L’industria audiovisiva britannica dispone da oggi di un nuovo canale per far emergere abusi, molestie, discriminazioni e altre violazioni che spesso restano confinate nei luoghi di lavoro. La Creative Industries Independent Standards Authority, nota come CIISA, ha aperto il proprio portale di whistleblowing per chi lavora nel cinema, nella televisione, nella musica e nel teatro del Regno Unito.

La novità non consiste nell’ennesimo codice di condotta affidato alle singole produzioni, alle emittenti o ai datori di lavoro. CIISA è stata riconosciuta dal Parlamento come organismo ufficiale per il whistleblowing: le persone potranno quindi rivolgersi a un soggetto esterno all’azienda o al set, con segnalazioni trattate in via confidenziale. L’autorità afferma che adotterà misure specifiche per proteggere l’identità di chi si fa avanti.

Per un comparto costruito su contratti brevi, rapporti professionali informali e una forte dipendenza dalla reputazione, la possibilità di parlare fuori dalla catena gerarchica può avere un peso concreto. Dietro un progetto cinematografico o televisivo convivono infatti dipendenti, collaboratori autonomi, troupe ingaggiate per poche settimane, artisti, tecnici e lavoratori di fornitori esterni. Denunciare un comportamento scorretto attraverso i canali interni può essere difficile soprattutto quando la persona chiamata a intervenire coincide, direttamente o indirettamente, con chi decide sulle prossime assunzioni.

Un archivio di segnali, prima che un tribunale

Il servizio ha una funzione delimitata, almeno nella sua fase iniziale. CIISA non si presenta come un organismo incaricato di risolvere uno per uno i casi portati alla sua attenzione. L’obiettivo immediato è raccogliere elementi utili a ricostruire un quadro più nitido dei comportamenti e delle prassi che danneggiano le persone nei diversi segmenti delle industrie creative.

La distinzione è importante. Un portale può rendere visibili condotte ripetute, aree produttive vulnerabili o meccanismi che ostacolano le denunce; non sostituisce però le autorità giudiziarie, le indagini disciplinari interne, i sindacati né l’assistenza legale necessaria a una persona che cerchi tutela per il proprio caso. L’efficacia di CIISA dipenderà anche dalla capacità di trasformare i dati raccolti in standard riconoscibili, pressioni sulle organizzazioni e cambiamenti verificabili nei luoghi di lavoro.

La piattaforma era stata avviata in forma sperimentale a giugno. Dopo il riconoscimento parlamentare, CIISA ha ricevuto circa 30 segnalazioni entro il 1° ottobre e ora prevede che il numero aumenti con l’apertura pubblica del portale. Il dato non descrive da solo la dimensione del fenomeno: indica piuttosto che un canale indipendente è già stato utilizzato prima della sua piena attivazione e che l’autorità dovrà organizzarsi per gestire un flusso potenzialmente più ampio.

Le segnalazioni devono riguardare esperienze riconducibili agli standard di CIISA e suscettibili di avere un impatto più esteso su altre persone. È un perimetro pensato per separare il whistleblowing da qualunque reclamo individuale, concentrandosi sui problemi che possono rivelare una pratica sistemica. Per chi denuncia, questo significa che il portale offre una strada ulteriore, ma non necessariamente una soluzione immediata o un esito automatico sul piano lavorativo.

Il nodo strutturale del lavoro a progetto

La richiesta di un organismo indipendente arriva da una fragilità nota da tempo nell’intrattenimento britannico. Philippa Childs, alla guida di Bectu, il sindacato che rappresenta lavoratori dell’industria dello spettacolo, ha collegato la nascita di CIISA agli squilibri di potere, alla diffusione del lavoro freelance e alla natura temporanea delle produzioni. Sono condizioni che possono lasciare senza protezione chi subisce molestie o bullismo e, al tempo stesso, consentire a comportamenti gravi di spostarsi da un incarico all’altro senza essere affrontati apertamente.

Nel cinema e nella TV, la chiusura di una produzione spezza spesso anche le responsabilità. Le troupe cambiano, le società veicolo vengono archiviate, le carriere proseguono presso altri committenti. Se mancano canali condivisi e regole applicabili oltre il singolo set, la conoscenza di episodi problematici resta dispersa fra conversazioni private, segnalazioni interne o accordi riservati. Un’autorità settoriale può provare a ricomporre quel mosaico, purché disponga di risorse, collaborazione delle aziende e fiducia dei lavoratori.

Il tema riguarda anche chi non ha un rapporto di lavoro stabile. La scelta di non denunciare può dipendere dalla paura di perdere il prossimo ingaggio, di essere esclusi da una rete professionale ristretta o di essere percepiti come una persona difficile da assumere. In settori che valorizzano l’accesso a opportunità intermittenti, la protezione della riservatezza non è un dettaglio procedurale: è una condizione perché il canale venga usato davvero.

Secondo CIISA, chi si rivolge all’organismo potrebbe avere accesso alle protezioni previste dalla normativa britannica sul whistleblowing, anche nel caso in cui abbia firmato in precedenza un accordo di non divulgazione, un NDA. La formulazione resta prudente: la disponibilità di tutele dipende dalle circostanze e dalle regole applicabili. Tuttavia, il riferimento agli NDA intercetta uno degli aspetti più sensibili del dibattito sull’industria creativa, dove la riservatezza contrattuale può scoraggiare o rendere più incerta la scelta di raccontare condotte scorrette.

La prova ora è l’adesione del settore

Il sostegno istituzionale al lancio è esplicito. La ministra della Cultura Lisa Nandy ha definito necessario un luogo confidenziale in cui portare le preoccupazioni affinché possano essere affrontate e ha chiesto ai datori di lavoro delle industrie creative di collaborare con CIISA e rispettarne gli standard. Helena Kennedy KC, presidente dell’autorità, ha però richiamato un elemento altrettanto decisivo: CIISA è finanziata dal settore stesso e necessita di un appoggio pieno per rispondere alla domanda dei suoi servizi.

Questa dipendenza rende centrale la questione dell’indipendenza operativa. Un sistema finanziato dall’industria può avere la massa critica necessaria per incidere nelle produzioni e nelle grandi aziende, ma deve dimostrare ai lavoratori di non essere condizionato da chi versa le risorse. Trasparenza sulle procedure, protezione effettiva delle fonti, chiarezza su ciò che accade dopo una segnalazione e rendicontazione dei risultati saranno elementi essenziali per consolidarne la credibilità.

Per gli studi, le emittenti, le società di produzione e le organizzazioni culturali, l’apertura del portale alza inoltre l’asticella della prevenzione. Non basta più affidarsi a policy interne che esistono sulla carta ma sono poco conosciute da freelance e collaboratori. Se CIISA dovesse rilevare schemi ricorrenti, le imprese sarebbero spinte a rivedere formazione, procedure di selezione, gestione delle segnalazioni e responsabilità dei vertici di produzione.

Il portale non elimina il rischio di ritorsioni né risolve da solo le asimmetrie che caratterizzano l’accesso al lavoro creativo. Ma introduce un’infrastruttura settoriale che finora mancava: un punto di raccolta riconosciuto per trasformare esperienze isolate in informazioni utili a individuare problemi condivisi. Il prossimo passaggio sarà capire quante persone lo utilizzeranno, quali tendenze emergeranno e se le aziende britanniche accetteranno di tradurre quelle evidenze in interventi misurabili.

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