John “Bobby” Wright è morto il 27 ottobre nella sua casa di Madison, in Tennessee. Aveva 84 anni. La famiglia ha comunicato che l’attore e cantante si è spento serenamente, circondato dai suoi cari, senza rendere note le cause della morte.
Per il pubblico televisivo americano degli anni Sessanta Wright fu soprattutto Willy Moss, l’operatore radio della PT-73 nella sitcom McHale’s Navy. Nei crediti della serie compariva come John Wright: Bobby era invece il nome con cui avrebbe costruito la propria attività discografica nel country. Le due identità raccontano bene una carriera divisa fra Hollywood e Nashville, iniziata in una delle famiglie più influenti della musica country e passata attraverso un formato televisivo oggi lontano, ma decisivo nella formazione dell’immaginario popolare statunitense.
Wright era l’ultimo superstite del cast principale della commedia ABC, trasmessa dal 1962 al 1966. La sua scomparsa chiude quindi anche materialmente il percorso di una serie che, pur appartenendo a un’epoca dominata dalle sitcom generaliste, ha continuato a vivere attraverso repliche, archivi e la memoria di interpreti come Ernest Borgnine, Joe Flynn e Tim Conway.
Il marinaio della sitcom che giocava con la guerra
McHale’s Navy ambientava le proprie storie nel Pacifico della Seconda guerra mondiale, ma usava il contesto bellico come cornice per una commedia corale. Il tenente comandante Quinton McHale, interpretato da Borgnine, guidava un equipaggio di marinai ben poco incline alla disciplina convenzionale; dall’altra parte c’era il capitano Binghamton di Joe Flynn, rigido e spesso inefficace antagonista burocratico. Willy Moss faceva parte di quel gruppo: una presenza costante nella macchina comica della serie, più importante per l’equilibrio del cast che per il modello di protagonista solitario su cui molta TV contemporanea costruisce i propri racconti.
Wright partecipò a tutti i 138 episodi prodotti in quattro stagioni. Per una sitcom di quel periodo, in cui gli episodi erano pensati per essere autonomi e la familiarità con i personaggi aveva un peso centrale, una continuità simile era parte del valore industriale dello show. Gli spettatori tornavano per ritrovare una compagnia riconoscibile, e non soltanto per seguire una trama orizzontale.
La popolarità della serie arrivò anche al cinema. Wright apparve con il resto del gruppo nei lungometraggi McHale’s Navy e McHale’s Navy Joins the Air Force, due esempi della pratica, allora frequente, di portare sul grande schermo un titolo televisivo già consolidato. Erano operazioni costruite attorno allo stesso cast e allo stesso universo narrativo, molto prima che il rapporto tra serialità e cinema assumesse le forme espanse e strategiche delle grandi proprietà intellettuali contemporanee.
Dopo la fine dello show, la sua attività di attore fu più intermittente. Comparve nel 1966 in Pistols ’n’ Petticoats e in The Road West; tra i crediti successivi figura anche il film Catch the Black Sunshine, uscito nel 1974. Non cercò però di trasformare la notorietà televisiva in una lunga carriera hollywoodiana. La direzione più stabile restò la musica.
Una voce cresciuta nella famiglia Wells-Wright
Nato John Robert Wright Jr. il 30 marzo 1942 a Charleston, in West Virginia, era figlio di Kitty Wells e Johnnie Wright. Wells è una figura fondativa del country moderno: nel 1952 raggiunse la vetta delle classifiche statunitensi con “It Wasn’t God Who Made Honky Tonk Angels”, aprendo uno spazio commerciale e simbolico alle interpreti femminili in un settore allora prevalentemente guidato da uomini. Johnnie Wright fu a sua volta cantante e partner artistico della moglie.
Per Bobby Wright l’ingresso nello spettacolo non fu dunque un cambio di ambiente, ma una crescita dentro il lavoro dal vivo, la radio e le tournée. Da bambino cantò con i genitori nel programma country Louisiana Hayride; più tardi la famiglia si stabilì a Nashville, quando Wells e Johnnie Wright divennero protagonisti del circuito del Grand Ole Opry. Wright studiò alla Madison High School e, dopo il diploma, si trasferì a Los Angeles inseguendo un’opportunità nello show business.
Il provino destinato a un progetto televisivo che non venne realizzato contribuì indirettamente al suo ingresso in McHale’s Navy: il materiale fu visto da un produttore della sitcom. Ma, mentre la serie era ancora in corso, Wright ricominciò a lavorare anche sul versante musicale. Fu questa la strada che mantenne per più tempo, pubblicando fra il 1967 e il 1979 per Decca, ABC e United Artists Records.
In quegli anni 21 suoi singoli entrarono nella classifica Billboard Hot Country Songs. Il risultato migliore fu “Here I Go Again”, arrivato al numero 13 nel 1971. Tra i brani che ottennero maggiore riscontro ci furono anche “Lovin’ Someone on My Mind” e la sua versione di “Seasons in the Sun”. Il dato conta perché colloca Wright oltre la semplice definizione di figlio d’arte: non fu un interprete con una breve parentesi discografica favorita dal cognome, ma un artista capace di avere una presenza regolare nel mercato country per oltre un decennio.
La TV come passaggio, la musica come continuità
Terminata la fase hollywoodiana, Wright tornò a Madison e lavorò con i genitori e le sorelle Ruby e Carol Sue nel Kitty Wells Johnnie Wright Family Show, un varietà distribuito in syndication. La famiglia proseguì poi l’attività concertistica con il Kitty Wells Johnnie Wright and Bobby Wright Family Show fino al ritiro dalle tournée dei genitori, avvenuto nel 2007.
Questo percorso restituisce un profilo meno consueto rispetto alla narrazione del divo televisivo che cerca di rimanere al centro dell’industria audiovisiva. Wright attraversò due filiere dello spettacolo che negli Stati Uniti erano profondamente connesse ma avevano logiche differenti: da una parte la televisione nazionale di rete, sostenuta dalla produzione seriale e dalla riconoscibilità del cast; dall’altra la musica country, basata su radio, etichette, spettacoli dal vivo e un legame molto forte con i territori.
Il suo caso ricorda inoltre quanto la storia della TV classica sia fatta anche di interpreti caratteristi e membri di ensemble. Il ricordo pubblico tende a concentrarsi sulle star, ma sitcom come McHale’s Navy dipendevano dalla precisione di una compagnia: ruoli ricorrenti, tempi comici condivisi, dinamiche che potevano essere replicate episodio dopo episodio senza perdere immediatezza. Wright fu uno di quei professionisti che rendono un formato durevole, pur restando lontani dalla centralità mediatica dei nomi principali.
Gli sopravvivono la sorella Carol Sue, le figlie LeAnn e Kamela, nipoti e pronipoti, oltre all’ex moglie Brenda. La morte di Wright conclude la presenza diretta del cast di McHale’s Navy, ma lascia una traiettoria che unisce due archivi culturali americani: la sitcom in bianco e nero e il country di Nashville, entrambi costruiti sulla familiarità con il pubblico e sulla lunga vita delle opere oltre la loro prima diffusione.




