Jessica Rosval è la World’s Best Female Chef 2026 per The World’s 50 Best Restaurants. Il premio individuale, assegnato a Lima durante la cerimonia della classifica internazionale, arriva insieme a un risultato che ne amplia la portata: Al Gatto Verde, il ristorante guidato dalla chef canadese nella tenuta di Casa Maria Luigia alle porte di Modena, entra nella Top 50 direttamente al numero 24.

Per l’alta ristorazione italiana non è soltanto un riconoscimento a una professionista cresciuta nella brigata di Massimo Bottura. È la conferma della visibilità internazionale raggiunta da un progetto aperto nel 2023, costruito attorno alla cottura alla brace, al forno a legna e alle affumicature, ma anche alla relazione con la filiera emiliana e con il paesaggio agricolo in cui il ristorante opera. Nel sistema della ristorazione di destinazione, dove reputazione, riconoscimenti e capacità di attrarre viaggiatori si alimentano a vicenda, l’ingresso in classifica può avere effetti concreti sull’intero territorio.

Rosval ha accolto il premio sottolineando il valore della comunità e dell’apertura verso l’esterno: «Questo premio per me significa una grande forza della comunità, di viaggiare, di andare al ristorante, di scoprire nuove cose». Un passaggio coerente con il percorso della chef, che ha unito una formazione internazionale e una lunga esperienza in Italia a un’attività sociale strutturata.

Da Montréal alla campagna modenese

Nata a Montréal, Jessica Rosval si è formata nella cucina classica francese e ha lavorato in Columbia Britannica prima di trasferirsi in Italia nel 2013. L’ingresso nella squadra dell’Osteria Francescana ha segnato l’avvio di una traiettoria professionale sviluppata nell’ecosistema gastronomico creato da Bottura e Lara Gilmore. Nel 2019 è diventata chef de cuisine di Casa Maria Luigia, la struttura di ospitalità nella campagna modenese, per poi assumere la guida di Al Gatto Verde dalla sua apertura.

Il ristorante ha scelto il fuoco come elemento operativo centrale, non come semplice richiamo estetico. Brace, legna e fumo diventano strumenti per intervenire su consistenze e intensità dei sapori, in una cucina che mette in relazione ingredienti locali, memoria emiliana e riferimenti maturati dalla chef in Canada. Questa identità ha già portato una stella Michelin e la Stella Verde nella guida 2025, riconoscimento legato alle pratiche di sostenibilità.

La coincidenza con il vertice della classifica 2026 offre un’ulteriore chiave di lettura. Al primo posto mondiale c’è infatti Asador Etxebarri di Atxondo, nei Paesi Baschi, il ristorante di Bittor Arginzoniz noto per il lavoro alla griglia. I due indirizzi hanno linguaggi e dimensioni differenti, ma testimoniano come una tecnica antica continui a essere rilevante nell’alta cucina contemporanea quando è sostenuta da controllo, conoscenza della materia prima e coerenza progettuale.

Il premio guarda anche al lavoro fuori dalla sala

La motivazione diffusa da The World’s 50 Best Restaurants non riguarda esclusivamente la proposta gastronomica di Al Gatto Verde. L’organizzazione ha richiamato la capacità di Rosval di guidare la brigata e il suo impegno nell’aprire opportunità professionali alle donne. Un aspetto legato soprattutto a Roots, il ristorante sociale fondato con Caroline Caporossi e connesso all’Associazione per l’Integrazione delle Donne.

Roots propone a donne migranti un percorso di formazione retribuito nella ristorazione. L’iniziativa aveva ricevuto nel 2024 il Champions of Change Award della stessa 50 Best. Il nuovo riconoscimento rende dunque più visibile un modello che prova a intervenire su una delle fragilità croniche del settore: l’accesso discontinuo alla formazione, al reddito e a ruoli qualificati per persone che incontrano ostacoli linguistici, sociali o amministrativi.

È un punto che merita di essere distinto dalla retorica dell’inclusione. La cucina professionale resta un ambiente ad alta intensità di lavoro, con orari difficili e una tradizionale distanza tra il prestigio pubblico dell’alta gastronomia e le condizioni di chi la rende possibile ogni giorno. Il valore di progetti come Roots dipende dalla continuità dei percorsi, dalla qualità della formazione e dalla loro capacità di tradursi in occupazione, non dalla sola esposizione ottenuta con un premio. La 50 Best, tuttavia, porta questa esperienza davanti a un pubblico internazionale di cuochi, imprenditori e viaggiatori.

Massimo Bottura, presente a Lima, ha interpretato il risultato come il riconoscimento di una crescita costruita nel tempo: «Sono più contento oggi di quando riceviamo i premi noi». Per lo chef modenese, il passaggio da una brigata di riferimento alla guida autonoma di una cuoca formata al suo interno è anche un indicatore della capacità di un gruppo di generare nuove leadership, anziché concentrare l’attenzione su un solo nome.

La fotografia italiana nella classifica 2026

Al Gatto Verde è uno dei cinque ristoranti italiani inclusi nei primi cinquanta della graduatoria. Il miglior piazzamento nazionale è quello di Piazza Duomo di Enrico Crippa, ventesimo ad Alba; seguono Al Gatto Verde al 24°, Reale di Niko Romito al 27°, Atelier Moessmer Norbert Niederkofler al 38° a Brunico e Le Calandre della famiglia Alajmo al 43° a Rubano.

Rispetto al 2025, l’Italia perde una presenza nella Top 50. Lido 84 non compare dopo la chiusura del ristorante nel marzo 2026, mentre Uliassi esce dalla graduatoria principale e si ferma al numero 51. Il dato non restituisce quindi una crescita numerica della rappresentanza italiana, ma segnala un ricambio: all’uscita di insegne consolidate corrisponde l’arrivo di un locale giovane, radicato in un progetto di ospitalità diffusa e non nel solo formato del ristorante cittadino.

Per Modena il risultato aggiunge un tassello a una notorietà gastronomica già consolidata. La città e la sua provincia hanno costruito negli anni un capitale reputazionale che comprende prodotti identitari, ristorazione d’autore, turismo culturale e ospitalità rurale. Un riconoscimento come quello assegnato a Rosval può allargare il pubblico interessato alla destinazione, ma al tempo stesso aumenta la pressione sul sistema locale: disponibilità, competenze, filiere, mobilità e capacità di mantenere un’offerta all’altezza delle aspettative diventano fattori decisivi.

Il titolo di Best Female Chef resta un premio separato dalla classifica e non misura da solo la qualità dell’intero settore, né risolve la questione della presenza femminile nelle posizioni di comando. Ha però un peso simbolico rilevante. Rosval è la seconda chef alla guida di un ristorante italiano a riceverlo dopo Nadia Santini, premiata nel 2013 e ricordata durante la serata di Lima dopo la sua recente scomparsa.

Il prossimo banco di prova sarà trasformare questa attenzione in stabilità. Al Gatto Verde dovrà gestire l’aumento di domanda e l’aspettativa internazionale senza diluire l’identità che ne ha favorito l’ascesa. Per Rosval, il premio offre una piattaforma più ampia da cui raccontare sia la propria cucina sia il lavoro di Roots. Per la ristorazione italiana, invece, il caso modenese mostra che la competitività globale può nascere dall’incontro fra tecnica, territorio, ospitalità e responsabilità sociale, a condizione che questi elementi siano parte di un progetto verificabile e non soltanto del suo racconto.

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