Il venture capital continua a riversare capitali nell’intelligenza artificiale, ma scegliere le aziende destinate a durare è diventato più complesso. È su questo scarto, fra abbondanza di denaro e scarsità di convinzione, che Benchmark porterà per la prima volta la sua attuale partnership al completo sul palco principale di TechCrunch Disrupt 2026, in programma a San Francisco.

Jack Altman, Peter Fenton, Chetan Puttagunta, Everett Randle ed Eric Vishria parteciperanno alla sessione intitolata What We Believe Now. L’incontro non viene presentato come una ricostruzione della storia del venture capital, ma come una discussione sulle ipotesi che oggi guidano le decisioni degli investitori: da quali settori potrebbe arrivare la prossima generazione di startup rilevanti, quali convinzioni dei founder andrebbero riviste e quali opportunità rischiano di restare invisibili mentre il mercato rincorre gli stessi filoni.

La presenza congiunta dei cinque partner è significativa soprattutto perché Benchmark è tra le firme più riconoscibili del venture capital della Silicon Valley e ha costruito la propria reputazione su investimenti iniziali selettivi e concentrati. Riunire il gruppo dirigente in un momento di revisione della strategia del fondo offre quindi una fotografia utile delle tensioni che attraversano l’ecosistema: la velocità con cui è possibile realizzare un prodotto è aumentata, ma questo non rende automaticamente più semplice costruire una società difendibile nel tempo.

Benchmark cambia scala mentre il mercato cambia priorità

Nel 2026 Benchmark ha modificato in modo sostanziale la propria struttura di investimento, raccogliendo circa 2 miliardi di dollari complessivi. La cifra comprende un fondo principale da 750 milioni di dollari e il primo growth fund della società, da 1,25 miliardi. Per una realtà associata storicamente agli investimenti early stage, l’ingresso formale in una strategia dedicata alla crescita segnala la necessità di accompagnare le aziende anche in fasi successive del loro sviluppo.

Non è un dettaglio organizzativo: riflette un mercato in cui molte società tecnologiche raccolgono grandi round molto prima rispetto al passato e in cui gli investitori devono decidere se limitarsi a individuare i progetti promettenti o mantenere la capacità finanziaria per sostenerli quando aumentano dimensione e fabbisogno di capitale. Il panel potrà chiarire come Benchmark intenda leggere questo passaggio, senza che l’annuncio dell’evento anticipi una nuova tesi ufficiale o specifici settori su cui il fondo concentrerà gli investimenti.

La discussione arriva inoltre mentre l’AI continua ad assorbire una parte eccezionale delle risorse disponibili. Secondo i dati OECD citati da TechCrunch, nel 2025 le imprese del comparto hanno ricevuto il 61% degli investimenti globali di venture capital: 258,7 miliardi di dollari su 427,1 miliardi complessivi. La distribuzione non è stata uniforme. Le operazioni superiori a 100 milioni di dollari hanno rappresentato circa il 73% del valore totale investito nell’AI.

La conseguenza è un mercato polarizzato. Da un lato, i capitali per le società che vengono considerate potenziali leader di categoria sono molto abbondanti; dall’altro, la competizione per entrare in quel ristretto gruppo è sempre più intensa. Per founder e investitori la questione non riguarda soltanto l’adozione dell’AI, ma il posto che ciascuna azienda può occupare nella catena del valore: modelli, infrastrutture, dati proprietari, distribuzione e applicazioni affrontano logiche competitive differenti.

Il nodo non è soltanto costruire velocemente

La capacità di sviluppare software e prototipi con tempi ridotti ha cambiato la soglia d’ingresso in molti mercati. In questa fase, una demo efficace o un lancio rapido possono bastare per attirare attenzione, ma non risolvono i problemi che interessano un investitore di lungo periodo: margini, accesso ai clienti, costi di acquisizione, possibilità di replica da parte dei concorrenti e continuità del vantaggio competitivo.

Il confronto fra i partner di Benchmark dovrebbe ruotare anche intorno a questa distinzione. TechCrunch indica fra gli argomenti attesi il rischio di sovraffollamento del livello applicativo dell’AI e la collocazione della difendibilità tecnologica: se risieda nei modelli, nell’infrastruttura, nei dati o nella distribuzione. Non sono alternative astratte. Un’azienda che dipende da tecnologie disponibili a molti concorrenti dovrà probabilmente dimostrare con maggiore forza il proprio rapporto con i clienti o il valore del proprio prodotto; una società con asset più difficili da replicare potrebbe invece richiedere capitali e tempi più lunghi per arrivare sul mercato.

Da qui deriva anche un’altra domanda prevista sul palco: se l’attenzione concentrata su pochi temi stia facendo passare in secondo piano attività con fondamentali più solidi, ma meno evidenti nel dibattito del momento. Per il pubblico di Disrupt, composto da founder, investitori e operatori dell’industria, il valore dell’incontro sarà meno nelle risposte definitive che nella possibilità di confrontare criteri di valutazione applicati da una partnership con esperienze molto diverse.

Esperienze differenti dietro un’unica firma

Jack Altman è entrato in Benchmark quest’anno dopo aver fondato Lattice e aver dato vita alla società di investimento Alt Capital. Prima del suo ingresso in Benchmark, Alt Capital aveva raccolto 425 milioni di dollari per le proprie attività di investimento nelle fasi iniziali. La sua presenza aggiunge al panel una prospettiva maturata direttamente nella costruzione di un’azienda e poi nel passaggio al lato finanziario dell’ecosistema.

Peter Fenton porta invece uno dei percorsi più lunghi all’interno del venture capital. Nel suo portafoglio rientrano, fra le altre, Sierra, Digits e Sema4.ai sul fronte AI. Ha inoltre ricoperto incarichi nel consiglio di amministrazione di sette società arrivate con successo alla quotazione, tra cui Twitter, Elastic, New Relic, Zendesk e Yelp. È un profilo che consente di collegare l’attuale entusiasmo per l’AI a cicli tecnologici precedenti, nei quali la crescita rapida non sempre è coincisa con la creazione di valore duraturo.

Chetan Puttagunta lavora soprattutto sul software enterprise nelle fasi iniziali e ha investito in aziende come MongoDB, MuleSoft, Elastic, Modern Treasury, Legora e Stytch. Everett Randle porta esperienza in investimenti condotti attraverso stadi e categorie differenti. Insieme a Eric Vishria, completa un gruppo che il pubblico vedrà riunito nella sua configurazione attuale sul Disrupt Stage.

La diversità dei percorsi non garantisce una linea comune, e proprio questa sembra essere una delle ragioni dell’incontro. TechCrunch anticipa che sul palco potrebbero emergere posizioni non coincidenti. In una fase in cui il linguaggio dell’AI tende spesso a uniformare pitch e strategie, il dissenso ragionato fra investitori può essere più informativo di una lista di previsioni condivise.

Un appuntamento per leggere il prossimo ciclo

La sessione di Benchmark si inserisce nel programma di TechCrunch Disrupt 2026 come momento dedicato ai criteri con cui verranno selezionate le startup del prossimo ciclo, non come annuncio di singoli investimenti. Per chi sta costruendo un’impresa, il tema concreto sarà capire quali elementi possano distinguere un’azienda in un mercato in cui la tecnologia è più accessibile, ma l’attenzione degli investitori resta concentrata su pochi potenziali vincitori.

Per chi osserva il venture capital, invece, sarà l’occasione per valutare come un fondo storico interpreti la propria espansione verso il growth e la concentrazione dei finanziamenti nell’AI. Le iscrizioni all’evento sono aperte e TechCrunch comunica uno sconto fino a 200 dollari sui biglietti fino al 25 settembre, alle 23:59 del Pacific Time. Le risposte che emergeranno sul palco non cambieranno da sole il mercato, ma aiuteranno a capire quali domande gli investitori considerano ormai decisive.

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