Il 20 maggio 2025 l’Assemblea mondiale della sanità ha adottato il primo WHO Pandemic Agreement, un accordo internazionale nato dopo oltre tre anni di negoziati avviati in seguito alle vulnerabilità emerse durante la pandemia di Covid-19. L’obiettivo dichiarato è costruire un sistema più efficace per prevenire, prepararsi e rispondere alle future pandemie, con maggiore cooperazione tra Stati e una distribuzione più equa di strumenti come vaccini, test diagnostici, terapie e dispositivi medici.

L’intesa è stata adottata per consenso in plenaria dopo che, il giorno precedente, la commissione competente l’aveva approvata con 124 voti favorevoli, nessun voto contrario e 11 astensioni. Il dato politico e istituzionale è rilevante: per la prima volta gli Stati membri dell’OMS hanno definito un quadro specifico dedicato alle pandemie, cercando di trasformare in regole permanenti alcune delle lezioni imparate dal 2020 in poi.

Perché si è arrivati a un accordo globale

Il Covid-19 ha mostrato che la capacità scientifica di sviluppare vaccini e terapie in tempi record non basta se produzione, accesso e distribuzione restano fortemente squilibrati. Durante l’emergenza, molti Paesi con meno risorse hanno ricevuto vaccini e strumenti diagnostici più tardi, mentre le catene globali di approvvigionamento hanno subito interruzioni e competizione tra governi per materie prime e dispositivi.

L’accordo cerca quindi di spostare l’attenzione dalla sola risposta emergenziale a una preparazione permanente. Questo significa investire in sorveglianza epidemiologica, sistemi sanitari resilienti, ricerca, laboratori, capacità produttiva regionale e meccanismi di coordinamento internazionale. La logica è semplice: quando una minaccia sanitaria attraversa le frontiere in poche settimane, nessun Paese può considerare la propria preparazione completamente separata da quella degli altri.

Accesso ai prodotti sanitari e capacità produttiva

Uno dei punti centrali riguarda l’accesso alle contromisure mediche. L’accordo punta a favorire una disponibilità più tempestiva ed equa di vaccini, farmaci e diagnostica, anche attraverso il rafforzamento della produzione in più aree del mondo. Questo tema ha una dimensione tecnologica decisiva: significa trasferimento di competenze, capacità industriale, reti di ricerca e sistemi regolatori capaci di autorizzare rapidamente prodotti sicuri ed efficaci.

Non significa che tutti i problemi di proprietà intellettuale, prezzi o approvvigionamento siano automaticamente risolti. Il valore dell’accordo dipenderà da come verranno sviluppati gli strumenti operativi e da quanto gli Stati saranno disposti a tradurre gli impegni in investimenti, procedure condivise e cooperazione concreta.

Il nodo dei patogeni e della condivisione dei benefici

Tra i passaggi ancora da completare c’è il sistema denominato Pathogen Access and Benefit Sharing, pensato per collegare l’accesso rapido a campioni e informazioni sui patogeni alla condivisione dei benefici derivanti dalla ricerca e dallo sviluppo di prodotti sanitari. È un tema delicato perché la velocità nella condivisione dei dati può accelerare la scienza, ma i Paesi che mettono a disposizione campioni e sequenze chiedono garanzie sul fatto che i risultati non siano poi accessibili soltanto alle economie più ricche.

Il sistema PABS dovrà quindi trovare un equilibrio tra apertura scientifica, sicurezza, incentivi alla ricerca e accesso equo. È probabilmente uno dei banchi di prova più importanti dell’intero accordo.

Cosa cambia per ricerca e industria

Per aziende biotech, farmaceutiche, produttori di diagnostica e infrastrutture sanitarie, il nuovo quadro può favorire una maggiore pianificazione di lungo periodo. La preparazione pandemica non riguarda soltanto la capacità di produrre un vaccino dopo l’emergere di un nuovo virus: comprende piattaforme tecnologiche, impianti adattabili, capacità di riempimento e confezionamento, scorte strategiche, reti di sequenziamento e sistemi informatici per il monitoraggio.

Se applicato in modo efficace, l’accordo può spingere governi e imprese a investire prima delle crisi, quando l’urgenza politica è minore ma il costo della prevenzione è molto più basso rispetto a quello di una risposta tardiva. È un cambio di prospettiva: trattare la preparazione sanitaria come infrastruttura strategica, non come spesa eccezionale da attivare soltanto in emergenza.

Un accordo importante, ma l’attuazione sarà decisiva

L’adozione non chiude il lavoro. L’efficacia del Pandemic Agreement dipenderà dalle modalità con cui i Paesi lo recepiranno e applicheranno, dalle risorse disponibili e dalla capacità di costruire fiducia tra governi, industria e comunità scientifica. La pandemia di Covid-19 ha dimostrato quanto velocemente la cooperazione possa lasciare spazio alla competizione quando le risorse sono scarse.

Il risultato del 2025 è quindi soprattutto la costruzione di una base comune. La vera misura del successo arriverà quando si presenterà la prossima minaccia: se dati, vaccini, terapie e capacità produttiva saranno disponibili più rapidamente e in modo più uniforme, l’accordo avrà trasformato una lezione storica in una nuova infrastruttura globale di salute pubblica.

Fonti