Il London Film Festival ha affidato la sua chiusura a The Debut, nuova commedia musicale scritta e diretta da Jesse Eisenberg, accolta al Royal Festival Hall con una sala partecipe e numerose risate durante la proiezione. A presentarla al pubblico londinese sono stati lo stesso Eisenberg e Julianne Moore, protagonista di un film che usa il microcosmo di una compagnia teatrale locale per raccontare ambizione, insicurezza e il potere destabilizzante di un ruolo.

L’evento non è passato soltanto come una passerella conclusiva. Il modo in cui cast e regista hanno parlato del progetto ha chiarito la natura personale dell’opera: Eisenberg l’ha collegata alla propria esperienza nel teatro di comunità, iniziata da bambino, mentre Moore ha definito la sceneggiatura tra le migliori ricevute nella sua carriera. Per un film costruito attorno a un personaggio che scopre una nuova identità attraverso il palcoscenico, il sostegno della sua interprete principale è anche un indicatore significativo della centralità accordata alla scrittura e alla prova attoriale.

Una donna di provincia e un musical fittizio

Moore interpreta Mona Friedman, casalinga timida del New Jersey che decide di sostenere un provino per lo spettacolo della compagnia teatrale della sua zona. Il musical nel musical si chiama Nosy Neighbors ed è un’invenzione del film; Friedman ottiene il ruolo secondario di Miss Danielle. Quella che nasce come un’occasione circoscritta, quasi un diversivo dalla quotidianità, finisce però per modificare il suo equilibrio.

Mona si lascia assorbire sempre di più dal personaggio e dalla macchina del teatro, fino a entrare nell’orbita del regista Jerry Blankenbuehler, interpretato da Paul Giamatti. Da qui parte il movimento narrativo di The Debut: la commedia musicale non osserva il teatro amatoriale dall’esterno, come semplice ambiente pittoresco, ma lo tratta come uno spazio in cui desideri e frustrazioni possono assumere proporzioni inattese.

La scelta di una protagonista adulta, lontana dall’immagine consueta dell’esordiente in cerca di carriera, sposta il fuoco. Il “debutto” del titolo riguarda infatti un ingresso tardivo e potenzialmente sconvolgente in una dimensione creativa, non il classico racconto di formazione professionale. Il dato è rilevante anche per il posizionamento del film: Eisenberg lavora su un contesto riconoscibile e poco glamour, ma vi innesta interpreti di primo piano e una struttura da musical.

Il legame di Eisenberg con il teatro

Nel presentare il film, Eisenberg ha spiegato di aver frequentato il teatro di comunità fin dall’infanzia e di essere partito da quel ricordo per sviluppare la storia. Ha anche raccontato che, durante la scrittura, immaginava Moore nella parte di Mona: un dettaglio che aiuta a comprendere perché la sua presenza non appaia quella di un semplice casting di prestigio, ma un elemento incorporato nel processo creativo.

L’attore e regista ha descritto il lungo lavoro svolto sul materiale di Moore, parlando di due anni passati anche a montare le sue scene. Sul palco ha riservato alla collega parole di grande ammirazione, definendola la sua attrice preferita da quando era giovane. Moore ha ricambiato con un giudizio netto sulla sceneggiatura e con elogi al lavoro di Eisenberg come autore e regista. Lo scambio, alleggerito da una battuta di Eisenberg sul fatto di essere chiamato “bello” soltanto quando si parla della sua scrittura, ha dato alla serata un tono meno rituale della consueta presentazione da festival.

Questo rapporto tra autore e interprete è uno degli aspetti che emergono con maggiore chiarezza dal debutto londinese. Nell’industria audiovisiva, il festival serve anche a fissare una narrazione attorno a un titolo prima della sua vita commerciale: in questo caso la cornice non è quella dell’operazione ad alto concetto o della sola presenza di star, ma quella di un progetto guidato da una voce autoriale e sostenuto da interpreti abituati a occupare il centro della scena.

Un gioco teatrale esteso fino alla sala

La première britannica ha portato il dispositivo del film oltre lo schermo. Gli spettatori hanno trovato ai propri posti un finto programma di sala, un Playbill dedicato a Nosy Neighbors, lo spettacolo immaginario attorno a cui ruota la vicenda. È un gesto promozionale piccolo ma coerente: invece di cercare un effetto estraneo al racconto, la presentazione ha prolungato la finzione teatrale e invitato il pubblico a entrare nell’universo della compagnia prima dell’inizio della proiezione.

Secondo quanto riportato dalla serata, la platea ha reagito con risate udibili e applausi in diversi passaggi, in particolare davanti alla performance volutamente sopra le righe di Moore. È un riscontro immediato, non un verdetto definitivo sul percorso del film, ma indica che il registro comico e il lavoro dell’attrice hanno trovato un pubblico ricettivo nel contesto del festival.

Giamatti non era presente alla première: Eisenberg ha riferito che l’attore non ha potuto partecipare perché positivo al COVID-19. Il regista ha comunque sottolineato la propria stima per lui, collocandolo accanto a Moore fra gli interpreti che ammirava da giovane. Accanto ai tre, il cast comprende Halle Bailey, Colton Ryan e Bonnie Milligan nei ruoli degli attori del musical; completano l’ensemble Bernadette Peters, Lilli Cooper, Maulik Pancholy e Havana Rose Liu.

Che cosa suggerisce la chiusura londinese

Portare The Debut alla chiusura del London Film Festival significa presentarlo anzitutto come un film da pubblico, capace di far convivere commedia, musica e disagio emotivo. È una collocazione adatta a un’opera che, almeno nella premessa, può parlare sia a chi conosce i codici del teatro sia a chi riconosce nella protagonista una ricerca più universale di spazio, riconoscimento e trasformazione.

Per Eisenberg, il progetto consolida inoltre una direzione creativa in cui la scrittura resta il motore dell’operazione, anche quando la forma scelta è più apertamente musicale. La presenza di Moore e Giamatti, insieme a un cast che include figure fortemente associate al palcoscenico, dà al film un peso interpretativo coerente con l’ambientazione senza trasformarlo in un semplice omaggio al teatro.

Restano da chiarire i prossimi passaggi distributivi e l’eventuale calendario di uscita, elementi non comunicati durante la presentazione londinese. Per ora, la chiusura del festival consegna a The Debut un primo profilo preciso: un musical in scala intima, costruito attorno a una donna che affronta il proprio primo ruolo quando sembrava aver già definito la propria vita, e affidato a un’attrice che lo considera uno dei copioni più importanti letti nella sua carriera.

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