Le strade di Navahermosa, piccolo comune della provincia di Toledo da poco più di 3.500 abitanti, si sono fermate per Jesús de Miguel Alameda, conosciuto nel calcio come Demi. Il funerale dell’attaccante del CD Tenerife, morto a 30 anni dopo il grave incidente avvenuto in campo nella gara contro l’Andorra, ha riunito familiari, amici, compagni e una parte larga delle istituzioni del calcio spagnolo.
Il corteo ha accompagnato la bara dal tanatorio comunale alla chiesa di San Miguel Arcángel, prima della sepoltura nel cimitero del paese legato alla famiglia del giocatore. Alla cerimonia hanno partecipato l’intera squadra e lo staff del Tenerife, ex compagni di altre tappe della sua carriera, dirigenti di club e rappresentanti federali. C’erano il presidente della RFEF Rafael Louzán, il commissario tecnico della Spagna Luis de la Fuente e il direttore sportivo Aitor Karanka; Real Madrid era rappresentato da Florentino Pérez ed Emilio Butragueño.
La presenza di tante figure del settore, inclusi dirigenti della Liga e dell’associazione calciatori AFE, racconta l’impatto di una vicenda che ha superato rapidamente i confini di una singola squadra o della Segunda División. De la Fuente ha spiegato di essere arrivato per stare accanto ai genitori, alla moglie María e alla figlia Clara. In un passaggio breve, ha richiamato la capacità del calcio di fare fronte comune quando una comunità è colpita dal dolore.
Il dramma nella partita contro l’Andorra
L’episodio risale ai minuti finali della sfida fra Tenerife e Andorra. De Miguel ha rincorso un pallone verso il cerchio di centrocampo ed è entrato in collisione con il portiere avversario Jesús Owono. I soccorsi sono intervenuti immediatamente: il giocatore è stato trattato sul terreno di gioco, quindi portato in ambulanza e trasferito all’Hospital Universitario Nuestra Señora de Candelaria di Santa Cruz de Tenerife.
Il club aveva comunicato che il battito cardiaco era stato ristabilito e che i medici erano riusciti a farlo respirare di nuovo. Nelle ore successive, tuttavia, il quadro neurologico è peggiorato e il decesso è stato annunciato dal Tenerife la mattina seguente. Una prima valutazione autoptica ha indicato un trauma toracico compatibile con commotio cordis, un arresto cardiaco provocato da un impatto che, per produrre quell’effetto, deve verificarsi in una finestra estremamente precisa del ciclo cardiaco.
Resta aperta un’indagine ordinaria, che dovrà ricostruire la dinamica dell’accaduto e verificare anche il rispetto dei protocolli sanitari. Non è un passaggio formale irrilevante: in un caso tanto raro e traumatico, l’accertamento serve a definire con precisione responsabilità, interventi e sequenza dei soccorsi, senza trasformare prematuramente un dramma sportivo in un processo pubblico. Owono, coinvolto nel contrasto, ha visto esponenti del suo club presenti alle esequie attraverso la delegazione dell’Andorra, guidata anche dal proprietario Gerard Piqué.
Una carriera costruita lontano dai riflettori
La reazione del calcio spagnolo è legata anche alla traiettoria di De Miguel. Non era un nome da copertina né un calciatore della Liga maggiore: aveva lavorato a lungo nelle categorie inferiori, passando fra gli altri da Fuenlabrada, Inter Madrid, Unión Adarve, Navalcarnero, Salamanca e Castellón. Cresciuto nel settore giovanile del Leganés, aveva conquistato l’accesso al calcio professionistico soltanto a 27 anni e aveva poi giocato 40 partite in Segunda División.
Al Tenerife, arrivare in seconda serie rappresentava il compimento di un obiettivo maturato in anni di spostamenti, infortuni e promozioni ottenute con squadre meno esposte mediaticamente. Per questo, accanto alla commozione personale, il caso ha toccato un mondo composto da molti professionisti che vivono il calcio senza gli stipendi e le protezioni dei vertici. Javi Alonso, suo compagno, lo ha ricordato come un lavoratore e una persona disponibile; De Miguel faceva parte anche dell’AFE, il sindacato dei calciatori.
Il presidente del Tenerife Felipe Miñambres ha parlato apertamente della necessità di ricorrere a un sostegno professionale per attraversare le prossime settimane. È un segnale importante in uno spogliatoio che ha assistito direttamente all’emergenza e in una famiglia che, nel giro di poche ore, è stata esposta a una perdita improvvisa e a un’attenzione nazionale. Il maggiore azionista del club, Rayco García, ha promesso vicinanza concreta alla moglie e alla figlia dell’attaccante; l’ex Tenerife Fran Sol ha inoltre avviato una raccolta fondi per i familiari.
Il calendario diventa una scelta di tutela
La morte di De Miguel ha imposto anche un confronto meno visibile ma delicato: quando far ripartire le competizioni. L’AFE ha chiesto che le partite venissero fermate, dopo aver consultato i calciatori e raccolto una posizione contraria al ritorno immediato in campo. La Liga ha invece stabilito lo svolgimento del turno, con l’eccezione degli incontri che riguardano Tenerife, Andorra e Castellón, uno degli ex club dell’attaccante.
La decisione non cancella la distanza fra le parti. Da un lato c’è l’esigenza organizzativa di un campionato con obblighi televisivi, logistici e regolamentari; dall’altro il fatto che un calendario non può ignorare lo stato psicologico di chi ha condiviso il campo con il giocatore o ha seguito i soccorsi da vicino. Il rinvio selettivo riconosce l’eccezionalità della situazione, ma lascia aperta la discussione sul margine di autonomia che giocatori e squadre dovrebbero avere dopo un lutto di questa portata.
Nel resto del Paese, i gesti di cordoglio si sono moltiplicati. Davanti al gate 9 dello stadio Heliodoro Rodríguez López sono comparsi fiori e candele; la RFEF ha cancellato le partite di Copa del Rey previste nel periodo immediatamente successivo. In Champions League Nico Paz, il cui padre ha giocato per il Tenerife, ha esposto una maglia in memoria di De Miguel. L’UD Las Palmas, rivale storica dei tinerfeñi, ha annunciato che indosserà la terza divisa, blu e bianca come i colori del Tenerife.
Sabato è previsto un nuovo momento di raccoglimento allo stadio del Tenerife, aperto al pubblico. Sarà l’occasione per la comunità dell’isola, rimasta lontana dal funerale tenuto sulla terraferma, di salutare il proprio attaccante. L’indagine dovrà intanto offrire risposte sull’accaduto, mentre club, Lega e sindacato saranno chiamati a gestire le conseguenze umane prima ancora che sportive di una morte che ha sconvolto la Segunda División.




