ha scelto Martine Rose come nuova direttrice creativa. La designer londinese entrerà in carica il 16 novembre, con base a Parigi, e assumerà la responsabilità dell’intera proposta della maison: collezioni uomo e donna, couture e accessori. Prende il posto di Pierpaolo Piccioli, uscito dal marchio dopo tre stagioni.
La nomina ha un peso che va oltre il consueto avvicendamento ai vertici di una casa di lusso. Rose conosce già Balenciaga dall’interno: fra il 2015 e il 2018 lavorò come consulente del menswear, negli anni iniziali dell’era Demna. Tornare oggi con un mandato completo significa ritrovare un linguaggio che ha contribuito a mettere a fuoco, ma farlo in una fase molto diversa per l’azienda e per il gruppo Kering.
È inoltre la prima donna a ricoprire l’incarico di direttrice creativa nella storia di Balenciaga, fondata 109 anni fa. Un primato simbolico, certo, ma che coincide con un passaggio operativo delicato: alla nuova guida spetterà il compito di tenere insieme l’eredità sartoriale di Cristóbal Balenciaga, la dimensione couture rilanciata negli ultimi anni e la capacità di intercettare pubblici più giovani che ha reso il marchio centrale nella moda contemporanea.
Un profilo costruito fuori dalle regole della maison
Martine Rose ha fondato il proprio marchio nel 2007 e ha costruito nel tempo una posizione singolare nel menswear internazionale. Il suo lavoro parte da Londra e dalle sue scene musicali e sociali: club culture, rave, reggae, hip-hop, calcio, uniformi da lavoro e codici maschili osservati senza nostalgia. Le sue collezioni intervengono sulle proporzioni, spostano i volumi, alterano giacche, bomber, pantaloni e scarpe fino a rendere familiari ma leggermente instabili capi di uso quotidiano.
Questa grammatica non è estranea a Balenciaga. L’incontro fra Rose e Demna risale agli anni precedenti all’arrivo del designer georgiano alla maison; nel 2015 Demna la coinvolse nello sviluppo del menswear, mentre lui concentrava il lavoro soprattutto sul womenswear. Quel triennio è stato importante per il consolidamento di un guardaroba fatto di outerwear sovradimensionato, abbigliamento sportivo e riferimenti urbani che avrebbe poi avuto un impatto molto ampio sul lusso.
Rose non arriva però come la ripetizione di un ciclo precedente. Negli anni ha sviluppato un’identità più personale, meno dipendente dal meccanismo della sfilata tradizionale e più legata a comunità, musicisti, styling e oggetti capaci di circolare anche fuori dalla passerella. Kendrick Lamar ha indossato sue creazioni per il Big Steppers Tour e per l’esibizione al Super Bowl del 2025; fra i suoi sostenitori figurano anche Rihanna, A$AP Rocky e Timothée Chalamet. Sono riferimenti utili a capire la sua diffusione culturale, non una garanzia automatica di risultati commerciali per una maison globale.
La scelta di Kering fra continuità e rilancio
Con Piccioli, Balenciaga aveva imboccato una direzione più vicina alla couture e al vocabolario storico della casa. Il designer, reduce dalla lunga esperienza in Valentino, ha rimesso in primo piano costruzione, abiti da sera e ricerca formale. La sua uscita così ravvicinata rende però evidente quanto Kering voglia accelerare la definizione di una nuova fase.
Rose rappresenta una scelta di continuità rispetto alla rilevanza culturale costruita da Balenciaga nel decennio precedente, ma non una semplice restaurazione. La sua esperienza è radicata nel menswear e nel dialogo fra lusso e abbigliamento quotidiano; il suo compito sarà trasferire quel punto di vista su una macchina ben più ampia, con esigenze diverse tra prêt-à-porter femminile, alta moda, borse e rete retail internazionale.
Il gruppo ha indicato Balenciaga come uno dei marchi più in sintonia con la Gen Z e ha fissato obiettivi di crescita fino al 2030. In particolare, intende raddoppiare il womenswear ready-to-wear e continuare a spingere la pelletteria, già motore rilevante grazie a modelli come Rodeo e City. Per Rose la sfida non sarà soltanto dare una nuova silhouette al marchio: dovrà tradurre un immaginario riconoscibile in collezioni ripetibili, accessori desiderabili e un’offerta femminile più estesa, senza diluire il carattere che l’ha resa una delle voci più rispettate della sua generazione.
La collaborazione pluriennale con Nike, inclusa la linea di calzature Shox MR4, mostra che Rose sa lavorare su prodotti capaci di uscire dall’ambito strettamente editoriale della moda. È un precedente pertinente per Balenciaga, dove sneaker, borse e piccoli accessori hanno avuto un ruolo decisivo nel rapporto con un pubblico internazionale. Resta da vedere quali elementi di quella pratica potranno passare in una maison che ha tempi industriali, listini e aspettative molto differenti da quelli di un brand indipendente.
Il nodo del womenswear e della couture
La nomina contiene anche alcune incognite. Rose è conosciuta soprattutto per il menswear, anche se dal 2023 il suo marchio presenta collezioni co-ed e molte donne indossano da tempo i suoi capi. Balenciaga, al contrario, richiede una visione compiuta per categorie e clienti diversi. La couture, in particolare, è un terreno che Piccioli padroneggiava per percorso e formazione, mentre Rose dovrà affrontarlo con un’esperienza pubblica più limitata.
Non è necessariamente un limite insormontabile. La formazione iniziale di Rose nella scultura e la sua attenzione alla forma possono dialogare con una casa fondata da un autore che trattava l’abito come architettura del corpo. Le affinità, tuttavia, andranno dimostrate nel lavoro di atelier, non soltanto riconosciute a posteriori nelle immagini. La prima vera prova sarà capire se i suoi interventi su volumi e proporzioni sapranno generare una proposta femminile autonoma e se troveranno una scala convincente anche nei codici dell’alta moda.
La nuova direttrice creativa ha dichiarato di voler rispettare la storia della maison e aprirne un capitolo successivo. È una formula prudente, ma il contesto le impone di essere molto concreta: Balenciaga non cerca solo una firma, cerca una direzione capace di ricucire eredità, desiderabilità e risultati di mercato.
Il futuro del marchio Martine Rose resta separato
L’arrivo a Balenciaga segue mesi complicati per il marchio eponimo della designer. Nel 2023 Rose aveva ceduto il 60% della propria società a Tomorrow Ltd; quest’anno sono emerse divergenze sulla gestione del brand, dopo l’annuncio che la collezione autunno-inverno 2026 non sarebbe stata prodotta. Tomorrow ha diffuso una posizione contraria e, in qualità di azionista di maggioranza, ha potuto procedere con la realizzazione della collezione. A marzo, l’attività di Martine Rose è stata poi venduta alla società italiana The Level Group.
Non sono state rese note conseguenze dirette della nomina sul futuro dell’etichetta personale, che non presenta una sfilata dalla stagione primavera-estate 2026. Le due questioni vanno quindi tenute distinte. Eppure, l’incarico parigino arriva in un momento in cui la designer può beneficiare di strutture produttive e creative più ampie, mentre il suo brand attraversa una fase di assestamento societario.
Balenciaga non ha ancora comunicato data e formato del debutto di Rose. Da novembre inizierà una transizione che sarà osservata con attenzione non solo per il nome scelto, ma per ciò che dirà sull’orientamento di Kering: affidare una delle sue maison più esposte a una progettista cresciuta nell’indipendenza e nelle sottoculture significa riconoscere che il lusso ha ancora bisogno di attingere energia e linguaggio dai margini. La parte difficile sarà conservarne la precisione una volta portata al centro del sistema.




