I tagli annunciati da Netflix a metà ottobre arrivano anche nel Regno Unito e colpiscono una figura centrale nella filiera produttiva europea della piattaforma. Anna Mallett, vicepresidente della physical production per il Regno Unito e per le produzioni locali nell’area EMEA, è fra le persone coinvolte nella riduzione dell’organico dell’ufficio londinese.

La portata locale dell’intervento è più contenuta rispetto al piano globale, ma non irrilevante: secondo le informazioni riportate da The Hollywood Reporter, l’operazione riguarda circa il 2-3% dei dipendenti nella sede di Londra, che conta diverse centinaia di persone. Le uscite interessano anche ruoli nella comunicazione e in altre funzioni. Netflix non ha diffuso un dettaglio pubblico, per Paese o per reparto, della riorganizzazione.

Il nome di Mallett dà però un peso particolare alla notizia. Entrata in Netflix nel novembre 2020, l’ex CEO di ITN aveva assunto un incarico che univa la supervisione della produzione nel mercato britannico al coordinamento delle produzioni in lingua locale destinate a Europa, Medio Oriente e Africa. Un perimetro che tocca uno dei punti più delicati per uno streamer globale: trasformare una strategia editoriale internazionale in set, calendari, budget, fornitori e consegne concreti nei singoli territori.

Un’uscita che riguarda la macchina produttiva, non soltanto l’organigramma

Con l’espressione physical production l’industria indica il lavoro che porta un titolo dalla fase di sviluppo alla sua realizzazione operativa: organizzazione delle riprese, relazioni con le produzioni esecutive, gestione delle infrastrutture e controllo dell’esecuzione. Non coincide dunque con la scelta creativa dei progetti, ma ne condiziona direttamente tempi, costi e capacità di arrivare sul mercato secondo i piani.

Nel periodo in Netflix, Mallett ha lavorato su serie e film nel Regno Unito e nell’area EMEA, compresi titoli che hanno avuto una circolazione internazionale rilevante come Baby Reindeer, Adolescence e le stagioni più recenti de La casa di carta. Prima dell’arrivo nello streamer aveva guidato ITN e ricoperto presso BBC Studios gli incarichi di group chief operating officer e managing director, production: un percorso costruito fra broadcaster, studio e produzione, in uno dei mercati audiovisivi più strutturati d’Europa.

Per Netflix, Londra non è semplicemente una sede commerciale fuori dagli Stati Uniti. Il Regno Unito è una base essenziale per l’accesso a talenti, società di produzione, studi e maestranze, oltre a essere un mercato capace di generare titoli in inglese con un’immediata vocazione globale. L’area EMEA, d’altra parte, richiede un modello più distribuito, fatto di produzioni locali, lingue diverse e condizioni industriali non sovrapponibili. Un cambiamento al vertice della produzione in questo perimetro va letto quindi soprattutto come un passaggio organizzativo da gestire senza rallentare i progetti già avviati.

Il tassello britannico di una manovra più ampia

La riduzione del personale nel Regno Unito si inserisce nel piano reso noto a metà ottobre, quando Netflix ha tagliato circa 1.000 posti di lavoro a livello mondiale, equivalenti a circa il 6% della forza lavoro. Si tratta della più ampia tornata di licenziamenti per il gruppo dal 2022.

Negli Stati Uniti il riassetto ha riguardato anche la struttura dei contenuti. Fra le figure di maggiore profilo coinvolte ci sono Bela Bajaria, chief content officer, e Dan Lin, responsabile dei film. Bajaria è stata sostituita da Peter Rice, manager con una lunga esperienza nell’industria hollywoodiana. Il quadro che emerge non è quello di una contrazione confinata a funzioni amministrative: la società sta intervenendo anche nei livelli che governano la catena decisionale e l’esecuzione dell’offerta audiovisiva.

Questo non equivale, sulla base delle informazioni disponibili, a un cambio annunciato della strategia internazionale di Netflix. Nel confronto con gli investitori sui risultati del terzo trimestre, il co-CEO Ted Sarandos ha sostenuto che il modello di business è operativo e che non serve una revisione fondamentale dell’impostazione del gruppo. Ha però indicato una necessità di migliore esecuzione negli Stati Uniti, dove la crescita non sta procedendo al ritmo desiderato.

Le sue parole aiutano a distinguere due piani. Da un lato Netflix continua a considerare efficace il contributo dei contenuti prodotti nel resto del mondo; dall’altro chiede ai propri titoli una maggiore capacità di viaggiare tra territori. Sarandos ha osservato che i risultati solidi non bastano sempre: gli altri mercati dipendono anche da titoli capaci di diventare successi globali. È un criterio che mette sotto pressione la programmazione, ma anche chi deve rendere sostenibile la produzione di quei progetti su scala internazionale.

Cosa può cambiare per il mercato europeo

Per le produzioni britanniche ed europee sarebbe prematuro dedurre conseguenze dirette su singole serie, film o ordini futuri. Non risultano cancellazioni collegate all’uscita di Mallett, né Netflix ha comunicato modifiche ai suoi impegni produttivi nella regione. La priorità immediata sarà assicurare continuità ai titoli in lavorazione e redistribuire competenze e responsabilità all’interno della struttura.

Resta però un segnale per il settore. Negli ultimi anni le piattaforme hanno costruito organizzazioni locali sempre più robuste, necessarie per competere nel talento, rispettare i vincoli dei vari mercati e produrre con standard coerenti in molti Paesi. Quando una riorganizzazione raggiunge ruoli di questo livello, le produzioni indipendenti, gli studi e i fornitori guardano non solo al numero dei posti tagliati, ma alla futura catena delle decisioni: chi avrà il mandato di approvare, negoziare e seguire l’esecuzione dei progetti.

Per Netflix la sfida consiste nel conciliare efficienza interna e capacità di mantenere una presenza operativa credibile nei territori dove cerca storie locali esportabili. Il Regno Unito e l’area EMEA restano snodi importanti di questa ambizione, ma l’uscita di Anna Mallett mostra che neppure i reparti legati alla produzione internazionale sono esterni alla revisione in corso. I prossimi segnali da osservare saranno la definizione della nuova responsabilità sulla physical production e l’eventuale impatto della struttura rinnovata sul ritmo degli investimenti e delle commissioni nella regione.

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