Meta amplia la propria presenza sugli occhi e sul volto con una scelta che risponde direttamente a una delle obiezioni più ricorrenti contro gli smart glasses: la fotocamera. Al Connect 2026 l’azienda ha annunciato Ray-Ban Meta Audio, un modello privo di sensore fotografico e video, accanto alla terza generazione dei Ray-Ban Meta con camera e ai nuovi Meta VR Glasses, un dispositivo per realtà virtuale e mista molto più leggero dei visori Quest tradizionali.

Non è un semplice aggiornamento di catalogo. Meta sta costruendo una famiglia di prodotti differenziata per grado di immersione, capacità di acquisizione e contesto d’uso: occhiali pensati soprattutto per ascoltare e parlare, montature che mantengono la cattura di immagini e video, e un visore che punta a rendere più praticabile la realtà mista fuori dalla forma ingombrante del casco. A completare il quadro, l’azienda ha indicato l’arrivo di Muse, il suo agente AI, sulla piattaforma degli smart glasses.

Ray-Ban Meta Audio rinuncia alla camera, non alle funzioni vocali

Il dato che distingue Ray-Ban Meta Audio è anche il più rilevante dal punto di vista sociale: non ci sono fotocamere. Non possono quindi scattare fotografie né registrare video, due capacità che hanno alimentato negli ultimi mesi discussioni sulla privacy e sulla riconoscibilità di chi indossa occhiali connessi in luoghi pubblici.

Meta non abbandona però l’idea degli occhiali come interfaccia audio. Il nuovo modello conserva le funzioni sonore della linea, incluse quelle legate alla voce, ma sostituisce l’approccio “camera first” con una proposta più vicina a cuffie open-ear integrate in una montatura Ray-Ban. Il peso dichiarato è di 43 grammi, inferiore a quello degli altri modelli della gamma.

L’autonomia promessa è di 12 ore con una carica, estendibile fino a 48 ore usando la custodia di ricarica inclusa. Il prodotto arriverà in 23 combinazioni di colori e stili, tra cui le montature Clubmaster e Burbank. Negli Stati Uniti il prezzo indicato è di 349 dollari: i preordini sono già aperti e le spedizioni inizieranno il 10 ottobre.

La scelta elimina una parte del problema, ma non trasforma automaticamente gli occhiali in un accessorio “neutro”. Microfoni, assistente vocale e connettività restano elementi da valutare per chi li indossa e per le persone presenti attorno a lui. Tuttavia la rinuncia esplicita alla camera stabilisce una separazione finora assente nella proposta di Meta: si può volere un dispositivo per chiamate, ascolto e comandi vocali senza portare con sé una videocamera indossabile.

La terza generazione mantiene foto e video, con più autonomia

Per chi invece considera la cattura di contenuti una funzione essenziale, Meta aggiorna la propria linea principale con Ray-Ban Meta Gen 3. Gli occhiali integrano una fotocamera da 12 megapixel e supportano la registrazione video 3K con Dolby Atmos. È un’evoluzione che conferma la direzione presa dalla piattaforma: non limitarsi a registrare ciò che si vede, ma cercare di rendere il risultato abbastanza curato da essere condiviso.

Meta dichiara fino a nove ore di autonomia, due in più rispetto alla generazione precedente. Sul fronte audio, il modello adotta un sistema con sei microfoni progettato per migliorare la resa sonora e ridurre i rumori di fondo. Sono modifiche che puntano soprattutto alla quotidianità: chiamate in ambienti affollati, richieste vocali rivolte all’assistente e riprese effettuate mentre ci si muove.

Le due linee Ray-Ban, in sostanza, non sono alternative soltanto per stile o prezzo. Esprimono due compromessi distinti. Gen 3 conserva l’ambizione di documentare il mondo dal punto di vista di chi indossa gli occhiali; Audio rinuncia volontariamente a quell’uso per evitare il principale elemento di diffidenza che accompagna la categoria. Resta da vedere se l’assenza della camera sarà percepita come un limite oppure come una ragione sufficiente per adottare il prodotto in contesti dove i modelli tradizionali risultano sgraditi.

Meta VR Glasses: il Quest si sposta nella tasca

L’altra novità rilevante è Meta VR Glasses. Pur appartenendo allo stesso annuncio, è un prodotto molto diverso dai Ray-Ban Meta: non punta a restare invisibile come una montatura tradizionale, ma a ridurre il peso e l’ingombro dei visori per realtà virtuale e aumentata. L’aspetto è quello di grandi occhiali o goggles; Meta sostiene che pesino un quinto di Meta Quest 3 e che non richiedano una fascia attorno alla testa.

La leggerezza dipende da una scelta architetturale precisa. Elaborazione e batteria non sono nel dispositivo indossato sul viso, ma in un modulo esterno collegato agli occhiali. È una soluzione già nota in altre categorie di display indossabili e permette di alleggerire il componente più visibile, introducendo però la necessità di portare con sé un secondo elemento hardware.

Davanti agli occhi ci sono due pannelli micro-OLED 5K, con risoluzione di 2.412 per 2.288 pixel per occhio. Chi necessita di correzione visiva potrà inserire lenti graduate magnetiche; Meta non ha comunicato il prezzo di questi accessori. Il dispositivo utilizza lo stesso software dell’ecosistema Quest, dunque sarà compatibile con i giochi, le app sportive e i servizi di streaming già disponibili sulla piattaforma, inclusi titoli come Beat Saber e servizi come Disney+.

I comandi non dipendono da controller inclusi. Si basano invece sul tracciamento degli occhi e delle mani: un pizzico con le dita può aprire o selezionare elementi, mentre un gesto con il pugno e il pollice consente di scorrere i contenuti. Restano compatibili i controller Quest già esistenti e gamepad come quelli Xbox. Meta cita anche scenari produttivi, con monitor virtuali distribuiti nello spazio e una tastiera proiettata su una superficie, sulla quale le fotocamere rilevano la posizione delle dita.

La formula ha limiti evidenti. Il campo visivo non copre completamente quello dell’utente come accade nei visori più tradizionali, quindi l’effetto di immersione può risultare meno intenso. Inoltre il cavo e il compute puck sono il prezzo da pagare per un dispositivo facciale più leggero. Meta VR Glasses costerà 1.300 dollari e l’azienda prevede di iniziare le consegne nella primavera del 2027.

Display, navigazione e l’espansione del sistema di occhiali

Al Connect Meta ha aggiornato anche Meta Ray-Ban Display, la linea dotata di display. Tra le funzioni annunciate figurano la navigazione a mani libere per bici e trasporto pubblico, inizialmente prevista più avanti nel mese negli Stati Uniti e in Canada, e indicazioni pedonali che cercano di usare riferimenti visibili nell’ambiente anziché limitarsi ai nomi delle strade.

È previsto inoltre Hologram, un avatar digitale fotorealistico dell’utente per le videochiamate, ottenuto dopo una breve acquisizione nell’app Meta AI e animato dalla voce. Meta introdurrà anche l’app Explore e allargherà la disponibilità di Ray-Ban Display con gli ordini online e l’arrivo nel Regno Unito, in Canada, Francia, Italia e Germania.

Questi aggiornamenti mostrano che la partita non riguarda più soltanto l’hardware. Per Meta, gli occhiali stanno diventando un punto d’accesso a servizi di navigazione, comunicazione e assistenza AI. La sfida sarà rendere queste funzioni utili senza spingere gli utenti a dipendere da un’interfaccia sempre presente e senza riaprire i problemi di fiducia che il modello Audio prova ora ad affrontare in modo diretto.

Fonti