Watermelon Pictures sta cercando di trasformare una presenza ormai riconoscibile nel cinema palestinese e mediorientale in una piattaforma stabile, capace di accompagnare film d'autore, documentari politici e progetti pensati per un pubblico più ampio. I cofondatori Badie Ali e Hamza Ali, intervistati durante l'El Gouna Film Festival in Egitto, hanno indicato una direzione precisa: continuare a sostenere autori e comunità sottorappresentate, ma lavorando al tempo stesso su opere di intrattenimento che possano sottrarre le storie palestinesi a una collocazione esclusivamente emergenziale o festivaliera.
La società, fondata nel 2024, arriva a questo passaggio dopo una stagione 2025-26 particolarmente visibile nella corsa agli Oscar. Nel catalogo distribuito da Watermelon Pictures figuravano infatti The Voice Of Hind Rajab, candidato per il premio al miglior film internazionale, e i titoli entrati nella shortlist Palestine 36 e All That’s Left Of You. Non è un risultato che modifica da solo gli equilibri dell'industria americana, ma dà alla giovane società un capitale reputazionale importante: nei mercati dove acquisizione, distribuzione e campagne per i premi richiedono risorse e relazioni, la visibilità ottenuta può incidere sulla capacità di intercettare nuovi film, partner e finanziamenti.
American Doctor riporta Gaza al centro della stagione dei premi
Il nuovo tassello della strategia è American Doctor, documentario diretto da Poh Si Teng, candidata all'Oscar e vincitrice di un Emmy. Il film segue tre medici statunitensi, con esperienze e origini differenti, che hanno prestato servizio in ospedali di Gaza sottoposti all'assedio, raccontando il lavoro con bambini palestinesi gravemente feriti durante i bombardamenti e l'invasione israeliana del territorio occupato.
Presentato alla nona edizione dell'El Gouna Film Festival, il documentario ha ricevuto il Cinema For Humanity Audience Award. Per Watermelon Pictures, che lo sta portando lungo il circuito dei premi, l'opera ha una funzione che va oltre il singolo riconoscimento: tiene aperto un canale tra i festival, il pubblico e un dibattito statunitense nel quale Gaza continua a essere un tema divisivo. La scelta di affidare il racconto a personale medico americano può inoltre offrire al film un punto d'accesso immediato per spettatori che normalmente non seguono il cinema palestinese o il documentario geopolitico.
La programmazione della società comprende anche Who Killed Alex Odeh?, di cui Watermelon Pictures cura la distribuzione in Nord America. Il documentario ricostruisce l'uccisione, avvenuta in California nel 1985, dell'attivista palestinese-americano Alex Odeh ed è stato selezionato quest'anno nella competizione per documentari dell'El Gouna Film Festival. Accostare una vicenda storica della diaspora a un film ambientato nella crisi contemporanea di Gaza suggerisce un catalogo costruito non solo sull'attualità, ma su archivi, memorie e conseguenze di lungo periodo della rappresentazione palestinese negli Stati Uniti.
Dalla nicchia alla distribuzione più ampia
Hamza Ali ha spiegato che l'obiettivo resta quello di amplificare voci prive di una piattaforma abituale, provenienti in particolare dalla regione ma non soltanto. Parallelamente, Watermelon Pictures sta preparando una linea di sviluppo rivolta a un pubblico mainstream. L'intenzione dichiarata è raccontare e “umanizzare” le proprie comunità attraverso l'intrattenimento: una formula che, sul piano industriale, significa cercare generi, formati e personaggi in grado di vivere anche fuori dalle sale festival, dalle proiezioni militanti e dalle stagioni dei premi.
Il passaggio è rilevante perché la distribuzione di film con un forte tema politico incontra spesso un limite molto concreto: ottenere attenzione nei festival non equivale a costruire una vita commerciale duratura. Le campagne di lancio devono convincere esercenti, piattaforme, stampa e pubblico che il titolo meriti spazio in un mercato saturo. Un progetto più accessibile può allargare quella base, ma comporta anche una sfida creativa: non ridurre identità e conflitti complessi a un messaggio semplificato per diventare più vendibili.
Tra le prossime uscite indicate dai fondatori c'è El Sett, previsto per dicembre. Watermelon Pictures opera oggi soprattutto sul mercato nordamericano, ma svolge anche attività di vendite internazionali e di sub-distribuzione attraverso operatori locali nelle diverse aree del mondo. Badie e Hamza Ali non hanno annunciato un'espansione diretta in nuovi territori, né dettagliato una struttura distributiva globale proprietaria. Il quadro delineato è quindi quello di una società ancora agile, che estende la circolazione dei titoli tramite partnership anziché attraverso una rete internazionale già consolidata.
Un clima hollywoodiano che, secondo i fondatori, sta cambiando
Badie Ali ha descritto un mutamento di atteggiamento a Hollywood, sostenendo di vedere una sorta di rinascita del sostegno alle storie palestinesi anche da parte di figure di primo piano. La sua lettura è che alcune persone stiano scegliendo di collaborare con Watermelon Pictures proprio per la posizione assunta dalla società, e non malgrado essa. È un segnale che va letto per ciò che è: la valutazione di uno dei fondatori, non la prova di una trasformazione uniforme dell'intera industria.
Hollywood resta un ecosistema frammentato, nel quale il sostegno pubblico di artisti, produttori o finanziatori non si traduce automaticamente in budget, distribuzione nelle sale o acquisizioni da parte delle piattaforme. Le opere legate alla Palestina possono trovare un'attenzione crescente nel circuito dei festival e degli awards, ma affrontano anche pressioni reputazionali, polarizzazione politica e un mercato documentaristico dove la concorrenza per la visibilità è molto alta. Il fatto che Watermelon Pictures identifichi questa apertura come un elemento della propria crescita racconta però un cambiamento nella percezione del rischio: un posizionamento esplicito non viene più considerato soltanto un ostacolo commerciale.
Per il cinema indipendente americano questa evoluzione è significativa soprattutto nel medio periodo. Se film come American Doctor riusciranno a ottenere attenzione al di fuori degli appuntamenti specializzati, potranno rendere più sostenibile la filiera che li precede: sviluppo, raccolta di capitali, acquisizione dei diritti e distribuzione. Se invece l'interesse rimarrà confinato alle campagne per i premi e agli eventi festivalieri, il rischio è che la nuova visibilità produca singoli casi di successo senza cambiare davvero le condizioni di accesso al mercato.
Watermelon Pictures, per ora, sembra voler agire su entrambi i fronti. Da una parte consolida un'identità editoriale netta con documentari e film radicati nell'esperienza palestinese; dall'altra tenta di rendere quella stessa identità compatibile con prodotti destinati a platee più grandi. La prossima prova non sarà soltanto la risposta dei festival a American Doctor, ma la capacità dell'azienda di trasformare l'attenzione conquistata nella stagione degli Oscar in continuità produttiva e distributiva. Per una realtà nata appena due anni fa, è il passaggio che separa un distributore emerso grazie a titoli urgenti da un interlocutore durevole dell'audiovisivo indipendente.




