Per decenni MIPCOM è stato uno dei luoghi in cui la televisione internazionale trasformava cataloghi in accordi: distributori, broadcaster e piattaforme arrivavano a Cannes con appuntamenti serrati, diritti da acquistare o vendere e una geografia precisa del mercato. L’edizione in programma a ottobre 2026 conserva quella funzione, ma gli organizzatori di RX France stanno lavorando perché non sia più l’unica ragione per partecipare.
La direttrice Lucy Smith indica una trasformazione necessaria, prima ancora che cosmetica. La distribuzione resta il perno della manifestazione, ma MIPCOM vuole intercettare i soggetti che oggi possono generare proprietà intellettuale, audience e risorse economiche al di fuori dei canali televisivi tradizionali: aziende della creator economy, marchi interessati all’intrattenimento, produttori di contenuti verticali e operatori che sperimentano applicazioni dell’intelligenza artificiale nel settore audiovisivo.
Dietro il cambio di impostazione c’è un mercato che ha perso parte della sua prevedibilità. Le acquisizioni continuano a essere centrali, e gli executive incaricati di comprare contenuti sono attesi a Cannes, ma la capacità di spesa è sottoposta a una pressione crescente. Per molti compratori i budget sono più limitati; per distributori medi e piccoli, la competizione e la concentrazione degli operatori rendono più difficile sostenere lo stesso modello commerciale di pochi anni fa.
In questo scenario, un appuntamento costruito esclusivamente sulla vendita di programmi rischia di riflettere un’industria che non esiste più nella stessa forma. Il piano di MIPCOM è dunque ampliare le occasioni d’incontro senza abbandonare il mercato dei diritti: trovare IP sfruttabile su più piattaforme, discutere nuovi modelli di finanziamento, mettere in relazione studi, creator e brand, oltre a seguire gli sviluppi tecnologici che stanno modificando produzione e distribuzione.
La creator economy entra nella programmazione, non solo nei corridoi
Il segnale più evidente sarà l’apertura affidata a Dhar Mann e Sean Atkins. Mann, fondatore di Dhar Mann Studios, e il CEO della società terranno insieme una keynote prima dell’avvio formale del mercato. È una scelta che attribuisce ai creator-led business un ruolo da interlocutori industriali: non ospiti laterali chiamati a raccontare il proprio successo sulle piattaforme, ma aziende capaci di costruire cataloghi, gestire community e sviluppare rapporti commerciali diretti.
La centralità dei creator deriva anche dalle richieste arrivate agli organizzatori da parte degli studios, interessati a conoscere aziende nate online e già strutturate. Queste realtà si collocano spesso nel punto di contatto fra personalità editoriali, format seriali, sponsorizzazioni e branded entertainment. Per un’industria abituata a separare nettamente produzione, distribuzione, pubblicità e talent management, è un confine sempre meno netto.
YouTube rappresenta il partner più visibile di questa svolta. Dopo la presenza più ampia mai avuta al MIPCOM 2025, la piattaforma di Google avrà un ruolo ancora maggiore nell’edizione imminente. La scelta racconta un fatto semplice: la filiera audiovisiva non può più trattare YouTube soltanto come una vetrina promozionale o un concorrente generico della TV. È anche un ambiente in cui nascono formati, si affinano linguaggi seriali, si raccolgono dati sull’audience e si formano imprese che possono diventare partner di coproduzione o fornitori di IP.
Brand e IP, la ricerca di finanziamenti alternativi
Il secondo asse dell’edizione riguarda i brand. Dopo la collaborazione con BrandStorytelling avviata lo scorso anno, RX France lancerà MIP BrandWorks, iniziativa dedicata al rapporto fra aziende e intrattenimento. L’obiettivo è dare una sede più definita a una pratica già diffusa: marchi che non si limitano a comprare spazi pubblicitari, ma partecipano allo sviluppo o al finanziamento di contenuti capaci di vivere come prodotti editoriali.
Per produttori e distributori questa tendenza ha un valore molto concreto. Con minori risorse provenienti dai finanziatori tradizionali, il branded entertainment può aprire fonti alternative di capitale e allargare la platea dei committenti. Non è però una scorciatoia priva di vincoli: gli interessi di un marchio, l’autonomia creativa e la tenuta internazionale di un format non coincidono automaticamente. Portare la discussione in un mercato come MIPCOM significa riconoscere che tali negoziazioni fanno ormai parte del lavoro audiovisivo, e richiedono competenze diverse dalla sola cessione territoriale dei diritti.
La stessa attenzione per l’IP va letta in questa chiave. Un format o un personaggio che può muoversi tra streaming, social, prodotti editoriali e partnership commerciali ha un potenziale economico differente rispetto a un titolo pensato per una sola finestra televisiva. Ciò non elimina il valore dei programmi tradizionali, ma aumenta il peso delle strategie di sfruttamento a lungo termine e della capacità di costruire universi riconoscibili.
Consolidamento e minore potere d’acquisto cambiano anche Cannes
La ridefinizione di MIPCOM avviene mentre l’assetto societario del settore continua a muoversi. Deadline cita Warner Bros. e Paramount, che nel 2026 avranno ancora aree e stand distinti a Cannes, osservando come questo potrebbe non accadere nell’edizione 2027. Un discorso analogo riguarda Banijay e All3Media. Al di là dei singoli dossier societari, il fenomeno è quello di un’industria in cui gruppi più grandi concentrano cataloghi, capacità produttiva e potere negoziale.
Quando il numero dei grandi interlocutori si riduce, un mercato fisico deve offrire ragioni ulteriori per restare indispensabile. Il rischio, per una fiera fondata sui meeting fra venditori e compratori, è che trattative e decisioni vengano sempre più internalizzate dai colossi o spostate su relazioni bilaterali attive tutto l’anno. L’opportunità è diventare il luogo dove si incontrano soggetti che in passato non condividevano gli stessi tavoli: distributori, studi digitali, agenzie, brand, piattaforme e fornitori di soluzioni emergenti.
Smith lega questa evoluzione anche ai passaggi compiuti negli ultimi anni, dalla spinta sulle coproduzioni e sui canali FAST fino all’Innovation Lab, pensato per allargare il confronto sullo streaming. Creator economy, contenuti verticali e AI sono il capitolo successivo di quella traiettoria. Il riferimento all’intelligenza artificiale resta per ora un’area di dibattito e di esplorazione, non l’annuncio di un singolo prodotto o standard destinato al mercato: il suo peso dipenderà dalla capacità degli operatori di tradurla in processi, strumenti e accordi con un vantaggio verificabile.
La scommessa di Cannes, quindi, non è sostituire la TV con il digitale né trasformare MIPCOM in una conferenza tecnologica. È rendere più porosi i confini fra business che oggi concorrono per lo stesso tempo del pubblico e per gli stessi investimenti. Se il nuovo perimetro produrrà partnership e finanziamenti concreti, il mercato rafforzerà la propria funzione. Se resterà soltanto un ampliamento di palinsesto, le difficoltà della distribuzione tradizionale continueranno a pesare sulle presenze e sulle trattative.




