Un carico di jeans rari recuperato in una miniera del Colorado diventa la miccia di un racconto sentimentale, criminale e volutamente eccessivo. Vintage Violence, nuovo film scritto e diretto da Eugene Kotlyarenko, passa dal mondo degli esploratori urbani alla Tokyo del collezionismo denim e della criminalità organizzata, affidando il centro della storia a Cole Sprouse e Kiko Mizuhara.
Il film, presentato nel contesto del Toronto Film Festival, segna un cambio di passo rispetto a Spree, il precedente lungometraggio del regista uscito sei anni fa. Se quel film costruiva il proprio orrore satirico dentro la logica delle dirette e della ricerca di visibilità online, qui la connessione digitale viene impiegata per avvicinare due sconosciuti e mettere in moto un romance. L'energia, però, resta quella di un autore interessato a personaggi immersi nei dispositivi, nei flussi di immagini e in un presente dove l'intimità può cominciare prima ancora di condividere lo stesso spazio.
Dal ritrovamento alla fuga attraverso Tokyo
Sprouse interpreta Carter, urban explorer che durante una delle sue incursioni trova una riserva di denim vintage in una miniera. Dall'altra parte del mondo, a Tokyo, Izumi segue le sue attività online. È lei, interpretata da Mizuhara, a spingerlo a portare la merce in Giappone per venderla. La trattativa, anziché limitarsi a un'operazione nel circuito dei capi da collezione, finisce per esporre entrambi a una rete di interessi molto più pericolosa.
La partita di jeans, nel film, è legata ai debiti contratti con la yakuza da Hiro, il fidanzato ambiguo di Izumi interpretato da Nijirō Murakami. La situazione richiama inoltre Edoga, boss ossessionato dal denim a cui dà volto Hio Miyazawa, e Ko, gangster in disgrazia interpretato da Pierre Taki, ancora animato dal desiderio di regolare un conto rimasto aperto. Da qui Vintage Violence trasforma il suo primo movimento, più leggero e seduttivo, in un inseguimento affollato di antagonisti.
L'ambientazione non è un semplice fondale esotico per un thriller americano. Kotlyarenko usa Tokyo per collegare il traffico attorno ai capi vintage a una geografia urbana fatta di locali, transazioni opache e personaggi in fuga. Nella lettura proposta dal film, il denim porta con sé anche un'immagine storica degli Stati Uniti e della loro influenza culturale: un oggetto di consumo che, passato di mano e di continente, può assumere valore simbolico oltre che economico.
La relazione passa dagli schermi, ma il film non resta confinato nel digitale
L'apertura mette in scena Carter attraverso il suo stream da esploratore urbano, guardato da Izumi in Giappone. È un espediente narrativo coerente con il cinema di Kotlyarenko: la tecnologia non viene trattata come decorazione contemporanea, ma come ambiente in cui i personaggi si osservano, decidono quanto mostrarsi e stabiliscono un primo grado di fiducia. I due costruiscono una complicità a distanza prima dell'incontro fisico, attraverso un montaggio che accompagna il loro flirt.
Il dettaglio più significativo è forse l'uso della condivisione della posizione. In un racconto di criminalità e fuga, fornire a qualcuno le proprie coordinate diventa un gesto affettivo ma anche rischioso. Il film sfrutta così una funzione ormai ordinaria degli smartphone per rendere concreta la tensione fra desiderio di vicinanza e necessità di proteggersi. È una scelta che conserva l'interesse del regista per i comportamenti modellati dalle piattaforme, senza ripetere la struttura da livestream che caratterizzava Spree.
Un altro dispositivo entra in gioco durante una scena d'azione: un AirPod abbandonato fornisce la colonna sonora di un inseguimento, con la riproduzione intermittente della musica che contribuisce al ritmo frammentato della sequenza. Sono soluzioni piccole, ma chiariscono il metodo di Kotlyarenko. Gli oggetti connessi non servono a spiegare il mondo del film; agiscono direttamente su montaggio, sonoro e percezione del pericolo.
Un romance sporco di sangue, senza rinunciare all'eccesso
La definizione di commedia romantica non esaurisce il tono di Vintage Violence. La relazione fra Carter e Izumi resta il motore emotivo della prima parte, sostenuta dalla chimica fra Sprouse e Mizuhara, ma il film innesta rapidamente violenza grafica, criminalità yakuza e una fisicità che non cerca eleganza. Il titolo allude alla brutalità del percorso, mentre il regista alterna gioco amoroso e momenti splatter, compresi effetti di sangue in stile giapponese e una scena di bacio descritta come particolarmente esplicita.
Questa mescolanza di registri è anche la ragione per cui l'opera si colloca in una zona meno prevedibile del romance contemporaneo. Carter e Izumi non vengono inseriti in una storia di coppia separata dal contesto: i loro sentimenti crescono mentre attorno a loro si addensano debiti, rivalità e il valore imprevisto di una merce. Il denim è insieme pretesto narrativo, feticcio per i criminali e terreno di contesa tra chi vuole monetizzare un ritrovamento e chi intende appropriarsene.
Il film affronta inoltre, attraverso il suo passaggio tokyoita, il tema del turismo sessuale in Giappone e dei visitatori statunitensi che ne alimentano le derive più disturbanti. È un elemento che amplia il quadro oltre la caccia alla merce e alla fuga dei protagonisti, anche se l'asse principale resta la loro sopravvivenza in una spirale sempre più caotica.
Cosa indica per Kotlyarenko e per il circuito festivaliero
Per Kotlyarenko, Vintage Violence sembra rappresentare una continuità di linguaggio più che una rottura: restano la sensibilità per i media contemporanei, l'attrazione per situazioni portate oltre il limite e l'uso della commedia come veicolo per l'inquietudine. Cambia il baricentro emotivo. Dove Spree osservava con cinismo l'economia dell'attenzione, il nuovo film lascia spazio a una relazione che nasce online ma prova a diventare reale, pur dentro una trama contaminata dalla violenza.
Per il pubblico del festival, la proposta ha un profilo immediatamente riconoscibile: cast internazionale, Tokyo come spazio narrativo centrale, un oggetto di culto come il denim vintage e un tono che incrocia generi spesso distribuiti su binari differenti. Il suo possibile percorso successivo dipenderà da vendite e distribuzione, aspetti per i quali al momento non emergono indicazioni nel materiale disponibile. La presentazione torontina, intanto, posiziona il film come un titolo d'autore orientato al pubblico di genere, interessato a usare il romance per attraversare un mercato culturale e criminale molto specifico.




