Il 14 agosto 2024 il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità ha stabilito che l’aumento dei casi di mpox nella Repubblica Democratica del Congo e in un numero crescente di Paesi africani costituiva una Public Health Emergency of International Concern, il livello di allerta più elevato previsto dal Regolamento sanitario internazionale.

La decisione arrivò dopo la valutazione di un comitato di esperti indipendenti e rifletteva due elementi principali: l’aumento dei casi in aree già colpite e la diffusione di un nuovo ramo virale, il clade Ib, in Paesi che non avevano precedentemente segnalato mpox. Burundi, Kenya, Ruanda e Uganda riportarono casi collegati alla dinamica regionale.

Cos’è mpox e come si trasmette

Mpox è una malattia virale causata da un orthopoxvirus. Può trasmettersi soprattutto attraverso contatto stretto con una persona infetta e può provocare eruzioni cutanee dolorose, febbre e linfonodi ingrossati. In alcuni pazienti la malattia può essere grave.

Il mondo aveva già conosciuto un’ampia diffusione internazionale dell’mpox a partire dal 2022. L’emergenza del 2024, però, presentava caratteristiche differenti per distribuzione geografica e dinamica epidemiologica. Il focolaio nella Repubblica Democratica del Congo e l’emergere del clade Ib sollevarono preoccupazioni sulla capacità del virus di stabilire nuove catene di trasmissione.

Perché una PHEIC è importante

La dichiarazione di emergenza internazionale non significa automaticamente che una malattia abbia raggiunto la stessa scala di una pandemia. È uno strumento di governance sanitaria che serve a richiamare l’attenzione globale, coordinare le risposte e facilitare raccomandazioni temporanee ai Paesi.

Il valore pratico è nella velocità con cui può mobilitare sorveglianza, finanziamenti, assistenza tecnica e accesso a contromisure mediche. Nei focolai infettivi, settimane di ritardo possono cambiare radicalmente la dimensione della risposta necessaria.

La tecnologia dietro il controllo dell’epidemia

La gestione moderna di un’epidemia dipende da un insieme di tecnologie integrate. I test diagnostici permettono di distinguere mpox da altre condizioni con manifestazioni simili. Il sequenziamento genomico consente di identificare i cladi e seguire le catene di trasmissione. Sistemi digitali di sorveglianza aiutano ad aggregare dati provenienti da territori diversi.

Queste capacità non sono distribuite in modo uniforme. Le aree con meno laboratori e sistemi sanitari più fragili possono avere difficoltà a identificare rapidamente i casi, rendendo incompleta la fotografia epidemiologica. Il numero ufficiale dei contagi può quindi sottostimare la circolazione reale del virus.

Vaccini e distribuzione

I vaccini contro il vaiolo possono offrire protezione contro mpox, ma la disponibilità globale e la capacità di distribuire dosi nelle aree più colpite rappresentano una componente decisiva della risposta. Non basta che una tecnologia esista: deve poter arrivare nel luogo giusto, essere somministrata alle popolazioni prioritarie e inserirsi in una strategia epidemiologica coerente.

Questo vale anche per test e terapie. La logistica sanitaria, spesso meno visibile dell’innovazione scientifica, può determinare la differenza tra un focolaio contenuto e una diffusione più ampia.

Il tema dell’informazione pubblica

Le emergenze infettive richiedono comunicazione accurata. È importante informare sui comportamenti che aumentano il rischio senza creare stigma verso specifiche comunità. Lo stigma può spingere le persone a evitare test e servizi sanitari, rendendo più difficile interrompere la trasmissione.

L’esperienza del 2022 aveva già mostrato che messaggi mirati, servizi di vaccinazione accessibili e collaborazione con le comunità possono essere strumenti importanti. Nel 2024 la nuova emergenza ha reso ancora più evidente la necessità di combinare epidemiologia, comunicazione e tecnologia.

Una lezione sulla preparazione sanitaria

L’mpox è anche un caso di studio su come il mondo gestisce patogeni noti che cambiano scala o geografia. Non tutte le emergenze future nasceranno da virus completamente nuovi. Un agente già conosciuto può diventare più difficile da controllare quando raggiunge nuove popolazioni, muta, cambia modalità di trasmissione o incontra sistemi sanitari impreparati.

La dichiarazione dell’OMS dell’agosto 2024 ricordò quindi che la preparazione sanitaria non è un’attività episodica. Laboratori, reti di sequenziamento, scorte, personale formato e cooperazione internazionale devono esistere prima che i casi aumentino. È questo patrimonio invisibile, più delle dichiarazioni di emergenza in sé, a determinare la capacità di risposta.

Fonti