Per raccontare Vita Lenta, Renato D’Amico ha scelto di sottrarre velocità invece di aggiungere artifici. La live session intitolata Vita Lentissima, realizzata con Fabiana Martone, è stata registrata in presa diretta sulla terrazza della Focacceria Santalucia, in altura sopra Carrara. Il video colloca la band al tramonto, con il mare alle spalle, e trasforma la title track dell’EP pubblicato a luglio in un’esecuzione più distesa rispetto alla sua forma in studio.

Non si tratta quindi di una semplice riproduzione filmata del brano: l’arrangiamento si apre e rallenta, lasciando che l’organico definisca un’altra prospettiva sulla canzone. In scena ci sono nove musicisti, tra strumenti e voci; nell’ensemble compaiono sassofono e djembe, mentre alla batteria suona Filippo Gabbani. Al centro dell’esecuzione, accanto a D’Amico, c’è Fabiana Martone, cantante dei Nu Genea.

La scelta della presa diretta conta quanto quella della location. In un ciclo promozionale nel quale gran parte dei contenuti musicali viene costruita per il consumo rapido e verticale, una performance corale, ambientata e senza la mediazione evidente della post-produzione sposta l’attenzione sul funzionamento del pezzo. Le dinamiche fra i musicisti, il respiro degli strumenti e il dialogo fra le due voci diventano parte dell’identità della pubblicazione, non un contorno visivo pensato esclusivamente per accompagnare un’uscita.

Un brano riportato alla sua idea originaria

D’Amico ha spiegato che Vita Lenta era nato come invito a rallentare. Portarlo davanti al mare con Martone e con una band numerosa è stato, nelle sue parole, il modo più diretto per seguire quella premessa. È una dichiarazione che aiuta a leggere l’operazione: l’ambientazione non viene usata come fondale intercambiabile, ma come estensione del titolo e dell’immaginario dell’EP.

La distanza fra il nome della session, Vita Lentissima, e quello della traccia, Vita Lenta, suggerisce proprio un’ulteriore dilatazione. La versione dal vivo non cambia il nucleo del brano, ma interviene su tempo, spazio e presenza degli esecutori. L’idea di lentezza passa così dalla scrittura alla modalità con cui il pubblico può incontrarla: una performance senza fretta, in cui la dimensione collettiva della band ha un peso decisivo.

Fabiana Martone porta nell’esecuzione una voce riconoscibile nella scena napoletana contemporanea grazie al percorso con i Nu Genea. Nel 2024 ha inoltre partecipato a Danza Marilù, collaborazione dei Nu Genea con il gruppo francese L’Impératrice inclusa nell’album Pulsar. La sua presenza nella session non appare come un featuring separato dall’impianto del brano: è inserita in un set che punta sull’interazione fra interpreti e sull’equilibrio dell’ensemble.

Dal Mediterraneo a Milano, con il lavoro di produttore sullo sfondo

Classe 1998 e originario di Erice, in provincia di Trapani, Renato D’Amico lavora come cantautore, produttore e polistrumentista. Nel suo percorso convivono riferimenti mediterranei, scrittura pop e suggestioni riconducibili all’italo disco e alle sonorità degli anni Settanta e Ottanta. Un vocabolario che non viene presentato come recupero nostalgico fine a sé stesso, ma come materiale da piegare a una sensibilità contemporanea.

Dopo il trasferimento a Milano nel 2022, D’Amico ha sviluppato in parallelo l’attività solista e quella di produttore. Fra i lavori citati nel suo percorso figurano il disco d’esordio di Emma Nolde e quello di Postino. Come artista ha pubblicato Siamo tutti noi!, poi Federico e Il sale nelle orecchie mi fa innervosire, realizzato insieme a Oratio. Nel 2025 ha partecipato a Sanremo Giovani con Bacio Piccolino.

Questo retroterra aiuta a contestualizzare la live session. D’Amico non si muove soltanto dentro la figura del cantautore che presenta il proprio repertorio, ma conosce anche la costruzione dei dischi e il lavoro sulle architetture sonore. In Vita Lentissima questa doppia dimensione emerge nella decisione di affidare il pezzo a molti esecutori, evitando che il video diventi una vetrina esclusivamente individuale. L’arrangiamento, in una situazione come questa, deve lasciare spazio alle singole presenze mantenendo al tempo stesso una direzione comune.

La live session come estensione dell’EP

Vita Lenta, uscito nel luglio 2026, raccoglie cinque tracce scritte, prodotte e arrangiate dallo stesso D’Amico. Il progetto ruota attorno a relazioni, cambiamenti, memoria e desiderio di rallentare; il Mediterraneo vi agisce sia come riferimento sonoro sia come atteggiamento. La session girata sopra Carrara prolunga questi elementi sul piano delle immagini e della performance, senza introdurre una cornice estranea al disco.

Per un artista che sta definendo il proprio profilo, un contenuto di questo tipo può essere più utile di una replica identica alla versione incisa. Offre infatti un punto d’accesso ulteriore al repertorio: chi conosce già il brano ritrova un’interpretazione diversa, mentre chi arriva dal video incontra subito la sua dimensione strumentale e la relazione fra i musicisti. La partecipazione di Martone amplia inoltre il perimetro della session verso pubblici che seguono i Nu Genea e le loro collaborazioni, ma senza spostare il baricentro del progetto lontano da D’Amico.

C’è anche un dato produttivo concreto: mettere insieme nove musicisti per una registrazione in presa diretta richiede di trattare il live come opera autonoma, non come materiale accessorio. Timing, arrangiamento, ripresa audio e coordinamento dell’ensemble diventano elementi che incidono direttamente sul risultato. Il valore di una session simile dipende allora dalla sua capacità di fissare un’interpretazione irripetibile, non dalla ricerca della perfezione sterilizzata che spesso caratterizza i contenuti audiovisivi più promozionali.

Il luogo scelto rafforza l’operazione. La terrazza della Focacceria Santalucia non è uno studio neutro e il paesaggio marino, visibile alle spalle della band, introduce un legame visivo con l’orizzonte mediterraneo che attraversa il lavoro di D’Amico. Girare al tramonto non sostituisce la musica, ma contribuisce a rendere coerente il racconto di una canzone costruita attorno a un tempo più largo. La location, in questo caso, entra nella grammatica della performance.

Che cosa resta dopo il video

Vita Lentissima mette a fuoco soprattutto una possibilità: far vivere un’uscita discografica anche attraverso una versione che ne modifica l’assetto senza tradirne l’intenzione. Per D’Amico è un modo per consolidare l’universo di Vita Lenta; per Fabiana Martone, l’occasione di inserirsi in un repertorio affine per attenzione alla melodia, alle radici mediterranee e alla dimensione d’ensemble.

Non sono stati annunciati, nel materiale disponibile, nuovi concerti o ulteriori pubblicazioni collegate alla session. Resta però un documento utile a misurare la direzione del progetto: un pop d’autore che preferisce l’organico, il dialogo fra voci e una messa in scena legata al territorio. In un settore in cui il video musicale è spesso ridotto a supporto istantaneo per la promozione, la scelta di registrare davvero con una band restituisce centralità all’esecuzione. Ed è proprio questa la conseguenza più interessante della session: Vita Lenta non viene soltanto mostrata, ma rimessa in movimento davanti al pubblico.

Fonti