La soglia dei 500 km/h è caduta anche per un’auto elettrica. Yangwang, marchio premium ad alte prestazioni del gruppo BYD, ha portato la U9 Xtreme a 503,17 km/h sulla Sheikh Khalifa Bin Zayed International Road, ad Abu Dhabi. Il risultato, equivalente a 312,65 mph, viene riconosciuto da FIA e Guinness World Records come massima velocità ottenuta da un’auto di produzione in una prova a senso unico e, più nello specifico, da un’elettrica di produzione nella stessa categoria.
Al volante c’era il pilota tedesco Marc Basseng, già protagonista dei precedenti record della vettura. L’impresa sposta di poco il limite fissato dalla stessa U9 Xtreme in Germania, dove aveva raggiunto 496,22 km/h, ma il valore della prova non sta soltanto nei quasi 7 km/h aggiuntivi. Per la prima volta una vettura elettrica di serie dichiarata ha superato i 500 km/h in un passaggio cronometrato, un riferimento che fino a pochi anni fa appariva fuori portata persino per gran parte delle hypercar con motore termico.
Una prova su strada chiusa, non su pista
Il nuovo tentativo non si è svolto sul tracciato di prova ATP Papenburg, utilizzato per il precedente record tedesco, ma su un tratto di strada pubblica temporaneamente interdetto alla circolazione. Yangwang ha chiuso circa 10 chilometri di arteria, riservandone 7 ai passaggi ad alta velocità. È un elemento rilevante: una strada chiusa presenta avvallamenti, condizioni del manto e margini operativi diversi rispetto a un ovale o a una pista costruita espressamente per le massime velocità.
La preparazione ha richiesto due giorni di attività e controlli ripetuti della carreggiata. La squadra ha ispezionato il percorso e pulito l’asfalto prima dei tentativi, una precauzione necessaria quando anche un piccolo detrito può diventare un rischio serio a velocità di questo livello. Nei primi passaggi la U9 Xtreme si è fermata attorno ai 490 km/h; dopo quei rilevamenti, gli ingegneri hanno modificato l’assetto della vettura prima delle due prove successive. È stato il secondo di questi run a generare il dato record.
Gli interventi riguardavano tre aree: l’inclinazione dell’ala posteriore, regolata per aumentare il carico aerodinamico al retrotreno; il software delle sospensioni, con una maggiore frenatura in estensione per gestire le leggere ondulazioni della strada; la pressione degli pneumatici, ottimizzata in funzione della stabilità alle velocità più elevate. Non si tratta quindi di un semplice esercizio di potenza: oltre i 450 km/h, aerodinamica, risposta del telaio e comportamento delle gomme assumono un peso determinante quanto l’energia disponibile.
La piattaforma della U9 Xtreme
La U9 Xtreme è la versione più estrema della Yangwang U9. Utilizza quattro motori elettrici, per una potenza complessiva superiore a 2.958 CV, con unità capaci di arrivare a 30.000 giri al minuto. A supportarli c’è un’architettura elettrica da 1.200 volt, più avanzata rispetto al sistema da 800 volt della U9 standard, progettata per gestire fino a 1.000 ampere. La batteria Blade di BYD deve fornire scariche di corrente molto elevate e costanti: a velocità massima, la richiesta di potenza aumenta rapidamente perché la resistenza aerodinamica cresce con il quadrato della velocità.
Yangwang dichiara inoltre l’impiego di pneumatici Giti sviluppati specificamente per questa applicazione. È uno dei dettagli che restituisce la natura reale dell’operazione. Superare i 500 km/h non dipende dalla sola capacità di accelerare: significa far lavorare per pochi minuti componenti sottoposti a carichi eccezionali, mantenendo margini di sicurezza sufficienti su una strada che, per quanto chiusa e preparata, non è una infrastruttura dedicata ai record.
La U9 era già entrata nel programma di sviluppo ad altissime prestazioni di BYD nel 2024, quando la versione standard aveva toccato 391,94 km/h. Nel 2025 la U9 Xtreme aveva poi fatto segnare 472,41 km/h in agosto e 496,22 km/h il mese successivo. Un esemplare con specifiche analoghe aveva completato il Nürburgring Nordschleife in 6 minuti e 59,157 secondi, prima elettrica di produzione sotto i sette minuti; in seguito, una Porsche Taycan Turbo GT equipaggiata con kit Manthey ha abbassato quel riferimento a 6 minuti e 55,533 secondi. Le due prestazioni misurano capacità differenti, ma delineano una competizione ormai concreta tra costruttori elettrici nel segmento delle auto più sofisticate e costose.
Che cosa certifica davvero il record
La definizione di “auto di produzione più veloce” richiede però una precisazione importante. Il risultato di Abu Dhabi è una velocità rilevata in una sola direzione, non la media di due passaggi opposti. Questo formato è stato riconosciuto da FIA e Guinness World Records, ma non coincide con tutti i protocolli impiegati nel settore. Alcune classifiche adottano standard più severi, chiedendo due corse in versi opposti per compensare l’effetto del vento, della pendenza e delle condizioni ambientali, oltre a verifiche indipendenti sulle specifiche della vettura.
Il Petersen Automotive Museum, per esempio, usa criteri che escluderebbero un run singolo dalla sua graduatoria ufficiale delle auto di produzione più rapide. Non è un dettaglio burocratico: alle velocità estreme, anche fattori ambientali marginali possono influire sul dato finale. La U9 Xtreme può quindi rivendicare il primato nella categoria esplicitamente certificata — massima velocità in una direzione per un’auto di produzione elettrica — senza che questo risolva ogni confronto possibile con record ottenuti secondo procedure diverse.
Il riferimento ai 500 km/h conserva comunque un notevole peso industriale. Per BYD, che è il maggiore costruttore automobilistico cinese, Yangwang rappresenta il laboratorio attraverso cui dimostrare competenze su motori, elettronica di potenza, batterie e controllo del veicolo che non appartengono soltanto al mondo delle citycar o dei SUV elettrici. La U9 Xtreme non è destinata a indicare il mercato di massa, né la sua architettura da 1.200 volt sarà trasferita automaticamente sui modelli più accessibili. Ma progetti simili permettono di testare soluzioni in condizioni molto più severe di quelle dell’uso quotidiano.
È anche un segnale di posizionamento per l’industria cinese. I record di velocità hanno da sempre una funzione simbolica: non raccontano l’utilità di una vettura nell’impiego stradale, ma mostrano fino a quale punto un produttore è disposto a spingere ricerca, filiera e validazione tecnica. Per un gruppo come BYD, oggi molto forte nei volumi e nella produzione integrata di batterie, entrare nel territorio tradizionalmente presidiato da marchi europei di hypercar significa rivendicare credibilità anche nell’ingegneria ad altissime prestazioni.
Un traguardo tecnico, non una misura dell’auto elettrica quotidiana
La distanza fra una U9 Xtreme da oltre 2.900 CV e un’elettrica destinata alle famiglie resta enorme. Il record non offre indicazioni dirette su autonomia, costi, infrastrutture di ricarica o durata della batteria, cioè i temi che orientano la diffusione dei veicoli a batteria. Non dice neppure quanto sia rappresentativa la configurazione impiegata rispetto alle auto effettivamente consegnate ai clienti, un aspetto sempre centrale quando si discute di vetture omologate per la strada e prodotte in numeri limitati.
Ciò che mostra, però, è la maturità raggiunta da alcuni elementi della catena elettrica: densità di potenza dei motori, velocità di commutazione e gestione termica dell’elettronica, capacità di scarica della batteria, software di controllo della dinamica. Fino a qualche anno fa la coppia immediata delle elettriche veniva associata soprattutto agli scatti da fermo; il test di Abu Dhabi porta l’attenzione sulla capacità di sostenere una spinta continua fino a un regime aerodinamico estremo.
Il prossimo confronto, se arriverà, dipenderà soprattutto dalle regole adottate. Yangwang potrebbe tentare di migliorare ancora il proprio dato in una prova analoga oppure puntare a una certificazione basata su due direzioni, più comparabile con altri riferimenti storici. Per ora, il risultato di 503,17 km/h stabilisce un limite netto per le elettriche di produzione nelle condizioni dichiarate. E costringe i concorrenti, sia cinesi sia europei, a misurarsi con una soglia che fino a ieri sembrava appartenere più alla teoria che alla strada.




