Faisal Hashmi, regista e sceneggiatore indipendente attivo da anni negli Emirati Arabi Uniti, ha lanciato Spine Drop Pictures, società di produzione dedicata al cinema di genere. Il debutto arriva con un pacchetto di tre lungometraggi horror — Off Plan, Cinder e Latching — tutti scritti e destinati alla regia dello stesso Hashmi. L’elemento rilevante non è soltanto l’apertura di una nuova label: il progetto mette al centro un modello produttivo costruito per lavorare con budget inferiori al milione di dollari, storie ad alta riconoscibilità e una gestione molto controllata delle risorse.
Per il cinema indipendente degli Emirati, dove l’ecosistema produttivo sta cercando di consolidarsi oltre le grandi iniziative legate a festival, eventi e servizi alle produzioni internazionali, la scelta dell’horror ha una logica industriale precisa. Il genere può viaggiare più facilmente tra mercati e lingue, non richiede necessariamente cast di richiamo globale e consente di puntare su un’idea narrativa forte anziché su apparati produttivi imponenti. Spine Drop Pictures nasce dunque con un perimetro definito: contenere i costi senza trattare il film come una versione ridotta di un blockbuster.
Tre progetti, tre modi di declinare il genere
Il primo titolo annunciato, Off Plan, è un’antologia composta da sei vicende collegate tra loro e ambientate a Dubai nel corso di una stessa notte. Hashmi ha pensato il film in forma modulare: ogni segmento potrà essere girato come produzione breve autonoma, con calendari separati. La struttura permette di adattare le riprese alle disponibilità di location, interpreti e troupe, riutilizzando dove possibile parte delle risorse comuni. È un’impostazione che risponde a un’esigenza economica concreta, ma può anche diventare un vantaggio creativo: sei episodi distinti consentono registri e situazioni differenti all’interno di un unico quadro cittadino.
Cinder si muove invece in un territorio soprannaturale e prende forma nei paesaggi montani più isolati degli Emirati. Il film sviluppa l’universo di Amber, cortometraggio realizzato da Hashmi nel 2020: la storia seguiva un barbiere di una cittadina lungo un’autostrada degli UAE, coinvolto nella ricerca di una bambina rapita. Amber ha ottenuto il premio per il miglior film all’Al Ain Film Festival, e rappresenta uno dei lavori che hanno reso più visibile il regista nel circuito del corto di genere.
Il terzo progetto, Latching, viene definito come un horror di possessione e vendetta con prospettiva femminista. La vicenda si concentra in una sola notte a Karachi, in Pakistan, dove il film è in fase di sviluppo per la produzione. Hashmi vive da tempo negli Emirati ma ha origini pakistane: la scelta di Karachi amplia quindi la geografia della società senza trasformarla in una produzione scollegata dal percorso dell’autore. Tra i tre titoli, è anche quello che segnala più chiaramente l’intenzione di confrontarsi con contesti culturali diversi, mantenendo però il vincolo produttivo di una narrazione concentrata nel tempo e nello spazio.
Un metodo maturato nei cortometraggi
Prima di avviare Spine Drop Pictures, Hashmi ha realizzato nell’arco di circa quindici anni dieci cortometraggi di genere, spesso imperniati su premesse ad alto concetto e ambienti circoscritti. Fra questi figurano Amber, Wicken e Skipped. I suoi lavori hanno circolato in numerosi festival e totalizzato complessivamente oltre tre milioni di visualizzazioni su YouTube. Quel percorso è importante perché chiarisce da dove provenga l’impostazione della nuova società: non da un piano di espansione rapido fondato su grandi capitali, ma dall’esperienza con set piccoli, tempi limitati e idee che devono funzionare fin dalla loro formulazione.
Il principio dichiarato da Hashmi è lavorare su poche location e un numero ridotto di elementi produttivi, facendo in modo che questa limitazione sia parte naturale del racconto. È una distinzione sostanziale. Un film contenuto per ragioni economiche rischia di apparire tale quando la sceneggiatura simula una scala che non può sostenere; un horror progettato attorno a spazi delimitati, tensione e regole narrative chiare può invece trasformare lo stesso vincolo in linguaggio.
Questo approccio, peraltro, non rende automaticamente semplici i film. L’horror a basso budget richiede una scrittura rigorosa, perché ha meno margini per compensare debolezze con effetti spettacolari o scenografie elaborate. Servono interpreti credibili, sound design accurato, direzione fotografica capace di sfruttare gli ambienti e una distribuzione in grado di far emergere titoli che competono in un mercato particolarmente affollato. L’annuncio dello slate non equivale quindi alla garanzia che i tre progetti arrivino tutti sul set o trovino il medesimo percorso distributivo: finanziamenti, cast, partner e calendari restano passaggi da definire.
Un segnale per il cinema di genere negli Emirati
La nascita di Spine Drop Pictures si inserisce in una fase in cui il Golfo cerca di allargare la propria presenza nell’audiovisivo. In questo quadro, gli Emirati hanno attirato produzioni e sviluppato infrastrutture, ma per una scena indipendente conta anche la capacità di generare opere locali con identità riconoscibile e modelli sostenibili. L’horror può offrire uno spazio utile proprio perché non dipende soltanto dalla dimensione del mercato domestico: un concept efficace e un’esecuzione solida possono parlare a festival specializzati, distributori internazionali, piattaforme e pubblico online.
La produzione di Hashmi non rinuncia inoltre a sfruttare luoghi raramente al centro dell’immaginario horror internazionale. Dubai in Off Plan, le montagne emiratine in Cinder e Karachi in Latching non sono semplici scenari intercambiabili. Se i film manterranno questa connessione fra ambientazione e storia, Spine Drop Pictures potrà differenziarsi da una parte della produzione di genere a basso costo, spesso costruita su location anonime e formule facilmente replicabili.
Hashmi prosegue intanto anche fuori dalla nuova società. È collegato a Fractal, horror-thriller in lingua inglese basato su un loop temporale, che dovrebbe scrivere e dirigere con Jason Flemyng e Gabriela Vargas nel cast. Il progetto è prodotto dalla viennese Pont Pictures e punta a girare in Serbia nel 2027. Il regista ha inoltre co-firmato la sceneggiatura di City of Life Continuum, seguito del film emiratino City of Life del 2009 diretto da Ali F. Mostafa.
Per Spine Drop Pictures, il prossimo banco di prova sarà tradurre una linea editoriale ben delineata in produzioni effettivamente realizzabili. Il slate iniziale mostra una direzione coerente — horror, racconto compatto, budget disciplinati e radicamento regionale — ma il valore della nuova società dipenderà dalla sua capacità di trasformare quella coerenza in film capaci di circolare oltre il loro mercato d’origine. Per Hashmi, abituato alla forma breve, è il passaggio dalla sperimentazione di autore a una struttura pensata per produrre lungometraggi con continuità.




