Quasi nove anni dopo il primo annuncio della sua seconda Roadster, Tesla ha finalmente portato su un palco il modello che per anni è rimasto soprattutto una promessa. La presentazione si è tenuta il 15 ottobre al sito di test SpaceX di McGregor, in Texas, e ha messo al centro una collaborazione ormai esplicita tra le due aziende guidate da Elon Musk: la nuova sportiva elettrica usa propulsori derivati dalla tecnologia SpaceX per ottenere accelerazioni estreme e, secondo quanto mostrato durante l’evento, brevi manovre di sostentamento in aria.

Il messaggio industriale è almeno altrettanto rilevante di quello automobilistico. Tesla ha indicato il 2028 come anno di avvio della produzione, senza comunicare prezzo né gamma completa delle versioni. È quindi un ritorno in scena molto distante dall’immediata commercializzazione, ma la scelta del luogo, del linguaggio e della tecnologia ha riportato in primo piano una questione che circola da mesi nei mercati: fino a che punto Tesla e SpaceX resteranno società separate.

Alla presentazione, accanto a Musk, erano presenti Franz von Holzhausen, responsabile del design Tesla, e Lars Moravy, vicepresidente del vehicle engineering. La vettura bianca esibita è salita lungo una rampa curva, è rimasta agganciata capovolta per un tratto e poi si è staccata compiendo una rotazione prima di rallentare la discesa verso il suolo. Una dimostrazione pensata per visualizzare l’idea di una Roadster capace di fare più di una tradizionale auto ad alte prestazioni, non una prova delle sue caratteristiche nell’impiego quotidiano.

Un’auto promessa nel 2017, attesa ora nel 2028

La Roadster occupa una posizione particolare nella storia di Tesla. La prima generazione, consegnata a partire dal 2008 e prodotta fino al 2012 in volumi ridotti, era basata sul telaio della Lotus Elise e contribuì a dimostrare che un’auto elettrica poteva rivolgersi anche al segmento sportivo. Il nuovo modello doveva rappresentarne il salto generazionale: Musk lo mostrò per la prima volta nel 2017 e Tesla iniziò allora a raccogliere depositi per l’acquisto.

Da quel momento, tuttavia, ogni calendario comunicato è stato superato. Il progetto è passato attraverso rinvii ripetuti mentre l’azienda concentrava risorse su veicoli destinati a volumi maggiori, capacità produttiva, software e sistemi di guida assistita. L’annuncio di una produzione nel 2028 non cancella questa storia: definisce un nuovo obiettivo, che andrà valutato sulla sua esecuzione. Tesla non ha fornito dettagli su stabilimento, numero di esemplari o specifiche delle eventuali configurazioni di prestazione.

Secondo la dimostrazione e le dichiarazioni dell’azienda, la Roadster è in grado di passare da zero a 60 miglia orarie in meno di un secondo. È un risultato attribuito anche al pacchetto di propulsori SpaceX. Il dato, mostrato con un timer nel corso dell’evento, resta una rivendicazione di Tesla e non equivale a una verifica indipendente. Mancano inoltre informazioni decisive per comprendere il prodotto: autonomia, massa, capacità della batteria, comportamento dei propulsori nell’uso reale, requisiti di manutenzione e omologazione.

Proprio sull’ultimo punto Musk ha mantenuto un margine di ambiguità. Sul palco ha detto che non si tratta necessariamente di un’auto ottimizzata per la sicurezza. La frase pesa perché una vettura destinata alle strade pubbliche deve rispettare standard molto diversi da quelli di un prototipo mostrato in un impianto di prova. Tesla non ha chiarito se la configurazione dimostrata sarà effettivamente quella venduta ai clienti o se alcune funzioni resteranno limitate, modificate o escluse dalla produzione.

I propulsori cambiano il racconto, non ancora i conti

La presenza di SpaceX trasforma la Roadster in un banco di prova per l’identità delle aziende di Musk. Tesla parla di un’auto elettrica, ma la dimostrazione è costruita attorno a concetti presi dall’aerospazio: spinta, controllo dell’assetto e sospensione per brevi istanti. È un modo per distinguere una supercar a bassi volumi dal resto del portafoglio Tesla, ma non implica che quella tecnologia possa essere trasferita rapidamente sulle vetture di grande serie.

Per Tesla, infatti, la Roadster appare destinata a restare un prodotto di immagine e di nicchia. Un modello costoso e prodotto in quantità contenute difficilmente avrà un impatto finanziario materiale sulle dimensioni del gruppo. Il valore dell’operazione sta piuttosto nella capacità di riaffermare il primato tecnico del marchio, attirare attenzione su un programma rimasto fermo a lungo e rendere visibile il legame operativo con SpaceX.

Questa distinzione è importante anche per non confondere il prototipo con una risposta alle sfide commerciali più ampie di Tesla. Le priorità che incidono davvero sui suoi risultati sono la produzione dei modelli di massa, la pressione competitiva nel mercato elettrico, i margini e il ritmo di sviluppo dei servizi software. La Roadster può rafforzare la narrativa del marchio, ma non sostituisce una strategia per questi fronti.

Perché il debutto fa parlare di Tesla-SpaceX

Le due società collaborano da anni, si scambiano pagamenti per attività e condividono in parte personale. Nel 2026 la relazione si è intensificata e il tema societario ha acquistato una nuova rilevanza dopo la quotazione di SpaceX in giugno. SpaceX viene indicata con una valutazione attorno ai 2.000 miliardi di dollari, una dimensione che rende qualsiasi ipotesi di integrazione un’operazione eccezionale per complessità, governance e impatto sul mercato.

Il lancio della Roadster non annuncia una fusione e Tesla non ha comunicato alcuna trattativa. Tuttavia offre agli investitori un esempio molto concreto di prodotto nato dalla combinazione delle competenze delle due aziende. Prima dell’IPO di SpaceX, la direttrice operativa Gwynne Shotwell aveva detto a CNBC che una fusione potrebbe semplificare la vita di Musk; Barclays, in una nota diffusa questa settimana, ha ipotizzato che una transazione possa arrivare entro la fine del 2026. Restano valutazioni esterne, non indicazioni ufficiali delle società.

La ragione della speculazione è intuitiva: un gruppo combinato potrebbe riunire veicoli elettrici, batterie, connettività, lanci spaziali e difesa sotto un unico perimetro. Ma la sovrapposizione tecnologica non basta da sola a giustificare un’operazione. Tesla è una società quotata con azionisti propri, mentre SpaceX ha dinamiche, contratti e attività industriali differenti. Qualunque proposta richiederebbe termini finanziari chiari, passaggi di governance e valutazioni regolatorie che oggi non sono stati delineati.

Per ora, dunque, la Roadster va letta per quello che è: la resurrezione di un programma annunciato troppo presto e spinto avanti con una dimostrazione spettacolare, accompagnata da un nuovo traguardo produttivo nel 2028. Il test decisivo arriverà molto prima dell’eventuale fusione tra Tesla e SpaceX: sarà capire se l’azienda saprà trasformare la tecnologia mostrata in Texas in un’auto producibile, omologabile e consegnabile nei tempi indicati.

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