Il mondo sta installando energia rinnovabile a un ritmo senza precedenti. Nel rapporto Renewables 2024, l’Agenzia internazionale dell’energia prevede che, con le politiche e le condizioni di mercato allora in vigore, circa 5.500 GW di nuova capacità rinnovabile entreranno in funzione tra il 2024 e il 2030. La capacità globale arriverebbe così a 2,7 volte il livello del 2022.

È una trasformazione enorme, ma non ancora sufficiente a centrare pienamente l’obiettivo concordato da quasi 200 Paesi alla COP28: triplicare la capacità rinnovabile mondiale entro la fine del decennio.

Solare ed eolico dominano la crescita

Secondo l’IEA, solare fotovoltaico ed eolico rappresenteranno insieme il 95% dell’espansione rinnovabile prevista. Il fotovoltaico da solo pesa per circa l’80% della nuova capacità elettrica rinnovabile aggiunta fino al 2030, grazie a costi in calo, tempi di realizzazione relativamente brevi e diffusione sia di grandi impianti sia di sistemi distribuiti.

La crescita non sarà uniforme. La Cina rappresenterà circa il 60% dell’espansione globale, mentre Unione europea e Stati Uniti sono attesi raddoppiare il ritmo di aumento della capacità tra il 2024 e il 2030. L’India è indicata come il mercato a più rapida crescita tra le grandi economie.

Il nuovo collo di bottiglia è la rete

Quando una tecnologia diventa economica e diffusa, il problema si sposta. In molti mercati non è più la disponibilità di pannelli o turbine a frenare i progetti, ma la possibilità di collegarli alla rete, ottenere permessi e gestire una produzione variabile. L’IEA segnala che nei sistemi dove gli investimenti di rete non tengono il passo, il curtailment — energia potenzialmente producibile ma non immessa — è già diventato significativo.

Questo rende cruciali accumuli, demand response, interconnessioni e digitalizzazione della rete. La transizione non è quindi una semplice sostituzione di una centrale con un’altra: richiede un sistema elettrico più flessibile.

La Cina e la dimensione industriale

La leadership cinese non riguarda soltanto gli impianti installati. Il Paese ha costruito una filiera manifatturiera molto estesa per pannelli, componenti e batterie. Questa scala ha contribuito alla riduzione dei costi globali, ma ha anche creato dipendenze industriali che Europa e Stati Uniti stanno cercando di ridurre con politiche di produzione domestica.

La competizione sulla transizione energetica si sposta quindi dalla sola generazione alla capacità di produrre tecnologie, controllare supply chain e costruire infrastrutture.

Perché il triplo resta difficile

Lo scenario accelerato dell’IEA mostra che il traguardo globale resta tecnicamente raggiungibile, ma richiede miglioramenti nelle politiche. Tra i principali ostacoli figurano autorizzazioni lente, costi di finanziamento elevati nei mercati emergenti, reti insufficienti e scarsa visibilità sui futuri volumi delle aste.

Il dato dei 5.500 GW racconta quindi due storie insieme: la crescita delle rinnovabili è ormai strutturale, ma la fase successiva sarà determinata dalla qualità delle reti e delle politiche industriali. Installare capacità è soltanto il primo passaggio; integrarla in modo efficiente sarà la vera prova del decennio.

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