La Formula 1 si avvicina alla parte finale del 2026 con una gerarchia che pochi avrebbero pronosticato dopo gli anni del dominio Red Bull e della successiva affermazione McLaren: Mercedes è di nuovo davanti a tutti. La squadra tedesca ha costruito un margine importante sia nel Mondiale piloti sia nella classifica costruttori, e può ragionare non più sulla rincorsa ma sulle date possibili per mettere matematicamente al sicuro i titoli.
Dopo 17 Gran Premi, Andrea Kimi Antonelli guida la classifica individuale davanti al compagno George Russell con 102 punti di vantaggio. Nel campionato riservato alle squadre Mercedes è prima a quota 578, con Ferrari seconda a 444: 134 punti separano dunque Brackley da Maranello. McLaren, a 339, e Red Bull, a 332, restano formalmente in corsa, ma la loro distanza è ormai tale da rendere il confronto a due tra Mercedes e Ferrari il nodo effettivo della volata.
Il dato più rappresentativo è quello delle vittorie: undici successi Mercedes nei primi 17 Gran Premi. Una parte consistente è arrivata nelle fasi iniziali della stagione, quando il nuovo ciclo regolamentare ha premiato con decisione il progetto della Casa di Stoccarda. Nel frattempo gli avversari hanno ridotto il divario prestazionale, ma non abbastanza da riparare il danno accumulato in classifica. In Formula 1 recuperare decimi sul giro e recuperare punti in un Mondiale sono due operazioni molto diverse: Mercedes ha già svolto la seconda.
Perché Austin non può assegnare il titolo costruttori
I sei round ancora previsti mettono in palio 258 punti nella graduatoria costruttori, considerando gare e Sprint in programma. Dopo il Gran Premio degli Stati Uniti ne resteranno 215. Questo dettaglio esclude che il titolo squadre possa essere deciso ad Austin: Ferrari sarà comunque entro quella soglia rispetto a Mercedes, indipendentemente dal risultato texano.
La situazione è differente per McLaren e Red Bull. Per restare agganciate dopo Austin dovranno contenere il distacco entro 214 punti; un ritardo di 215 sarebbe già insufficiente. A quel punto entra in gioco lo spareggio sul numero di vittorie, un criterio nel quale Mercedes dispone di un vantaggio tale da non lasciare margini alle due rivali. Per McLaren servirebbe quindi battere Mercedes di almeno 25 punti nel weekend, per Red Bull di almeno 32: scenari possibili soltanto sulla carta, non una previsione realistica alla luce delle tendenze della stagione.
Ferrari, invece, non potrà essere esclusa negli Stati Uniti. Questo mantiene aperto un passaggio importante per il campionato e per la comunicazione del team: la squadra di Maranello non ha più il controllo del proprio destino, ma può ancora evitare che Mercedes celebri troppo presto. In una stagione in cui ogni risultato pesa anche sul valore percepito del progetto tecnico e sulla fiducia interna, prolungare la sfida ha un significato che va oltre la semplice aritmetica.
Il Messico può diventare il primo appuntamento decisivo
La prima finestra concreta per il nono titolo costruttori Mercedes è il Gran Premio del Messico. Ma richiede una combinazione favorevole già ad Austin. Il caso limite è chiaro: Mercedes deve chiudere il weekend statunitense con una doppietta e Ferrari senza punti. In questa ipotesi il vantaggio salirebbe da 134 a 177 punti.
All’uscita dal Messico resterebbero 172 punti disponibili nelle quattro gare successive. Con 177 lunghezze di margine alla vigilia, Mercedes avrebbe quindi bisogno di non concedere a Ferrari più di quattro punti nel solo fine settimana messicano per rendere irraggiungibile la rivale. Se la Scuderia recuperasse cinque o più punti, la decisione slitterebbe almeno al round seguente.
È una condizione severa, perché impone a Mercedes una doppia esecuzione quasi perfetta nell’arco di due weekend e richiede contestualmente un passaggio a vuoto della Ferrari ad Austin. Non va però confusa con una previsione: è il percorso più rapido, non quello più probabile. La forza del vantaggio attuale sta proprio qui. Anche senza chiudere in Messico, Mercedes disporrà di varie occasioni per arrivare al traguardo; Ferrari avrebbe invece bisogno di una sequenza di risultati nettamente favorevole e di errori altrui per ribaltare davvero il confronto.
Ogni calcolo presuppone inoltre lo svolgimento di Qatar e Abu Dhabi. Le due tappe restano legate all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, elemento che introduce un’incertezza esterna alla pista. Un’eventuale modifica del calendario ridurrebbe i punti residui e cambierebbe immediatamente le soglie per l’assegnazione matematica dei campionati. Per questo, nel paddock, le proiezioni hanno valore solo sulla base del programma oggi previsto.
Antonelli può chiudere prima la partita individuale
Il quadro piloti presenta un contrasto interessante con quello costruttori. Antonelli ha un vantaggio di 102 punti su Russell e potrebbe conquistare il suo primo titolo mondiale già nel prossimo appuntamento di Austin. La prospettiva più verosimile, secondo le proiezioni basate sui punti disponibili, è però una definizione in Messico.
Per Mercedes sarebbe un risultato con un peso particolare. Dopo il titolo piloti del 2020, l’era dell’effetto suolo aveva spostato il baricentro della Formula 1 verso Red Bull e poi McLaren; il ritorno al vertice con Antonelli, in una stagione inaugurata da nuove regole, rafforzerebbe la lettura di una squadra capace di ritrovare competitività quando il quadro tecnico viene riscritto. Russell, pur lontano dalla vetta, completa un’annata che ha trasformato il vantaggio di prestazione della monoposto in una dote collettiva molto ampia.
Il Mondiale piloti e quello costruttori non coincidono però nelle loro dinamiche. Il primo fotografa il rendimento di un singolo e il suo margine sul compagno; il secondo premia la continuità di due vetture, l’affidabilità, le strategie e la capacità di limitare i danni nelle giornate difficili. È proprio su questo secondo terreno che Mercedes ha costruito la sua posizione: non soltanto i picchi delle undici vittorie, ma la possibilità di raccogliere punti con entrambi i piloti.
Un titolo che vale anche nella storia recente del team
Se Mercedes dovesse conquistare il campionato costruttori, arriverebbe a nove titoli, raggiungendo Williams e restando alle spalle di Ferrari, prima con 16, e McLaren, a quota 10. Sarebbe il primo successo nella classifica squadre dal 2021 e il primo doppio titolo dal 2020, l’ultima stagione segnata dalle restrizioni della pandemia.
Per Ferrari il finale non è privo di interesse, anche se il margine impone prudenza. Restare seconda e mantenere pressione su Mercedes significa proteggere il valore sportivo di una stagione senza vittorie decisive per il titolo, oltre a raccogliere indicazioni su una vettura che ha progressivamente accorciato le distanze. McLaren e Red Bull, al contrario, rischiano di uscire molto presto anche dal perimetro matematico della corsa costruttori: un esito che renderebbe le ultime gare soprattutto un banco di prova in vista del 2027.
La prossima risposta arriverà ad Austin. Non sarà ancora il giorno del titolo Mercedes tra le squadre, ma può cambiare radicalmente il calendario della festa: una doppietta delle Frecce d’Argento accompagnata da uno zero Ferrari aprirebbe il match point messicano. In caso contrario, Mercedes dovrà attendere, con un vantaggio che resta ampio ma con una certezza aritmetica ancora da conquistare in pista.




