Il Cybertruck si avvia verso un’uscita di scena molto meno spettacolare del suo debutto. Elon Musk ha comunicato su X che Tesla inizierà a ridurne la produzione alla Gigafactory Texas attorno alla metà del 2027, liberando capacità industriale per il Cybercab. Non è stata indicata una data per l’ultima unità costruita, ma il messaggio segna un cambio di priorità netto per un modello che nel 2019 era stato presentato come una delle espressioni più riconoscibili dell’ambizione Tesla.
La scelta riguarda la fabbrica texana e non equivale, almeno nella formulazione usata da Musk, a uno stop immediato delle linee. Il termine è “winding down”, cioè una discesa progressiva dei volumi. Eppure il significato industriale è difficile da equivocare: il pickup elettrico dalla carrozzeria angolare non sarà più al centro dei piani produttivi dell’azienda. Al suo posto Tesla intende aumentare lo spazio destinato al veicolo che chiama Cybercab, il robotaxi progettato per operare senza conducente.
Dalla promessa di volume a un modello rimasto di nicchia
Quando Tesla mostrò il Cybertruck nel 2019, il veicolo arrivò con una lista di promesse molto ampia: prestazioni sportive, capacità da pickup tradizionale, robustezza della struttura in acciaio e un’estetica deliberatamente estranea alle convenzioni del mercato automobilistico. Il progetto avrebbe dovuto affiancare l’espansione della gamma Tesla in un segmento popolare negli Stati Uniti, trasformando l’azienda in un concorrente credibile anche nel terreno dei grandi truck.
La traiettoria reale è stata più tortuosa. Le consegne sono iniziate soltanto nel 2023, dopo rinvii rispetto alle aspettative iniziali, e il prezzo di partenza è salito a 60.990 dollari, ben oltre l’obiettivo di 40.000 dollari comunicato al lancio. Per un prodotto già caratterizzato da forme e ingombri divisivi, il prezzo più elevato ha ristretto ulteriormente il pubblico potenziale.
Il dato più significativo resta la distanza tra le aspettative e le vendite. Tesla aveva indicato un obiettivo di 250.000 Cybertruck l’anno; secondo le stime riportate dalle fonti, gli esemplari venduti complessivamente si fermano intorno alle 70.000 unità. Tesla non rende pubblici i numeri del Cybertruck in modo separato nei propri risultati finanziari, inserendolo nella categoria degli “altri modelli”, quindi non esiste un conteggio ufficiale dettagliato capace di chiudere il dibattito. Il divario, però, è tale da rendere evidente che il pickup non ha raggiunto il ruolo di prodotto di massa immaginato in origine.
Le difficoltà non sono dipese da un solo fattore. Il Cybertruck ha accumulato richiami e problemi di affidabilità, mentre alcune scelte progettuali hanno attirato critiche per la sicurezza e la praticità d’uso. Anche il grande tergicristallo anteriore, elemento apparentemente secondario, è diventato il simbolo di una progettazione fuori scala e complicata da gestire. La sua presenza sulle strade ha inoltre coinciso con una crescente polarizzazione attorno a Musk e alle sue posizioni politiche, un elemento che ha reso l’auto un oggetto identitario oltre che un mezzo di trasporto.
La fabbrica texana cambia destinazione
La decisione è soprattutto una scelta di allocazione delle risorse. Le linee produttive, il personale, i fornitori e lo spazio in stabilimento sono vincoli concreti, anche per un gruppo delle dimensioni di Tesla. Se un veicolo richiede lavorazioni complesse e non genera i volumi previsti, continuare a riservargli capacità può diventare meno conveniente che riconvertire l’impianto verso un progetto ritenuto strategico.
Il beneficiario di questa riconversione sarà il Cybercab, il veicolo senza conducente sul quale Tesla concentra la propria narrazione futura insieme ad autonomia, software, robotica e intelligenza artificiale. L’azienda punta da tempo a trasformare la guida autonoma in un’attività centrale, ma qui va distinta la direzione annunciata dalla disponibilità effettiva del servizio: costruire più Cybercab non risolve di per sé le questioni tecniche, normative e operative necessarie per mettere un robotaxi in circolazione su larga scala.
In altre parole, il Cybertruck lascia spazio a un progetto potenzialmente ancora più ambizioso e più incerto. Tesla può decidere di preparare capacità produttiva, ma l’utilità economica di tale capacità dipenderà dall’evoluzione del sistema di guida autonoma e dall’autorizzazione delle autorità competenti nei mercati in cui il servizio verrà proposto. Il passaggio non certifica quindi il successo imminente del Cybercab; certifica piuttosto quale scommessa Tesla consideri più importante.
Un caso emblematico per Tesla
Il Cybertruck non è stato un esperimento marginale. La sua costruzione ha richiesto processi specifici e soluzioni poco convenzionali, a partire dalla carrozzeria in acciaio inossidabile. Tesla lo aveva trasformato in un emblema della propria capacità di ignorare le regole estetiche e industriali dell’automobile tradizionale. Proprio per questo la riduzione della produzione ha un peso che va oltre un singolo modello con vendite inferiori alle attese.
La vicenda mostra anche il limite di un approccio in cui l’eccezionalità del prodotto diventa parte essenziale della proposta commerciale. Un design radicale può generare attenzione e prenotazioni, ma deve poi confrontarsi con costi, affidabilità, prezzo finale, normative e preferenze di chi usa l’auto tutti i giorni. Nel mercato dei pickup, dove praticità e continuità d’uso hanno un valore decisivo, il Cybertruck non è riuscito a convertire la sua notorietà in una domanda paragonabile alle aspettative iniziali di Tesla.
La presenza di SpaceX tra gli acquirenti più rilevanti ha inoltre evidenziato quanto fosse necessario trovare uno sbocco per veicoli non assorbiti con la velocità prevista dal mercato. Secondo quanto riportato, SpaceX ha acquistato Cybertruck per 131 milioni di dollari lo scorso anno. È un dettaglio che racconta la vicinanza tra le società di Musk, ma non cambia il quadro commerciale del modello: un prodotto pensato per grandi volumi non può basarsi sull’assorbimento interno per dimostrare la sostenibilità della sua domanda.
Per chi possiede già un Cybertruck, l’annuncio non definisce ancora le conseguenze concrete su assistenza, ricambi o valore residuo. Tesla non ha fornito dettagli in merito nel messaggio di Musk. La produzione, inoltre, proseguirà ancora per un periodo prima della riduzione prevista attorno alla metà del 2027. È dunque prematuro parlare di cessazione istantanea del modello, mentre è ragionevole leggere il post come l’avvio della sua fase finale.
Per Tesla la mossa ha un altro risvolto: allontana ulteriormente il baricentro dell’azienda dalla tradizionale crescita della gamma automobilistica. Il Cybertruck doveva essere un nuovo pilastro della produzione elettrica; il Cybercab rappresenta invece il tentativo di costruire un’attività fondata su mobilità autonoma e servizi. Il primo ha incontrato i limiti di un prodotto fisico venduto a clienti reali. Il secondo dovrà dimostrare di poter superare ostacoli ancora più ampi, dalla tecnologia alle regole della strada.
La transizione inizierà nel 2027 e offrirà un indicatore concreto delle priorità di Musk. Tesla sta scegliendo di sottrarre spazio a un veicolo già commercializzato, riconoscibile e costoso per prepararsi a una piattaforma che dipende da promesse non ancora verificate su scala. È una scelta coerente con la strategia dichiarata del gruppo, ma anche un’ammissione implicita: il Cybertruck non ha conquistato il posto che Tesla gli aveva riservato nei suoi piani.




